16 Feb
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a cura della redazione, 16 febbraio 

Chi era l'uomo sepolto a Cajamarquilla? Perché fu stretto nelle corde? Fu sacrificato? Quale rituale fu praticato? Quando e soprattuto da chi? Siamo nella valle di Jicamarca a una manciata di chilometri dalla costa peruviana, in un complesso archeologico i cui albori risalgono al 200 a.C.. Un importante centro religioso prima della cultura Lima e poi della Ychsma. Nonostante le sue grandi dimensioni, non è menzionato nelle prime descrizioni di siti archeologici delle cronache e dei documenti scritti dopo la conquista nel 1532. Da ciò si deduce che all'arrivo degli spagnoli Cajamarquilla era già stata abbandonata molti anni prima, poiché sarebbe stata inclusa nel processo di "estirpazione delle idolatrie" attuata a metà del XVI secolo.

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Il recente ritrovamento di sei bambini avvolti in fasci funebri e i resti di sette adulti posti all’ingresso della tomba della mummia del giovane uomo, in questo labirintico complesso archeologico, fa supporre l’esistenza di un antico rito, forse sacrificale, per accompagnare l’anima del defunto nel suo viaggio verso l’Aldilà. La tecnica utilizzata nella sepoltura, la configurazione architettonica della tomba, le offerte depositate attorno ai cadaveri e l’ubicazione del ritrovamento, configurano una commistione culturale non ascrivibile a una civiltà precisa e rappresentano un unicum tra le sepolture precolombiane rinvenute sino a oggi. Le nuove mummie pre-incaiche, appena scoperte, e i resti ossei apparterrebbero a persone che avevano uno stretto legame con il corpo mummificato almeno 1.200 anni fa, e ritrovato solo a novembre dello scorso anno. Secondo gli studi forensi e in base all’analisi della tomografia cui è stato sottoposto, aveva un'età compresa tra i 35 e i 40 anni, con uno status sociale elevato all’interno della società locale. 

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Lo spiega l’archeologo Pieter Van Dalen Luna, responsabile del lavoro di ricerca svolto nella valle costiera di Lima in un comunicato ufficiale, diramato lo scorso 14 febbraio dall’Università Nazionale di San Marcos UNMSM : «Pensiamo che alcuni di loro potrebbero essere i bambini, la moglie e il più stretto servitore della mummia di Cajamarquilla, sacrificati nell’ambito dei riti funebri che lo resero un personaggio importante, la cui anima doveva essere accompagnata nel viaggio verso il suo ultimo luogo di riposo». 

FOTO ©UMNMS -Il ritrovamento è avvenuto all'interno di una camera funeraria presso il sito archeologico di Cajamarquilla. 

Il corpo dell’uomo, in posizione fetale, era stato deposto in una struttura funeraria conica sotterranea. La stanza che lo custodiva, lunga circa 3 metri e profonda 1,40 metri, aveva una base ovale e una piattaforma sul lato nord in stile costiero Wari. Accanto ad essa gli studiosi hanno recuperato i resti di un coniglio andino (imbalsamare gli animali era una tradizione dei popoli delle montagne), un cane e residui di mais e di altri vegetali. Immobilizzata con corde su tutto il corpo e con il viso coperto dalle mani ossute, la mummia scoperta in autunno ricorda “L’Urlo”, il famoso dipinto di Edvard Munch, scena agonizzante accentuata in questo caso dalla posizione fetale del corpo, molto comune nelle sepolture pre-ispaniche. La sua postura, però, più che Wari (Huari) sembra essere assimilabile a quella dei corpi sepolti da altre civiltà dell’antico Perù, come i Chachapoya, una cultura fantasma che viveva sulle pendici orientali delle Ande, nell'attuale Perù settentrionale. 

Confronto tra la mummia di Cajamarquilla  a sinistra e una delle mummie dei Chachapoya di Leymebamba a destra (la pelle delle mummie della Laguna de los Cóndores era trattata come cuoio e del cotone veniva posto sotto le guance, nella bocca e nelle narici per preservarne i lineamenti).

