18 Oct
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Immagini ©Istituto di Archeologia RAS 

Gli archeologi si affrettano a preservare le immagini rupestri di antichi cacciatori di balene che inndossano strani copricapi assimilabili a “funghi magici” e altri splendidi petroglifi nell’angolo più remoto dell’Eurasia…


Approfondimenti di Fenix Rivista

a cura della redazione, 18 Ottobre 2021 

Caccia alle balene, renne che attraversano fiumi, cani che inseguono un orso bruno, uomini e donne danzanti con enormi funghi sulla testa. Questi petroglifi straordinari, dinamici ed espressivi sono tra i meno studiati sulla Terra. Sono anche l’unica arte rupestre scoperta al di sopra del Circolo Polare Artico. Gli scienziati hanno trovato 350 lastre di pietra, ciascuna con dozzine di disegni incisi sulle rocce più di duemila anni fa, nell’angolo più orientale della Russia. La zona è così remota che può essere raggiunta solo in elicottero. La città più vicina al sito è Pevek, a circa 5.555 chilometri a est di Mosca.

Immagini ©Istituto di Archeologia RAS 

I petroglifi Pegtymel sono stati trovati dai geologi sovietici nel 1967, in alto sopra la riva destra del fiume Pegtymel, a breve distanza dal mare della Siberia orientale. La parte più sorprendente della galleria sono le incisioni rupestri delle così dette “persone fungo”: donne e uomini con uno o più funghi al posto della testa o sopra di essa. In alcuni casi anche i loro arti inferiori ricordano la forma dei gambi di miceti. Gli esperti russi li hanno battezzati il “fly agaric people” (il “popolo dell’agarico volante”), dai funghi allucinogeni che si crede consumassero.

Immagini ©Istituto di Archeologia RAS 

I petroglifi di Pegtymel ci offrono una rara opportunità di esaminare il misterioso mondo delle rappresentazioni mitologiche degli antichi, distruggendo il mito che esiste ancora oggi sull’arretratezza culturale di Chukotka, presumibilmente dai tempi antichi. Secondo l’ipotesi più accreditata evidenziano «una danza rituale, magica, paragonabile alle danze degli sciamani. Sono spesso raffigurati con le braccia divaricate e le gambe leggermente piegate all’altezza delle ginocchia», afferma  Mikhail Bronstein, capo ricercatore presso il Museo statale russo di Arte Orientale. Poco si sa di questa tribù della tundra, o tribù, di duemila anni fa. Erano sicuramente abili cacciatori di orsi bruni, balene e renne. Alcuni petroglifi mostrano che usavano, oltre ai cani, le barche per infilzare le renne mentre nuotavano attraverso i fiumi durante le migrazioni stagionali. 

Immagini ©Istituto di Archeologia RAS 

Nonostante la lontananza, devono essere stati in contatto con persone molto a sud con abilità di fusione del metallo, perché alcuni dei petroglifi sono stati realizzati con frese di metallo. Mentre per gli schizzi gli artisti hanno utilizzato pezzi di quarzo bianco: sottili linee bianche sono ancora visibili sulle rocce. «Tra le persone che abitavano Chukotka nei tempi antichi, c’erano pionieri pronti a correre dei rischi e ad andare in terre straniere e sconosciute. Questo remoto avamposto artico era una terra di cacciatori polari, nomadi, marinai e artisti di talento, con evidenti contatti con il mondo esterno», spiega Bronstein.

Immagini ©Istituto di Archeologia RAS 

Quest’estate la spedizione scientifica, che ha iniziato le indagini nel 2008, è arrivata sul sito per avviare un importante progetto sulla conservazione di tali disegni in pietra unici. Cinque archeologi e tre volontari hanno trascorso due settimane a raccogliere materiale fotografico per creare modelli 3D delle incisioni rupestri e per mappare l’intera “galleria”. L’obiettivo è riprodurre copie esatte dei petroglifi artici per metterli in mostra online. «Abbiamo trovato diversi piani di pietra e ottenuto le loro coordinate esatte; speriamo di poter pubblicare i primi risultati entro la fine di quest’anno», dice Elena Levanova, responsabile del Paleo Art Center presso l’Istituto Russo di Archeologia, che si augura di poter tornare a Pegtymel la prossima estate per continuare a copiare i petroglifi fino a quando l’intera galleria non sarà riprodotta.


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