02 Jan
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Foto ©The Costa Rica News

Una scoperta archeologica getta nuova luce sul misterioso scopo ancestrale delle “sfere” di pietra a Palmar Sur de Osa, dopo 14 anni dall'ultimo ritrovamento…


a cura della redazione, 2 gennaio

Gli archeologi di Tico hanno annunciato la scoperta di due nuove sfere precolombiane di pietra in quello che è considerato il più grande centro di potere ancestrale indigeno della Costa Rica. Le enormi “palle” di pietra, dal diametro di 1,23 metri ciascuna, sono in perfette condizioni. Era dal 2007 che non ne veniva rinvenuta una. Nello stesso sito è stato recuperato anche del materiale ceramico e alcuni resti di utensili in pietra, che testimoniano la presenza di un antico insediamento indigeno. Il sito del ritrovamento fa parte di una zona molto vasta, studiata sin dagli anni '30 da archeologi come Doris Stone, Samuel Lothrop e Claude Baudez. Qui i ricercatori avevano già registrato la presenza di strutture in pietra, materiale frammentario, rinvenendo negli anni ben 200 sfere di pietra, che erano però state rimosse dalla loro ubicazione originale per far spazio alle piantagioni di banane, rendendone impossibile la comprensione in termini di uso e funzione. Questo nuovo ritrovamento apre, dunque, nuovi orizzonti nello studio antropologico e cultuale del luogo. 

Foto ©The Costa Rica News

La prima sfera era interrata e sporgeva leggermente in superficie. Nei suoi pressi è stata osservata la presenza di sassi di fiume rimossi dal loro sito originario per costruire canali di scolo. Era stata rinvenuta a luglio, da un gruppo di braccianti che stavano lavorando su un sentiero a ridosso della giungla lungo la valle del delta del Diquis. Nei suoi pressi è stata osservata la presenza di sassi di fiume rimossi dal loro sito originario per costruire canali di scolo. La seconda petrosfera, invece, è stata identificata dalla squadra guidata dal ricercatore del Museo Nazionale costaricano, Francisco Corrales, sepolta nella Finca 12, a soli 5,7 metri dall’altra, entrambe collocate nell'angolo di una rampa che conduce a un possibile tumulo con struttura in pietra che probabilmente costituiva la base di una casa. 

Foto ©Museo Nacional de Costa Rica

Entrambe le sfere sono state poste all'ingresso del terreno, al termine di un “corridoio” o strada di pietra che metteva in comunicazione il “cancello d'ingresso” con l'abitazione di un possibile sciamano o di una persona molto importante all'interno della gerarchia di quell'epoca. Secondo gli archeologi, infatti, gli insediamenti precolombiani con sfere di pietra dei Diquís sono prove fisiche delle società gerarchiche precolombiane, divise in lotti cosmo-conici. Per i ricercatori le petrosfere erano simboli di potere e annunciavano l'ingresso nella casa di una persona di grande importanza. Una leggenda, infatti, narra che quando il conquistatore del Perù, Francisco Pizarro, chiese ai grandi capi dell'impero Inca come determinassero le qualità degli sciamani per dar loro validità e potere, la loro risposta fu che i candidati dovevano essere messi alla prova e addestrati durante lungo pellegrinaggio verso nord, fino a raggiungere un luogo magico conosciuto come “la Terra delle Sfere”. 

Che quella storia sia vera o meno, la valle del Diquis si conferma essere stata un ponte verso un centro spirituale. Com’è noto, il Costa Rica è il confine naturale tra quelle che oggi sono conosciute come culture mesoamericane e l'area intermedia che comprende l'intero Paese, ad eccezione della regione di Chorotega. Tra Panama, la Costa Rica e alcune aree della Colombia si trova una “Terra di Mezzo”, cavalcavia di culture provenienti dal Mesoamerica e dal Sudamerica (Ande e Amazzonia). La Valle del Diquis fu dunque un ponte naturale (il resto del territorio è montuoso e difficilmente percorribile) tra coloro che migravano da sud a nord e viceversa. Il suo delta, invece, potrebbe essere stato il fulcro del pellegrinaggio a Guayabo, un sito con tumuli, strade rialzate e persino un acquedotto, considerato dagli antropologi un vero e proprio centro spirituale. Le strade di accesso al sito archeologico provengono da diversi chilometri prima del vulcano di Turrialba.


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