Questa sepoltura, pur essendo sulla costa e completamente decontestualizzata dai luoghi impervi e inaccessibili scelti dai Chachapoya per custodire e traghettare le anime dei loro cari nell'Aldilà, è assimilabile nella postura e in alcuni dettagli alle mummie conservate nel Museo Leymebamba, recuperate dalle chullpas (strutture funerarie) annidate sulle scogliere calcaree della Laguna de los Cóndores,  dove viveva il leggendario “Popolo delle Nuvole”, descritto da Pedro de Cieza de Leon come “insolitamente chiari di pelle e notevolmente belli”.

I complessi di questo misterioso popolo, di cui ancora oggi non si sa nulla sulla sua provenienza, sono noti per i grandi edifici circolari a grappolo che ricordano inaspettatamente insediamenti neolitici come Skara Brae, nelle Orcadi scozzesi, completati da intricati fregi in muratura decorati con zigzag e figure romboidali. Ancora più straordinarie ed enigmatiche sono le loro sepolture, che si presentano in due forme, ma sempre ai lati di scogliere inaccessibili: sarcofagi antropomorfi, ovvero bare di pietra decorate con caratteristiche umane e collocate verticalmente in grotte, come quelle che si trovano a Karajia , El Tigre e Laguna de los Condores; oppure gruppi di mausolei simili a minuscole case, come a Revash.

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La nuova scoperta è avvenuta poche settimane fa nell’area immediatamente a ridosso della tomba, dove sono in corso i lavori di ampliamento degli scavi del progetto di ricerca guidato da Yomira Silvia Huamán, archeologa dell’Università Nazionale di San Marcos (UNMSM), con la collaborazione degli archeologi dell’Università San Cristóbal de Huamanga, a Ayacucho

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I piccoli scheletri erano strettamente avvolti in un panno, imitando la mummificazione dell'aristocratico, ma senza le legature aggiuntive. Sono stati collocati in luoghi diversi intorno al foro di accesso alla tomba principale, ma abbastanza vicini all'uomo da essere chiaramente collegati a lui. Perché così tanti bambini? E perché gli scheletri degli adulti presentavano fratture, come se avessero subito una morte violenta?  

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Questo scenario ha rafforzato l’ipotesi che tali sepolture fossero sacrifici fatti per accompagnare il defunto nel mondo dei morti. Un sacrificio di massa come quello ipotizzato per la tomba del Signore di Sipán (250 d.C.), dove accanto al sovrano Mochica furono sepolti tre donne, quattro uomini, un bambino e vari animali.

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I contesti funerari, databili tra l’800 e il 1200 d.C., sono accompagnati da oggetti in ceramica, elementi organici e botanici. In una delle tombe più elaborate è stata trovata una donna con un bambino avvolto in fasci funerari, accanto al quale era stato posto un fuso per la filatura di fibre tessili. Gli archeologi ritengono che i bambini non siano morti per cause naturali, ma siano stati uccisi intenzionalmente. Anche la sepoltura della mummia principale potrebbe essere stata un’offerta agli Dei per placare un evento climatico come il fenomeno El Niño, che provocava inondazioni improvvise nel versante desertico occidentale delle Ande a causa di piogge torrenziali insolite. Huamán non esclude, però, la possibilità che si tratti di una sepoltura in stile Chachapoya all'interno di un contesto rituale più eterogeneo.

Filamenti utilizzati dai Chachapoya, esposti al Museo Leymebamba

Apparentemente, però, i Chachapoya non imbalsamavano i loro morti; piuttosto, li seppellivano in luoghi con precise caratteristiche che consentissero la conservazione dei corpi. Le prove suggeriscono che furono gli Inca a introdurre le tecniche di eviscerazione e imbalsamazione. Gli imbalsamatori della Laguna de los Cóndores avevano comunque cura della pelle delle mummie, che era trattata per assomigliare al cuoio, mentre coppe di cotone poste sotto le guance, in bocca e nelle narici contribuivano a preservare i lineamenti del viso. Controllavano però la decomposizione dei corpi, svuotando la cavità addominale attraverso l'ano e sigillandone il foro con un tappo di stoffa. I corpi venivano ridotti al minimo volume e peso, mentre le articolazioni erano forzate al punto che la posizione flessa delle mummie non risulta naturale.

