21 Mar
21Mar

a cura della redazione, 21 marzo

Tra gli oggetti in mostra al British Museum di Londra, presi in prestito dal Tullie House Museum fino a luglio, ci sono questi due giganteschi tridenti di legno, lunghi oltre due metri e scolpiti da singoli pezzi di quercia centenaria. Dagli studi è stata calcolata un’età approssimativa di 300 anni dei due alberi abbattuti per realizzarli. Sono stati trovati sotto una piattaforma, immersi nell’acqua dolce della Cumbria, a Stainton, un vasto sito dove i primi coloni si trasferirono 7.500 anni fa, dopo il ritiro delle calotte glaciali. Alla base delle tre rebbie si vede una sorta di “gradino” e il lungo manico che le sostiene culmina con una punta affilata, come se dovessero essere conficcati nel terreno. Poco distante i ricercatori hanno individuato un fulacht fiadh, un tumulo a forma di ferro di cavallo, all’inteno del quale è stata trovata una fornace preistorica. La datazione di questi insoliti oggetti presumibilmente neolitici (secondo alcuni studiosi potrebbero essere più antichi) risale a un periodo compreso tra il 3900 e il 3400 a.C.. Nella stessa area sono state rinvenute anche quattro antiche teste di ascia di pietra, tre del tipo locale di ascia di Langdale.   

FOTO ©British Museum – La Cumbria meridionale, e in particolare Furness e Walney, è l’area in cui sono stati rinveuti la maggior parte dei reperti di ascia, ben 67 esemplari, pari alla metà del totale dei reperti di ascia in tutta la regione. Ciò è probabilmente dovuto alla vicinanza della zona alla cosiddetta “fabbrica di asce di Langdale”. Molte di esse sembrano essere state depositate intenzionalmente in aree allagate o in fessure nelle rocce. Migliaia di teste d’ascia sono state realizzate con tufo vulcanico verde trovato sui Lake District Fells tra il 3800 a.C. e il 3200 a.C., quasi seimila anni fa.  

Una seconda coppia di tridenti in legno della Cumbria, che, stando alle illustrazioni vittoriane, sono praticamente identici per dimensioni e stile, è stata trovata quando l’Ehenside Tarn fu prosciugato tra il 1869 e il 1871. La terza coppia fu trovata in una palude ad Armagh, nell’Irlanda del Nord, prima del 1857. Perché sempre in coppia e a cosa servivano? Nessuno di essi mostra particolari segni di usura da suggerire che fossero adoperati quotidianamente come strumenti. Questo implica che tutte le ipotesi avanzate secondo gli schemi più convenzionali dovrebbero essere scartate: difficile immaginare che siano stati utilizzati come armi o per pescare. Il fiume Eden non era un unico corso fluviale allora, ma una serie di canali e quelli vicino a Stainton erano relativamente poco profondi punteggiati da isole, che creavano grandi stagni. La dimensione ciclopica di questi tridenti li rende poco maneggevoli come arpioni, a meno che non fossero stati utilizzati da giganti. È più probabile che avessero un uso rituale, come gli enormi calderoni e le asce rivenuti in questa zona. 

FOTO ©Tullie House Museum and Art Gallery Trust - Il Calderone di Bewcastle, è stato trovato nel 1907 a Black Moss, appena fuori dal villaggio, immerso nella palude sotto strati di torba. È fatto di sottilissime lamine di bronzo, rivettate insieme. Siamo nell'estremo nord-est della Cumbria, vicino al confine con il Northumberland e la Scozia. Qui si trova un famoso forte romano circondato da monumenti preistorici, risalenti al periodo in cui finì l'età della pietra e iniziò l'età del bronzo, circa 4.500 anni fa. Circondato da paludi il sito è ricchissimo di resti religiosi con sei iscrizioni e un paio di targhe d'argento dedicate al dio Cocidius. La Cosmografia ravennate del VII secolo, che elenca tutti i luoghi dell'Impero Romano, descrive un 'Fanum Cocidius' (il tempio di Cocidius) tra Maia (Bowness-on-Solway) e Brovacum (Brougham), e non è affatto irragionevole pensare che Bewcastle, dove abbiamo tutte queste iscrizioni , sia proprio quel posto. Nonostante tutte le prove dell’antica occupazione umana in questa remota parte del mondo, non c’è alcun indizio, però, che ci fosse effettivamente una popolazione che viveva qui nel periodo immediatamente precedente l’arrivo dei romani, quando fu costruito il calderone. Il che suggerisce che la zona di Bewcastle anticamente era un luogo di pellegrinaggio.

