29 Nov
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FOTO ©Museo Vasca Votiva di Noceto

Un viaggio indietro nel tempo, quando nel cuore della Pianura Padana, si sviluppava la civiltà delle Terramare e un gruppo di uomini costruiva una grandiosa opera ingegneristica: un’enorme vasca rettangolare in legno posta all’interno di un’ampia cavità scavata nel terreno. La vasca venne riempita d’acqua e al suo interno vennero deposte offerte rituali...


a cura della redazione, 29 Novembre

Su una collina ai margini della città di Noceto, nella pianura padana del nord Italia, nel 2005 emerse una struttura preistorica piena di sedimenti naturali, tipici di un lago. Una piscina artificiale che dopo un attento studio è risultata essere frutto di una pianificazione molto attenta, realizzata grazie al coordinamento del lavoro di più persone secondo un preciso progetto architettonico: ventisei pali di legno furono disposti verticalmente per formare un serbatoio che misurava circa circa 12 metri di lunghezza, 7 metri di larghezza e quasi 3 metri di profondità. Sulla base furono allineate più di 240 assi a incastro, tenuti in posizione da pali a loro volta premuti contro le pareti da due reti di travi orizzontali che attraversavano perpendicolarmente la vasca. Per buona misura, una coppia di lunghe travi furono disposte diagonalmente per sostenere i quattro pali d’angolo. Sul fondo del bacino è stata rinvenuta anche una “vasca inferiore". In base alle ipotesi geoarcheologiche, le strutture furono utilizzate per pratiche votive per un centinaio di anni. 

Le vasche votive, scoperte in provincia di Parma, hanno sin dall'inizio diviso gli archeologi, che stimavano una data di costruzione tra il 1600 e il 1300 a.C.. Ma il team della Cornell University, guidato da Sturt Manning, archeologo esperto di dendrocronologia presso la Cornell University e direttore del Tree-Ring Laboratory, ha trovato la strada per poter indicare l'anno esatto di realizzazione, utilizzando una forma di datazione al carbonio denominata wiggle-matching. Il conteggio degli anelli di crescita ha rivelato che le querce impiegate per le assi sono state abbattute tra 1440 e 1425 circa a.C., mentre il carbonio 14 colloca alcuni campioni vegetali rinvenuti nei livelli di riempimento più recenti tra 1362 e 1292 a.C.. L’uso della vasca si è dunque protratto per circa un secolo, finché i diversi manufatti e il terreno scivolato dai bordi esterni l’hanno riempita e prosciugata. 

FOTO ©Ministero della Cultura

Sin dal principio, gli archeologi, guidati da Mauro Cremaschi e Maria Bernabò Brea, non hanno trovato alcuna indicazione che la struttura fosse servita a uno scopo pratico o domestico. I loro scavi, piuttosto, hanno portato alla luce una vasta gamma di materiale, tra cui reperti di ceramica utilizzata solo per occasioni speciali, che gli esperti hanno datato all'età del bronzo medio. Tali vasi sono stati datati tra la fine del XV e la fine del XIII sec. a.C.. Dagli scavi sono emerse anche sette piccole figurine votive in argilla raffiguranti cavalli, maiali, mucche e una figura antropomorfa. Sono stati rinvenuti anche un gran numero di resti di animali, principalmente corna di cervo, ma anche lo scheletro completo di un maialino. C'erano fusi, numerose ceste e diversi grandi blocchi di legno, oltre a centinaia di attrezzi agricoli in legno, tra cui quattro aratri interi e frammentari. Questi oggetti erano stati tutti accuratamente depositati nella vasca principale in strati distinti, come se fossero stati posti lì durante più eventi. 

FOTO ©Museo Vasca Votiva di Noceto

L’imponente stratificazione archeologica, messa in luce dagli scavi, ha rivelato una struttura unica per l’intera età del Bronzo europea, riconducibile alla cultura terramaricola. Il nome “Terramara" indica i villaggi distribuiti nella pianura padana centrale tra il 1650 e 1150 circa a.C., di solito posti lungo un corso d’acqua, delimitati da un terrapieno e da un basso fossato, con dimensioni comprese tra uno e più ettari, con alcuni abitati che arrivano a superarne i dieci. Le pratiche cultuali di questi popoli erano rivolte principalmente al sole e all’acqua. Il sole veniva rappresentato su un carro trainato da uccelli o cavalli, a simboleggiare il suo viaggio nella volta celeste; mentre all’acqua vennivano fatte offerte dentro a fiumi, stagni o presso sorgenti. «Dai reperti rinvenuti e dalla grandezza della struttura, abbiamo iniziato a pensare che la vasca fosse legata a una sorta di rituale», afferma Andrea Zerboni, geoarcheologo dell'Università degli Studi di Milano. «La piscina di Noceto - prosegue - è stata probabilmente costruita per celebrare qualcosa. Si potrebbe ipotizzare che questo sia il tipo di costruzione di un gruppo e di una attività collettiva regionale». I membri della comunità che si sono arrampicati sulla collina per guardare nelle acque della piscina avrebbero potuto essere ricompensati con un’esperienza trascendente: «Possiamo immaginarlo come uno specchio in cui guardare il riflesso del mondo intorno a sé, ma anche una porta sugli inferi», aggiunge Manning, chiedendosi se fosse un simbolo di connessione tra il divino e il terreno. Finalmente, dopo 16 anni, a ottobre è stato inaugurato il Museo

Un articolo approfondito è stato pubblicato sul numero di Novembre/Dicembre di Archaeology.


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