31 Oct
31Oct

Il filosofo di fama mondiale, Yuval Harari, avverte degli effetti catastrofici che la deregolamentazione dell’intelligenza artificiale e della raccolta di dati potrebbe avere sulla società… 


Approfondimenti su OZ Orizzonte Zero

a cura della redazione, 31 Ottobre

Intervistato da Anderson Cooper per la trasmissione "60 Minutes" della CBS, l’autore di best seller e professore di storia presso l'Università Ebraica di Gerusalemme,Yuval Harari, si è detto convinto che gli stessi esseri umani potrebbero essere hackerati tramite la raccolta di dati e che gli algoritmi generati dall'intelligenza artificiale potrebbero portare pericolosi cambiamenti sociali, mettendo l’intero genere umano sotto il controllo di pochi potenti.

Harari afferma che i paesi e le aziende che controllano la maggior parte dei dati controlleranno il mondo in futuro ACQUISTA OZ

Il filosofo di fama mondiale ha paragonato la raccolta dei dati operata dalle società che attualmente gestiscono l’intelligenza artificiale alla cortina di ferro durante la Guerra Fredda, sottolineando che sia la Silicon Valley che la Cina sembrano essere in corsa per continuare a far progredire queste tecnologie. App come Instagram e WhatsApp sono state vendute per miliardi di dollari, non perché producono entrate, ma «perché consentono ai proprietari di controllare i dati e di creare algoritmi per governare le scelte delle persone... Così come banche e istituti di credito nei mercati finanziari globali utilizzano i dati per manipolare i mercati finanziari globali». 

"60 Minutes" è una trasmissione televisiva che propone al pubblico rapporti investigativi, interviste, segmenti di approfondimento nata nel 1968 e ancora oggi di grande successo, con oltre 50 stagioni

Harari afferma che i paesi e le aziende che controllano la maggior parte dei dati controlleranno il mondo in futuro, e che il prossimo passo, portato dalla pandemia, renderà più facile e più probabile che i nostri dati medici ci vengano sottratti. Lo studioso lancia dunque l’allarme anche per i “dati biometrici”, come le immagini facciali o i dati delle impronte digitali, e persino per il DNA: «Sono dati su ciò che sta accadendo all’interno del mio corpo - spiega - e se ciò che abbiamo visto finora, sono le società e i governi che raccolgono dati su dove andiamo, chi incontriamo, quali film guardiamo, la fase successiva sarà sorvegliarci sotto la pelle». Non fanno eccezione ovviamente i pericolosi cambiamenti sociali che potrebbero essere indotti dagli algoritmi, mentre aumentano la loro presa sulla vita umana: «Netflix ci dice cosa guardare e Amazon ci dice cosa comprare. Alla fine entro 10 o 20 o 30 anni tali algoritmi potrebbero anche dirti cosa studiare al college e dove lavorare e chi sposare e persino per chi votare», risponde a Cooper. 

Il servizio, andato in onda domenica sera, suggerisce che l’uso sregolato dell’intelligenza artificiale potrebbe lasciare le nostre informazioni nelle mani di “pochi potenti”: «Questa è la ricetta per una dittatura…gli esseri umani corrono il rischio di essere “hackerati” se l’intelligenza artificiale non viene regolamentata meglio... Hackerare un essere umano significa conoscere quella persona meglio di quanto non conosca se stessa. E sulla base di questo, manipolarti sempre di più», dice Harari. Secondo il professore i paesi e le aziende che controllano la maggior parte dei dati controlleranno il mondo in futuro. La sua soluzione è una cooperazione mondiale per impedirlo, regolando l’intelligenza artificiale e la raccolta di dati in tutte le nazioni. L’alternativa? Uno scenario dispotico reso ancora più inquietante da tre interrogativi che il filosofo si pone: «Che altro si sta facendo con quei dati? Chi li supervisiona ora? Chi li regola?...».


RIPRODUZIONE RISERVATA ©XPublishing2021

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346