Le teste d’ascia non erano solo per uso locale, in quanto sono state trovate in tutto il Regno Unito dal Norfolk all’Irlanda del Nord , e sembrano essere state utilizzate per scopi cerimoniali. La stessa colorazione delle pietre potrebbe aver avuto un significato rituale. Realizzate in pietra vulcanica verdastra di Borrowdale dal Lake District centrale, anche le teste d'ascia "grezze" e non finite sembrano sagomate appositamente. Quelle lucide sono incredibili. Possono essere lunghe fino a 30 centimetri, con lati approssimativamente paralleli larghi circa 10 centimetri, con una sezione trasversale ovale e una lucentezza quasi simile al vetro, levigati alla perfezione per molte settimane. Sono molto dure, resistenti alla rottura e spesso più grandi dei loro equivalenti in selce. Non si possono confondere con pietre naturali. Gli studi indicano, senza ombra di dubbio, che le pietre non furono estratte, ma raccolte in grumi dal ghiaione (strati di pietra sciolta accumulati sui pendii e sulle cime delle montagne). Le asce sono state deliberatamente sgrossate, quindi portate giù dalle montagne per essere modellate in modo più accurato e lucidate. 

La cosa più strana è che non provengono dal fondovalle di Langdale, ma dalle alte montagne sopra di essa. Un’area approssimativamente delimitata dalla catena di Scafell (Scafell Pike è la montagna più alta d’Inghilterra), Hardknott Pass (una strada di montagna alta e pericolosa), Wrynose Pass  e Borrowdale Fells. Qui una serie di siti, di non facile accesso, ne testimonia la fabbricazione: le asce Langdale sono pesanti, come ci si aspetterebbe da un grosso pezzo di pietra, ma sono anche ponderate con cura, con una sezione spessa sul retro, predisposta a un enorme  manico di legno. Sono state trovate in grande quantità nelle Midlands orientali, nell’area della valle del Tamigi, in Cornovaglia, nell’Irlanda del Nord e persino nel continente. Eppure, nel periodo neolitico viaggiare era molto più difficile e molte zone della Cumbria erano eccezionalmente difficili da raggiungere. La maggior parte del commercio arrivava via mare verso la costa occidentale e all’interno attraverso i fiumi, collegamenti sono più comuni nell’est del paese, non nell’ovest. È possibile che, dopo essere state trascinate giù dalle montagne fino alle comunità di fondovalle, siano state portate sui passi di montagna dell’Eden Valley e attraverso l’unico vecchio percorso all’estremo nord-est della contea. Il tipo di pietra di cui sono fatte era molto rara, nonché difficile da reperire. Perché quei popoli si presero così tanto disturbo per fabbricarle e a cosa servivano realmente? Se consideriamo la forma quasi ultraterrena del luogo dove venivano estratte, il Pike O'Stickle, potremmo dire che queste asce fossero un dono degli Dei per i nostri antenati neolitici, con una grande valenza mistica. 

Nella foto l'obelisco del cerchio di pietre di Long Meg: sulla sezione centrale ci sono tre incisioni facilmente visibili, un grande motivo ad anello concentrico al centro, un motivo a spirale in basso a destra, e un debole doppio anello concentrico, in basso a sinistra.

