28 Jan
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Foto ©INAH


a cura della redazione, 28 gennaio 

Gli archeologi dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH) hanno finalmente recuperato una gigantesca scultura ancestrale da tempo custodita in una collezione privata. La statua raffigura un uomo coyote appollaiato su un trono di basalto. Misura 1,08 metri di altezza per 45 centimetri di larghezza. Conosciuta come "l’uomo coyote di Tacámbaro", è stata scoperta circa 30 anni fa nel Messico centrale nella città tarasca di Tzintzuntza. Nella stessa zona sono state rilevate diverse rappresentazioni simili, di carattere sacro per gli antenati Purépecha, ma generalmente di dimensioni più piccole, tra i 40 a i 50 centimetri. 

Realizzata in basalto, la statua è una rappresentazione totemica del canide sacro per i PurépechaFoto ©INAH

La civiltà tarasca (erede della cultura Purépecha), fu una civiltà mesoamericana del periodo post-classico (1400-1521 d.C.) che dominava gran parte del Messico occidentale, coprendo un'area di oltre 75.000 chilometri quadrati. “Una delle ipotesi è che i coyote di Tzintzuntza possano rappresentare una dinastia che governava questo luogo ancor prima che fosse scritta la storia degli Uacúsecha”, spiega l’archeologo José Luis Punzo in un comunicato stampa dell'INAH.

La figura del “cane”, il traghettatore nell’Aldilà,  occupa un ruolo importante nel folclore mesoamericano e nella sua mitologia. Nel preclassico i Chupicaro seppellivano i cani assieme ai morti. Nella grande metropoli del periodo classico di Teotihuacan, sono stati rinvenuti 14 corpi umani depositati in una grotta, molti dei quali di bambini, assieme a tre cani che li avrebbero dovuti guidare nella strada per l’oltretomba. In molte versioni del ciclo di 20 giorni del calendario mesoamericano, il decimo giorno si chiama Itzcuintli, che in nahuatl, la lingua di Aztechi, Colhua, Tepanechi, Acolhua e Toltechi, significa "cane". Tale psicopompo appare anche nelle scene dell’oltretomba dipinte sulle ceramiche Maya del periodo classico. 

 “Sappiamo - contiua Punzo -  che gli ultimi signori di Tzintzuntzan, che scrissero la Relacion de Michoacán, furono i cosiddetti Uacúsecha, il ‘lignaggio dell’aquila’. Poco distante esisteva un’altra grande città sul lago Pátzcuaro, Ihuatzio, che che in lingua Purépechasi si traduce “la casa dei coyote”, ed è qui che è stata trovata la maggior parte di queste sculture”.

Ihuatzio - Foto ©INAH

In origine il luogo era conosciuto come Yacatécharo. Si trova 65 chilometri a nord, al confine tra Quiroga e Huiramba. La prima occupazione del sito corrispondeva a gruppi di lingua nahuatl con influenza tolteca. Questi gruppi abitarono le isole e le rive del lago Pátzcuaro fino all’arrivo dei guerrieri Purépecha. Recenti studi archeologici legano questo popolo alla cultura Chupícuaro, gli abitanti del ”luogo blu” (800 a.C.-300 d.C.). 

Statuetta Chupícuaro in mostra al Louvre. Questa cultura è importante per la sua influenza nella zona. Potrebbe essersi diffuso intorno al 500 a.C. Ci sono teorie che i primi abitanti di Guanajuato appartenessero a questa cultura. Le sue ceramiche sono antecedenti al periodo mesoamericano classico e includono figurine angolari con forme geometriche. FOTO di pubblico dominio.

Ihuatzio, insieme a Pátzcuaro e Tzintzuntzan sarebbero stati i tre principali insediamenti e sedi del potere del loro vasto impero, che comprendeva gran parte dello stato di Michoacán e porzioni di Jalisco, Guanajuato e Guerrero (longitudinalmente tra i limiti dei fiumi Balsas e Lerma). Il sito si distingue per la presenza di architetture uniche come gli huatziri, percorsi sopraelevati che delimitavano gli spazi della vasta area nucleare, molto più grande rispetto agli altri insediamenti situati sulle sponde del lago Pátzcuaro, in quanto sede principale dei Purhépecha.


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