23 Mar
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Cinquant'anni dopo le indagini di Isserlin, recenti scavi a Mozia dimostrano che il "Kothon" dell’isola era originariamente un’enorme piscina naturale d'acqua dolce, posta al centro di uno dei più grandi complessi cultuali del Mediterraneo pre classico, con un preciso orientamento cosmico… 


a cura della redazione, 17 marzo

Una grande vasca di acqua dolce, costruita almeno 2.550 anni fa al largo della costa occidentale della Sicilia, è stata erroneamente interpretata per molto tempo dagli archeologi come un porto interno artificiale, legato al ruolo della città nel commercio mediterraneo. Tale ricostruzione storica era stata fuorviata dall’esistenza di un canale di collegamento con la laguna vicina, costruito secoli dopo dai greci. Recenti indagini, pubblicate sulla rivista Antiquity da Lorenzo Nigro dell’Università La Sapienza, hanno svelato, però, l’originario scopo sacro di questa antica piscina naturale sotto le stelle. Mettendo insieme tutte le scoperte di ben 42 stagioni di scavo, gli studiosi, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani, hanno finalmente compreso che i Fenici che approdarono qui alla sine del VIII secolo a.C. la posero al centro di un santuario monumentale circolare, con precise funzioni astronomiche. 

FOTO ©Sapienza Università di Roma Spedizione a Mozia - Veduta aerea dell’area sacra del Kothon nell’isola di Mozia, con le principali strutture indagate. I Fenici erano un'antica popolazione semitica canaitica, insediatasi nella regione costiera del Mediterraneo orientale nel Vicino Oriente, in corrispondenza dell'odierno Libano e delle immediate regioni costiere della Siria meridionale e del Distretto Nord d'Israele, arrivando a toccare verso Sud l'odierna città di Acri e in epoca persiana anche quella di Gaza, e della quale si ha notizia fin dal XXII secolo a.C. La civiltà fenicia è dunque considerata la prosecuzione, nell'Età del ferro, della civiltà cananea, che è attestata negli stessi luoghi nell'età del bronzo (3000-1200 a.C.), essendo infatti i fenici indistinguibili per lingua (se non per variazioni dialettali) e cultura dal resto dei popoli cananei siro-palestinesi.

Siamo a Mozia, l’odierna San Pantaleo, al centro della Laguna di Marsala, sulla costa occidentale della Sicilia. L’isola ricca di risorse naturali, in una posizione strategica tra Nord Africa, Iberia e Sardegna, dal secondo millennio a.C. in poi attirò persone provenienti da tutto il "Mar di Mezzo" e fu sede di un fiorente insediamento nell’età del Bronzo e del Ferro. La vasca, solo successivamente rivestita di pietra, era alimentata da tre sorgenti sotterranee di acqua dolce e risulta essere il centro di un monumentale complesso religioso, comprendente tre templi principali: uno dedicato al dio fenicio Ba’al, cui è fatto esplicito riferimento in una dedica rinvenuta su un blocco di pietra con i resti di un grande piede scolpito in un angolo (gli studiosi pensano la sua statua si trovasse su un piedistallo al centro della vasca); uno alla dea siro-fenicia Astarte; e un terzo edificio sul lato occidentale del complesso, denominato “Santuario delle Acque Sante”, per gli insediamenti cultuali e idraulici rinvenuti al suo interno. Nicchie architettoniche, stele e altri elementi all’interno del complesso sono tutti orientati verso le principali stelle nascenti o tramontanti, legati a costellazioni di significato pratico e simbolico, agli equinozi e ai solstizi. 

FOTO ©Museo Archeologico Regionale A. Salinas, Palermo - Blocco con piede scolpito di statua rinvenuta sul bordo della vasca 

Le prime fasi dei templi di Ba'al e Astarte risalgono all’arrivo dei coloni fenici sull'isola 800-750 aC. In questa fase, il sito del successivo “Kothon” era uno stagno naturale, con un lato delimitato da blocchi. Entrambi i templi subirono importanti ricostruzioni tra il 550 e il 470 a.C., quando l’intera città fu ricostruita in modo monumentale. Allora, la piscina naturale fu trasformata in una vasca rivestita in pietra, una struttura rettangolare orientata da nord-nordest a sud-sudovest al centro del muro di cinta del temenos

