11 Nov
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Cosa sono i sogni lucidi? Quale parte di noi si manifesta quando ci troviamo ad essere consapevoli di vivere uno stato di veglia ancora fluidamente immersi in un mondo parallelo, nel quale viviamo esperienze di carattere allucinogeno, spesso assumendo il controllo della narrazione?...


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a cura della redazione, 11 Novembre

La capacità di controllare i nostri sogni è un'abilità che in molti vorrebbero acquisire. Sebbene possa sembrare un “gioco”, gli scienziati credono possa svelare nuovi segreti della mente. Ci sono ragioni più profonde per sfruttare i sogni ad occhi aperti. Identificando l'attività cerebrale che dà origine alla consapevolezza e al senso di azione in queste fasi di dormiveglia, neuroscienziati e psicologi sperano di rispondere a domande fondamentali sulla natura della coscienza umana, inclusa la nostra capacità, apparentemente unica, di autoconsapevolezza. Il primo studio dettagliato di tale fenomeno risale al 1921. Sulla base delle sue esperienze, Mary Arnold-Forster, nel libro “Studies in Dreams”, ipotizzava già allora che gli umani abbiano una "doppia coscienza". Uno di questi, il "sé primario", ci consente di analizzare le nostre circostanze e di applicare la logica a ciò che stiamo vivendo, ma è tipicamente inattivo durante il sonno, lasciandoci con una coscienza onirica che non può riflettere sul proprio stato. Nei sogni ad occhi aperti o visioni in stato di veglia, invece, il sé primario si “sveglia” portando con sé ricordi, conoscenza di fatti e ragionamenti, nonchè la consapevolezza di essere addormentati.

Per quanto i neuroscienziati e gli psicologi oggi possano esitare davanti al termine "doppia coscienza", la maggior parte sarebbe d'accordo sul fatto che i sogni lucidi implicano una maggiore consapevolezza e riflessione di sé, un maggiore senso di azione e volizione e una capacità di pensare al passato e al futuro più lontani. Elementi che denotano un'esperienza mentale sostanzialmente diversa dallo stato tipicamente passivo dei sogni comuni in fase REM. Le scansioni del cervello degli individui sottoposti a test per identificare il momento di passaggio allo stato di lucidità dal sogno, hanno rivelato un'attività intensificata in un gruppo di regioni, inclusa la corteccia prefrontale anteriore, che sono conosciute insieme come rete frontoparietale. Si tratta di aree comunemente meno attive durante la fase REM. 

Questo ha suggerito agli studiosi che sono in qualche modo coinvolte nella riflessione intensificata e nella consapevolezza di sé che caratterizzano lo stato visionario. Una conferma che gli scienziati hanno avuto sottoponendo alcuni volontari alla somministrazione di galantamina, un alcaloide che aumenta le concentrazioni del neurotrasmettitore acetilcolina nelle sinapsi delle nostre cellule cerebrali, aiutando i partecipanti all’esperimeto a superare la soglia dell'attività neurale necessaria per una maggiore consapevolezza di sé. Ricerche precedenti hanno da tempo dimostrato che questo può aumentare la segnalazione nelle regioni frontoparietali da una linea di base bassa, come se quando sogniamo si avesse la tela chimica perfetta per visioni intense. Molte tecniche per l'induzione del “sogno ad occhi aperti” sono però disorientanti, portando a sentirsi "irreali" piuttosto che completamente presenti nel momento. Le persone che cercano regolarmente di indurre “sogni lucidi” hanno maggiori probabilità di soffrire di dissociazione, come se fossero disconnessi dai propri pensieri, sentimenti e dal loro senso d’identità. Una delle tecniche più efficaci resta l'induzione mnemonica del sogno lieve, cercando di identificare i cosiddetti "segni onirici".  Si tratta di costruire una memoria 'prospettica' per ricordare…


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