Alcune delle pietre erette nella contea presentano motivi scolpiti (spirali, cerchi, solchi e coppelle), che potrebbero aver indicato la presenza di altri monumenti o luoghi di ritrovo, segnalando altri percorsi per i pellegrini che si radunavano qui per celebrare un antico culto. In questo periodo furono eretti anche il megalite Long Meg, insieme a Little Meg e un cerchio a Glassonby che presentano intagli che ricordano quelli trovati in Irlanda. Poiché la regione era coperta di foreste durante quel periodo, le alture disboscate sarebbero state un luogo necessario per riunirsi se si voleva assistere al sole del solstizio. Tali cerchi di pietre avevano probabilmente anche usi cosmologici. Ad esempio, la pietra Long Meg, che si trova al di fuori del cerchio principale, è perfettamente allineata al suo centro nel punto del tramonto di metà inverno. Qui l’uso di pietre di diverso colore è forse legato alle varie cerimonie nell'arco dell'anno. Inoltre, i cerchi di pietre, gli henge, i cairn e le pietre erette sembrano essere come raggruppati in nodi di comunicazione. La Shap Stone Avenue a sud di Penrith, (inclusa la Goggleby Stone, la Thunder Stone, il South Shap circle, Skellaw Hill), forma un viale che corre a est del fiume Lowther lungo una strada principale a nord. Allo stesso modo, il complesso di Long Meg corre lungo il fiume Eden, Mayburgh e gli altri henges corrono lungo il fiume Eamont vicino alla sua confluenza con il fiume Lowther. Su un crinale troviamo Castlerigg, che domina le zone umide quale un punto focale nel paesaggio. Inoltre, molti dei cerchi di pietre della contea si trovano su un’altura, come Elva Plain vicino a Cockermouth e il Burnmoor Stone Circles vicino a Hardknott

A soli 40 metri a ovest dal cerchio di pietre reclinate di Drombeg, in Irlanda, le fondamenta di altre due strutture circolari congiunte sono collegate da una passerella, sempre in pietra di 9 m a un fulacht fiadh. Tali cerchi sono comuni nella contea di Cork e nella vicina Kerry, ma solo questo e quello di Kealkil sono stati scavati. Qui è stata trovata una lunga pietra orizzontale, di 2,1 metri, sul bordo occidentale, più scura delle altre pietre, considerata dagli studiosi un altare, posto direttamente di fronte a due pietre, ciascuna alta più di due metri, che sembrano definire un portale d'ingresso cerimoniale. La pietra reclinata presenta due coppe e quella che è stata interpretata come una rappresentazione di un'ascia di pietra o di un piede umano. In questo luogo mistico, gli ultimi raggi del sole al tramonto del solstizio d’inverno si allineano dal portale al centro e quasi si inseriscono in una fessura su una collina a un miglio di distanza. 

Tornando ai fulacht fiadh, il cui nome deriva dal manoscritto seicentesco di Geoffrey Keating “Foras Feasa ar Eirinne”, esiste un’interessante teoria sull’uso dei tridenti che collegherebbe gli antichi riti alla produzione della birra, un elisir utilizzato dai tempi dei tempi, anche dai Sumeri e dagli Antichi Egizi. Simili strutture sono generalmente costituite da tre elementi principali: un cumulo di pietre, un focolare utilizzato per riscaldare le pietre e una vasca, spesso rivestito di legno o pietra, che era riempito d'acqua e in cui venivano poste le pietre bollenti per riscaldarla. Tali vasche possono essere tagliate nel sottosuolo o, più raramente, nel substrato roccioso. Al loro interno sono state trovate un mucchio di pietre arrossate dal fuoco e incrinate, spesso a forma semicircolare, apparentemente gettate tutte insieme. In Irlanda sono noti oltre 5000 siti di tumuli bruciati. In Scozia, finora ne sono state scavate circa 1900. Ne hanno trovati anche in Inghilterra e Galles. Secondo gli studiosi le pietre venivano messe nel fuoco per essere riscaldate, quindi lasciate cadere in una pozza artificiale di acqua e renderla bollente. Gli studi convenzionali, basati in gran parte sugli esperimenti di MJ O’Kelly del 1952 a Ballyvourney, nella contea di Cork, suggeriscono che fossero usati per cucinare. Le teorie alternative, però, propongono altre possibilità, molto più intriganti. I fulacht fiadh sono di arenaria o granito. Sembra che il calcare sia stato evitato, forse perché una volta riscaldato a contatto con l’acqua si trasforma in idrossido di calcio. Anche nella piattaforma calcarea che costituisce le Isole Aran, nella contea di Galway, scavando a Dún Aenghus, sono stati trovati numerosi frammenti di ciottoli di granito bruciati sparsi in tutto il sito, mentre il calcare associato alla depressione era incombusto, un’indicazione che questi sedimenti irregolari sono stati creati deliberatamente dall’uomo. Per fare cosa? Quasi ogni cultura ha riti e rituali che coinvolgono sostanze che alterano la mente, e i primi cacciatori-raccoglitori avevano una profonda conoscenza delle sostanze psicotrope presenti in natura. 