FOTO ©Museo Archeologico Regionale A. Salinas - Statua in arenaria di divinità maschile rinvenuta nel 1933 nella Laguna di Marsala (altezza: 1,28 metri), Palermo, Museo Archeologico Regionale A. Salinas. Nonostante gli storici generalmente ritengano che i Fenici fossero un popolo nativo di Canaan, molte fonti storiche affermano invece che vi si fossero stanziati in seguito: per Strabone, che si rifà nella "Geografia" alle informazioni riportate dall'esploratore Androstene, i Fenici sarebbero originari del Golfo Persico. Secondo Giustino i Fenici dovettero abbandonare le loro terre a causa di un terremoto per poi rifugiarsi «ad Syriam stagnum» (ossia «nel mare della Siria» in latino; forse il Mar Morto). Erodoto, nelle Storie, invece afferma che venissero dal Mare Eritreo, corrispondente all'odierno Mar Rosso. Gli archeologi non sono comunque riusciti a trovare prove che possano accertare quanto detto dagli storici antichi.

È bene ricordare che i Fenici parteciparono e contribuirono a trasformare e trasmettere un’ampia tradizione legata alle sorgenti, all’acqua e alle relative installazioni di culto. I laghi o stagni sacri erano noti anche nell’Antico Egitto, dove li troviamo dedicati ad Amon (Karnak), a Mut (Tanis) e a Thoth (Hermopolis), quest'ultimo forse sede di ibis sacri (Threskiornis aethiopicus ), nonché in Mesopotamia, dove grandi vasche venivano utilizzate per allevare pesci sacri, come a Urfa, in Turchia, nella piscina della Moschea di Abramo. Questi luoghi mistici erano usati per rituali di purificazione sia per l’uomo sia per le immagini di culto. 

FOTO ©Sapienza Università di Roma Spedizione a Mozia - Pianta del bacino d’acqua dolce. La sezione mostra il livello dell’acqua antico e moderno in questa vasca sacra 

Secondo gli studiosi, la disposizione spaziale della vasca e del temenos circostante mostrano come il recinto circolare sia stato concepito per rappresentare, quasi fosse uno specchio, la volta celeste. L’area circolare forniva uno spazio all’interno del quale il cielo e le stelle potevano essere tracciati, in un modo compatibile con le rappresentazioni del cielo conosciute dall’antichità, come nello zodiaco di Dendera in Egitto. Capella, Alpha Aurigae, la stella più luminosa della costellazione dell’Auriga, la sesta stella più luminosa del cielo notturno e la terza più luminosa dell’emisfero celeste settentrionale dopo Arcturus e Vega, qui sorge a nord in occasione dell’equinozio d’autunno. La sua posizione è qui segnata da una nicchia con evidenza di offerte nel temenos. Nello stesso periodo dell’anno, a sud della vasca di Mozia sorge Sirio, Alpha Canis Major, la stella più luminosa del cielo notturno, una posizione contrassegnata dalla Stele meridionale. Infine, Orione, identificato con il dio fenicio Ba'al, sorge a est-sudest al solstizio d’inverno e il Tempio di Ba'al dell'isola è orientato proprio in questa direzione. 

FOTO ©Spedizione Sapienza Università di Roma a Mozia 

Tra il 550–397/396 a.C., il complesso, 52,5 per 37 metri, fu racchiuso all’interno del muro circolare del temenos, comprensivo della vasca sorgiva e dei tre templi: il Tempio di Ba'al, disposto a ad angolo retto rispetto all'arco sud-orientale del muro di cinta, il Tempio di Astarte a nord-est del temenos e allineato sull’asse lungo della vasca (da nord-nordest a sud-sudovest); e il Santuario delle Acque Sante all'interno dell'arco nord-occidentale della parete del temenos, dove devia bruscamente, procedendo per un breve tratto in linea retta. Questa linea, se proiettata, corre verso il punto medio del lato sud del bacino. L'ingresso principale del tempio era orientato a sud-sudovest. Durante lo scavo di questo tempio è stato rinvenuto un puntatore in bronzo, o astrolabio, suggerendo un orientamento astrale. Il Tempio di Astarte è invece orientato a sud-sudovest, dove in estate sorge il pianeta Venere (la dea Astarte/Afrodite); al contrario la nicchia, che avrebbe ospitato le sembianze della dea, si trova sul lato settentrionale del tempio, orientata verso il vicino monte Erice. Quest’ultimo fu sede dell’omonima città elima e l'ubicazione di un celebre tempio di Astarte/Afrodite/Venere, annotato da Cicerone per la sua ricchezza e la prostituzione sacra. 