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Cajamarquilla ha un suo ordine prestabilito da lunghe strade, piramidi, ampi spazi murati (corti) e aree con edifici a un piano. Si trova nella regione della costa centrale, a 24 chilometri dal mare e a 340 metri di altitudine, lungo il letto di un antico fiume alluvionale, ormai prosciugato, l’Huaycoloro. I suoi oltre 1.670.000 metri quadrati la rendono una delle città più grandi dell’antico Perù. È interessante notare che le mummie e i resti ossei, rivenuti nel versante dei templi di culto della cittadella oltre il labirinto di mura di argilla, sono stati datati in un periodo compreso tra gli anni a ridosso del periodo di fondazione e occupazione da parte della cultura di Lima (630 -700 d.C.) e subito dopo la rioccupazione della cultura Ychsma (1000 d.C.. circa).

Nella foto un recinto sacro della civiltà Wari (di pubblico dominio)

La maggior parte delle costruzioni che si vedono oggi appartengono a quel tempo. Le ultime indagini hanno rivelato, però, una storia più complessa. Fino a pochi anni fa, Cajamarquilla, era considerata la capitale regionale dell’Impero Wari, che durante il periodo del Medio Orizzonte (600-800 d.C.) conquistò gran parte delle Ande peruviane, compresa la costa centrale. Recenti pubblicazioni mostrano, invece, che proprio in questo periodo fu abbandonata dai Wari, che si spostarono nella costa centrale e nella valle del Rímac, lasciandola nelle mani di altri popoli che dall'entroterra si avvicinarono verso il mare.

FOTO ©UMNMS - La pelle del cadavere è rimasta pressoché intatta, essendo stata protetta da diversi strati di cotone e tessuti che ne hanno impedito la decomposizione, legati saldamente con una rete di corde. 

Perché le dita a nascondere il volto? Secondo Van Dalen, il gesto di portare le mani al viso sarebbe collegato a un rito di passaggio dal mondo dei vivi al mondo dei morti. Una pratica simile a quella riscontrata nelle sepolture dei Chachapoya, dove gli individui erano posti in una posizione seduta, quasi ranicchiati, avvolti in un fagotto di stoffa. La mummia di Cajamarquilla, però, fu sepolta in una camera funeraria, secondo gli usi costieri del luogo dove è stata ritrovata. L’ampiezza della camera e il fatto che non fosse depositata in piccoli silos di sabbia, come le altre sepolture rinvenute nello stesso complesso, così come la presenza di offerte, utensili di zucca, ciotole di ceramica, fusi e frammenti di ossidiana, ne sottolineano l’importanza per la società in cui visse. 

FOTO ©UMNMS - Ceramica rinvenuta nelle indagini nel complesso archeologico di Cajamarquilla, dove è stata ritrovata la mummia 

Proprio i resti di questo vetro vulcanico indicano che l’individuo sarebbe venuto dalle parti alte delle Ande e confermerebbero che Cajamarquilla, costruita nel 200 a.C. e abitata fino al 1500 d.C. circa, fu un importante punto di scambio commerciale tra la costa e gli altopiani andini, ospitando fino a 20.000 persone. Qui convivevano diverse nazionalità etniche pre-incaiche, ponendo le basi per lo sviluppo di rituali comparati. 

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Tutti i materiali rinvenuti sul campo sono stati imballati e trasferiti al laboratorio UNMSM situato nel Colegio Real de San Felipe y San Marcos - vicino alla sede del Congresso della Repubblica. Da lì, alcuni campioni saranno inviati a laboratori specializzati all’estero per le analisi al radiocarbonio e del DNA. I lavori di scavo potrebbero proseguire fino a dicembre di quest’anno.


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