25 Oct
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 Il corpo mummificato di un nobile di alto rango, scoperto nel 2019, è risultato essere molto più antico di quanto ipotizzato ed è, infatti, una delle più antiche mummie egizie mai scoperte. Attribuito all’Antico Regno, prova che in Egitto le tecniche di mummificazione circa 4.000 anni fa erano già molto avanzate…


Approfondimenti di Fenix Rivista

a cura della redazione, 23 Ottobre 

Una nuova ricerca dimostra che gli antichi egizi iniziarono a usare il loro complesso processo di mummificazione ben dieci secoli prima di quanto gli egittologi pensassero sino a oggi. Si pensava, infatti, che la raffinatezza del processo di mummificazione del corpo e dei materiali utilizzati, tra cui la medicazione in lino, eccezionalmente fine, e la resina di alta qualità fossero stati raggiunti solo 1.000 anni dopo. Questa sorprendente rivelazione è stata annunciata da National Geographic in procinto di avviare, il prossimo 7 novembre, la nuova stagione della sua serie di documentari intitolata “Lost Treasures of Egypt”. La mummia dietro questa scoperta è stata trovata nel 2019 e si pensava fosse 1000 anni più giovane di quanto rilevato dalla recente analisi di datazione. Se questa scoperta fosse rafforzata da ulteriori prove, potrebbe portare a una riscrittura dei libri di storia! 

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La professoressa Salima Ikram, capo di Egittologia presso l’Università americana del Cairo e uno dei massimi esperti di storia della mummificazione, ha dichiarato all’The Observer/The Guardian: «Se questa è davvero una mummia dell’Antico Regno, tutti i libri sulla mummificazione e sulla storia dell’Antico Regno avranno bisogno di essere rivisti. Capovolgerebbe completamente la nostra comprensione dell’evoluzione della mummificazione. I materiali utilizzati, le loro origini e le rotte commerciali a essi associate avranno un impatto drammatico sulla nostra comprensione dell’Antico Egitto. Finora pensavamo che la mummificazione dell’Antico Regno fosse relativamente semplice, con un’essiccazione di base, non sempre riuscita, nessuna rimozione del cervello e solo rimozione occasionale degli organi interni, come se prestassero più attenzione all’aspetto esteriore del defunto. Inoltre, l’uso di resine è molto limitato nelle mummie dell’Antico Regno finora registrate. Questa mummia è inondata di resine e tessuti e dà un’impressione completamente diversa di mummificazione», ha spiegato.

Affresco della tomba di Khuwy – foto ©Ian Glatt/National Geographic/Windfall Films

La mummia del nobile di alto rango chiamato Khuwy proviene da una delle più antiche tombe egizie mai scoperte:  è stata trovata nel complesso di piramidi dell'epoca del faraone Djedkare Isesi, l’ultimo re della V dinastia egizia che regnò per circa 150 anni dall’inizio del XXV secolo a.C. alla metà del XXIV secolo a.C.. L'ingresso alla tomba replicava l’architettura delle piramidi reali della V dinastia. Sebbene la ceramica nella piramide risalisse all’Antico Regno, lo stato di conservazione della mummia e i materiali utilizzati nel processo originariamente avevano fuorviato gli archeologi coinvolti nello scavo: la convinzione che i processi di mummificazione non fossero ancora noti all’epoca aveva fatto credere agli studiosi che il corpo conservato al suo interno fosse di un periodo più recente. Successive datazioni e analisi della mummia, però, hanno rivelato la sua vera età. La scoperta sarà presentata ufficialmente nel quarto episodio della serie documentario di National Geographic, intitolato “Rise of the Mummies”, il 28 novembre.


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