FOTO ©Spedizione Sapienza Università di Roma a Mozia - Ricostruzione grafica del podio eretto al centro del 'Kothon' che sorregge la statua di Ba'al 

Sul lato occidentale del Kothon, il Santuario delle Acque Sante era associato al tramonto e agli inferi. In origine comprendeva un tempio con una lunga sala orientata est, un santuario e un’area per le offerte. Un’enorme fossa votiva rivestita di pietra e piena di ossa di animali formava forse un mundus, o portale per gli inferi. La fossa era coperta da due grandi ancoraggi in pietra affiancati nel pavimento al termine del muro del temenos, in una disposizione che trova parallela presso la contemporanea città di Kition a Cipro. Lo scavo del 2013 ha rivelato che la vasca rettangolare era delimitata da un muro continuo di blocchi di bugnato, disposto su cinque o sei corsi a gradoni. Ciò è particolarmente evidente sul lato sud. Lungo il lato nord, una piattaforma sporgente di circa 0,52 metri oltre il bordo della vasca avrebbe consentito di aspirare acqua o eseguire abluzioni. Confrontato con il coevo santuario di Amrit in Siria, tempio fenicio con vasca sacra, suggerisce che il podio, posto sull’asse centrale della vasca, potesse fungere da base a un’edicola che ospitava una statua. I blocchi sono stati spostati sul lato settentrionale della piscina come mezzo per l’ingresso. Tale ipotesi è avvalorata dal ritrovamento, sul perimetro del bacino di Mozia, di un blocco lapideo caratterizzato da una gola egizia (una modanatura decorativa) su un piedistallo e da un grande piede scolpito. Quest’ultimo è compatibile con una statua di divinità maschile rinvenuta in laguna ed ora in mostra al Museo Archeologico Regionale A. Salinas di Palermo. 

FOTO ©Spedizione Sapienza Università di Roma a Mozia - Frammento consumato di figura di babbuino sacro in arenaria verde egiziana, rinvenuto nell’angolo nord-est della vasca rituale 

Secondo gli archeologi il temenos circolare e la vasca sacra costituivano anche un vasto osservatorio astronomico. Questa interpretazione è suggerita da diversi ritrovamenti, tra cui il puntatore di uno strumento di navigazione nel Tempio di Ba'al, e il ritrovamento, nell'angolo nord-orientale della piscina, di una statua logora di un cane dalla testa di cane babbuino: la personificazione del dio egizio Thoth, il dio della conoscenza e della saggezza, che era associato all'astronomia e spesso raffigurati negli zodiaci. I templi di quest'ultimo nell'antico Egitto presentavano anche piscine sacre. Le superfici riflettenti delle piscine potrebbero essere utilizzate per osservazioni astronomiche utilizzando pali per segnare la posizione delle stelle riflesse nell’acqua, consentendo l’osservazione e la misurazione dei corpi celesti e dei loro angoli rispetto all’orizzonte. 

FOTO ©Spedizione Sapienza Università di Roma a Mozia - Mappa dell'isola di Mozia che mostra l'area sacra nel quadrante sud-ovest

Come accennato in precedenza le costellazioni e le loro posizioni nel cielo notturno in date significative, come solstizi ed equinozi, si rispecchiano negli allineamenti delle strutture principali del sito, nonché attraverso elementi sacri che includono stele accuratamente posizionate all'interno del temenos per segnare il sorgere, zenit o tramonto delle stelle all'orizzonte. Le stelle e le costellazioni erano considerate dai Fenici come divinità e antenati sacri. Il primo di questi era Ba'al, rappresentato dalla costellazione di Orione. Il suo tempio, i suoi propilei (porta di accesso) e alcune stele allineate sono tutti orientati verso il punto dell'orizzonte dove sorge Orione subito dopo il tramonto al solstizio d'inverno, punto che coincide con il sorgere del sole in quel giorno. Questa organizzazione spaziale collega l’impianto architettonico dell’area sacra con il simbolismo dei dio fenicio legato alla Rinascita del Sole. Le recenti scoperte a Mozia hanno ampie implicazioni, soprattutto in connessione con le origini dell’insediamento fenicio, la sua trasformazione in città e la funzione di alcuni dei suoi maggiori monumenti. Per gli studiosi, il ruolo cultuale e astronomico svolto dal recinto sacro e dalla piscina nelle origini e nello sviluppo di Mozia, dimostra che l’isola era aperta alle interazioni e all’ibridazione cultuale.


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