FOTO ©Wessex Archaeology - Primo piano delle misteriose pietre arrossate dal fuoco.

Nella leggenda norrena Odino, travestito da aquila, svelò il segreto della birra custodito dal Cielo, e molti ricercatori pensano che tale birra fosse consumata nella sua forma più elementare di pane liquido fermentato. Questa sua funzione sacrale fu trasmessa anche ai primi birrai, che caricavano gli stessi bastoni con cui avevano mescolato il luppolo di na valenza "magica" e propiziatoria per la fermentazione successiva. Li si può immaginare come una sorta di “bacchette” ricoperte da un residuo appiccicoso impregnato di cellule di lievito vivente, che venivano investiti di una significativa potenza spirituale. E se nell'antica Cambria fossero stati utilizzati, come "bastoni", proprio la coppia di tridenti deposti nella palude, come altri oggetti rituali di quei popoli e dei loro successori? D'altronde la terra acquosa era considerata, anticamente, una terra di mezzo, una sorta di portale per comunicare con gli inferi. I poteri trasformativi di queste “bacchette”, simbolicamente legate alla divinità, nel contesto di un rituale presieduto da uno sciamano potrebbero essere stati paragonati all’azione del Cristo che a Cana trasformò l’acqua in vino. Diversi edifici neolitici sono stati scavati a Kingsmead Quarry, Berkshire, in Inghilterra, dalla Wessex Archaeology, scoprendo reperti che vanno dal mesolitico, neolitico e dell'età del bronzo fino a strutture postmedievali. Uno dei quattro edifici neolitici rettangolari in legno, o “case” di Horton, ha attirato l’attenzione dei ricercatori. Sembrano esserci delle rocce arrossate dal fuoco in prossimità delle trincee che rivelano il profilo dell’edificio. A prima vista sono simili a mattoni moderni, ma la stratigrafia indica che sono contemporanei al resto del sito. Queste pietre sono un’indicazione della tecnologia “hot rock”. Cosa stavano facendo esattamente dentro e intorno a questo semicerchio, oltre 5000 anni fa? La possibilità che i due tridenti fossero utilizzati in un rituale di produzione di ale o birra rituale è stata suggerita per la prima volta da Declan Moore e Billy Quinn della “Moore Archaeological and Environmental Services Ltd”. Attualmente, in merito, sono in corso scavi nel Northumberland, non lontano dal castello di Bamburgh, organizzati dal Bamburgh Research Project

FOTO ©Wessex Archaeology - Vista dall'alto dell'impronta di un edificio neolitico rettangolare in legno a Horton, Kingsmead Quarry, con un grande mucchio di pietre arrossate dal fuoco.

