17 Nov
17Nov

In cosa credevano i Neanderthal? Realizzarono mai cerimonie religiose? Credevano nella esistenza della vita dopo la morte? Adoravano dei e spiriti? Nuove scoperte archeologiche hanno rinvigorito il dibattito riguardo la religiosità di quella umanità preistorica, suggerendo un campo mentale e una sensibilità molto più sviluppate di quanto creduto sinora, tanto da farne i creatori di rituali e credenze conosciute ancora oggi...


a cura di José Sanchez Oro

Quando, nel 1856, apparvero i resti scheletrici, dai quali, alla fine, sarebbe scaturita la scoperta del primo uomo di Neandertal, quasi nessuno li prese sul serio. Il professore dell’Università di Bonn e l’anatomista F. J. Mayer giudicarono queste ossa estremamente recenti. In particolare, fu stabilito che appartenessero a un pilota cosacco disertore della cavalleria russa quando Napoleone attraversò il Reno nel 1814. Secondo Mayer, quel soldato fuggì in cerca di rifugio in una grotta nella valle di Neander e lì vi avrebbe trovato la morte. Secondo lui, non c’era alcun dubbio sulla professione del defunto, dal momento che la marcata curvatura delle ossa delle gambe sarebbe stata conseguenza diretta dell’elevato numero di ore trascorse, da questo disertore, sulla sella di un cavallo. Per quanto riguarda le dimensioni e le altre caratteristiche morfologiche dello scheletro, Mayer diagnosticò sofferenza per rachitismo durante l’infanzia. Centocinquanta anni dopo, le cose sono cambiate drasticamente per i Neanderthal. La teoria dell’evoluzione, le abbondanti scoperte simili in Europa e in Asia, la sua qualificazione come una nuova specie e la recente accettazione da parte del mondo accademico della sua notevole intelligenza e capacità artistica offrono una visione molto diversa di questa umanità estinta. 

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Le prove archeologiche sono molto controverse e confuse. È noto che non esisteva una procedura di sepoltura specifica. I corpi appaiono a volte in posizione fetale, e altri in posizione supina o laterale, senza privilegiare uno specifico orientamento spaziale. Occasionalmente, la testa viene separata dal corpo, con grande probabilità deliberatamente rimossa, proprio come accaduto in rituali funerari neolitici, quindi di diverse decine di millenni più recenti. Vi sono i casi in cui i cadaveri venivano collocati all’interno di una piccola fossa delimitata, o nicchia, e ricoperti di grosse pietre, sabbia o cenere. Ciò che è stato notato in tutte le tombe Neanderthal è un’assenza significativa: la mancanza di ocra, un ingrediente cromatico abbastanza comune nelle prime sepolture dell’Homo sapiens preistorico. 

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Marc Azéma, dell’Università di Tolosa-Le Mirail e l’artista Florent Rivère hanno studiato i dipinti delle grotte francesi di Chauvet e La Baume Latrone per 20 anni. Entrambi gli autori sposano la teoria secondo cui le figure di roccia possedevano qualità cinematiche che si attivavano alla luce del fuoco. Vale a dire, gli artisti preistorici - in questo caso l’Homo sapiens - disegnarono lo stesso animale in diversi stati sovrapposti di movimento, duplicando e triplicando le loro estremità o la testa in posizioni diverse. Quindi, sottoponendo l’immagine al bagliore luminoso di una torcia o di un falò, l’illuminazione intermittente avrebbe propiziato l’illusione visiva di percepire quell’animale correre, come accadrebbe con i fotogrammi di un film. Il fuoco avrebbe dato vita apparente ai disegni

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Nel 2016, la rivista Nature aveva pubblicato la datazione delle formazioni calcaree che si trovano in una zona molto profonda e buia della grotta di Bruniquel (Francia). Quei resti geologici avevano la particolarità di essere composti da circa quattrocento frammenti di stalagmiti intenzionalmente spezzate. Successivamente, qualcuno li ammucchiò sul terreno formando diverse strutture circolari. Due cerchi erano più grandi degli altri e mostravano segni di aver subito l’effetto del fuoco, almeno in parte, perché la calcite era annerita dalla fuliggine della combustione. La datazione pubblicata da Nature ha rivelato una data compresa tra i 174.500 e 178.500 anni fa, quando solo i Neanderthal popolarono quelle regioni...Nel 2018, la rivista Science ha pubblicato uno studio piuttosto definitivo su questo assunto. Con la datazione di diverse grotte preistoriche spagnole dotate di pitture rupestri, la cronologia remota ottenuta ha indicato che quei disegni dovevano essere stato eseguiti proprio dai Neanderthal, poiché non esistette nessun altro tipo di ominidi nell’area. Quindi i primi artisti conosciuti fecero parte di questa specie estinta, il che significa che dovevano avere una notevole capacità di astrazione e sviluppo cognitivo. 

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«Dal momento che il recupero del primo Neanderthal risale alla fine del 19° secolo, i ricercatori hanno considerato l'ipotesi che il cannibalismo fosse parte della loro dieta. Da allora, sono stati trovati diversi indizi nelle ossa recuperate che potrebbero dimostrare tale comportamento. La quantità di ossa Neanderthal che mostra segni di essere stata fratturata, scarnificata, bruciata e dopo la morte è considerevole. Ciò che resta un’incognita è determinare se queste presunte pratiche avevano davvero un epilogo antropofago oppure un senso religioso. Oggi ci sono gruppi etnici preindustriali che fratturano, bruciano i corpi dei loro defunti senza mai però mangiarne la loro carne. Queste azioni fanno parte dei loro tradizionali riti funebri da sempre. Forse un comportamento simile potrebbe essere attribuito anche ai Neanderthal, e pertanto non si dovrebbe parlare di cannibalismo, ma solo di pratiche funerarie ancestrali», spiega Adriano Forgione, direttore della rivista Fenix.

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Nella grotta di Teshik-Tash, in Uzbekistan, è apparso il corpo di un bambino di circa nove anni “incapsulato” da cinque paia di grandi corna di capra fissate al suolo. A sua volta, il cor po del piccolo riposava su un letto di ossa di cavallo. Fu un rituale funebre o coloro che si occuparono di seppellirlo cercavano di proteggere il defunto dall’azione degli spazzini? Certamente il fatto di seppellirlo tradisce una intenzione rituale... leggi tutto l’articolo 

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