18 Jan
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FOTO ©scientificreports


a cura della redazione, 18 gennaio

L’enigmatico meccanismo trovato su un’imbarcazione sommersa di epoca romana, ha sfidato i ricercatori sin dalla sua scoperta nel 1901. Si pensa che il dispositivo fosse usato nell’antica Grecia per prevedere le eclissi e altri eventi astronomici. Diviso in 82 frammenti, solo un terzo dell’originale è sopravvissuto al naufragio, comprese 30 ruote dentate di bronzo corrose, lasciando aperte le più svariate ipotesi su come funzionasse e che aspetto avesse. Grazie alla tomografia computerizzata a raggi X, nel 2005 fu decodificata la struttura della parte posteriore della macchina, ma la natura del suo complesso sistema di ingranaggi nella parte anteriore rimase un mistero.

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Dopo più di un secolo dal ritrovamento, gli scienziati dell’University College di Londra (UCL) ritengono di aver finalmente risolto il puzzle utilizzando una tecnica di ricostruzione 3D computerizzata. La TC a raggi X aveva rivelato anche alcune iscrizioni, che descrivono i movimenti del Sole, della Luna e di tutti e cinque i pianeti conosciuti nell’antichità, visualizzati nella parte anteriore come fosse il Cosmo. Le iscrizioni, che specificano periodi planetari complessi, hanno spinto a nuove riflessioni sulla sua meccanizzazione, ma nessuna ricostruzione precedente si era mai avvicinata alla corrispondenza dei dati. 

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Seguendo le indicazioni di Derek de Solla Price, che iniziò a studiare il meccanismo nel 1951, e di Michael Wright, curatore dell'Istituto di Ingegneria meccanica al Museo delle Scienza di Londra, che nel 2005 aveva portato all'individuazione dell'esatta posizione di ogni ingranaggio, gli scienziati hanno ricreato con materiali moderni l’intero pannello frontale, realizzando una replica in scala reale dell’Antikythera. Nel recente studio, pubblicato su Scientific Reports, viene data una visione del sistema di ingranaggi nei minimi dettagli. Gli studiosi hanno pertanto riprodotto il dispositivo e un display che rispetta le incisioni che vi sono inscritte sopra. Il risultato è un modello radicalmente nuovo, che corrisponde a tutti i dati raccolti dalle indagini degli ultimi 71 anni: un Cosmo disposto ad anelli, con i pianeti contrassegnati da “sfere” e il Sole come “sfera d’oro” con un puntatore che fa da “raggio”, nel rispetto degli elenchi dei cicli sinodici dei pianeti e degli intervalli dei giorni. I pianeti sono scritti nello stesso ordine geocentrico, con l’aggiunta della Luna e del Sole. 

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Il primo a scoprirne lo scopo fu Wright, che trovò prove che il meccanismo di Antikythera sarebbe stato in grado di riprodurre accuratamente il moto del Sole e della Luna, usando il modello epiciclico elaborato da Ipparco, e per i pianeti Mercurio e Venere quello elaborato da Apollonio di Perga. Una conoscenza antica, testimoniata dai testi cuneiformi babilonesi, che elencavano i periodi planetari e i loro errori, consentendo calcoli astronomici, alla cui base erano i cosiddetti cicli sinodici. Gli studiosi si sono resi conto che tali relazioni periodiche sono fattorizzabili, nel senso che possono essere meccanizzate attraverso ingranaggi dentati. Teorie che furono impiegate nel meccanismo di Antikythera. Per rappresentare la geometria del sistema epicicloidale, il meccanismo avrebbe dovuto avere, però, ingranaggi con 100 denti, confermando la teoria di Price. Resta un mistero come sia stato costruito il meccanismo, considerando che la realizzazione di una ruota metallica dentata implica l'utilizzo di lame sofisticate ed un altissima abilità.


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