I diversi tumuli bruciati e le date archeomagnetromiche finora ottenute indicano che questi tumuli erano in uso durante il Neolitico. I reperti in ceramica supportano questa interpretazione. Recenti analisi chimiche effettuate da Patrick McGovern sui residui nei vasi di ceramica del villaggio neolitico di Jiahu, nella Cina settentrionale, hanno rivelato che una bevanda fermentata mista di riso, miele e frutta veniva prodotta già 9.000 anni fa. Le prove della produzione di birra in Medio Oriente sono note da tempo: l’ossalato di calcio, il componente principale di un deposito insolubile noto come pietra di birra, è stato trovato sulle superfici interne dei recipienti di fermentazione a Godin Tepe (fine del IV millennio a.C.) nei Monti Zagros nell'Iran moderno. Un francobollo di Tepe Gawra, un sito vicino a Mosul, Iraq, datato 4000 a.C., mostra due figure che bevono birra usando cannucce e contenitori tradizionali. A Hierakonpolis vicino a Luxor, Jeremy Geller interpretò un sito noto come HK24A (3100-2890 a.C.), come una fabbrica di birra. La prima ricetta scritta al mondo, una tavoletta cuneiforme sumera risalente al 1800 a.C., descrive la produzione della birra. La tavoletta, l’Inno a Ninkasi, conosciuta come “la Signora del frutto inebriante”, descrive la preparazione del mosto di birra in un pozzo nel terreno usando dolci aromi e miele.

Ci sono molti cerchi di pietre in Cumbria, circa 65. Alcuni sono enormi , altri minuscoli . Alcuni hanno gigantesche pietre erette che visibili a chilometri di distanza e altri sono così tozzi che potresti letteralmente inciamparci sopra. Il circolo di pietre più famoso è quello di Castlerigg, che si ritiene abbia circa 5.000 anni. È leggermente schiacciato, con un diametro che varia dai 33 ai 30 metri. Sul lato sud-est è presente un portico rettangolare di dieci pietre che sporgono nel cerchio. Nel 1882, uno dei primi giornalisti a descrivere il sito, affermò che all’interno c’era anche un “pozzo del fuoco” sepolto proprio nell’area del portico. Alla fine di settembre del 1995, una giovane donna di nome Hannah Casement stava visitando il circolo proprio mentre il sole tramontava. Con suo stupore, disse: “Ho dato un’occhiata dietro di me e ho visto che la pietra sembrava essere arancione brillante e aveva un’enorme spirale che usciva dalla roccia”. Due studenti riuscirono a fotografare lo stesso fenomeno più tardi quell’anno, sotto una bassa luce solare invernale, alla presenza di un certo numero di archeologi. La spirale è lì, invisibile agli occhi profani.

Le prove dal Nord Europa sono meno chiare. La lavorazione del grano su larga scala nel Neolitico in Gran Bretagna è accennata da migliaia di chicchi di cereali carbonizzati trovati a Balbridie in Scozia, frammenti di ceramiche Grimston-Lyles dai pozzi di Machrie Moor, Arran, sono stati trovati per contenere polline di cereali, interpretato come i resti di una bevanda tipo idromele. Sulla base dei vasi per bere di alto rango, caratteristici della cultura del bicchiere, è stato suggerito che queste persone commerciassero una sorta di bevanda alcolica. Ad Ashgrove, in Scozia, gli archeologi hanno trovato prove di un misto di olmaria/lime, una possibile bevanda a base di idromele. Prove convincenti del consumo di alcol nell’Antica Scozia provengono dal Perthshire, dove Gordon Barclay scoprì un “materiale grasso nero” in un recipiente per il cibo. Questo residuo è stato datato al radiocarbonio al 1540 a.C. e l’analisi del polline ha indicato che rappresentava una bevanda al gusto di olmaria a base di cereali. Bohncke, che ha condotto l’analisi paleobotanica, ha osservato che l’elevata percentuale di grani di polline di cereali suggeriva una birra: è quindi assolutamente possibile che il recipiente alimentare North Mains contenesse una bevanda fermentata.


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