24 Mar
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a cura della redazione, 18 marzo

Pochi giorni fa è emerso un altro pezzo di storia dagli scavi in corso nell'area archeologica di Castro, in località "Capanne", nel Basso Salento, dove da anni sono in corso le indagini archeologiche per portare alla luce i resti del tempio di Minerva e dell'imponente statua scultorea del IV secolo a.C. dedicata al culto della Dea. Nel 2015 erano stati portati alla luce il busto e numerosi frammenti di una statua che la ritrae. Ora, a 3 metri di profondità dal punto in cui è avvenuto il ritrovamento della parte superiore, gli archeologi hanno trovato la parte inferiore del manufatto. Il reperto ha una lunghezza di circa 160 centimetri e sarebbe lesionato in due parti: mostra il resto del peplo e un accenno del piede destro della dea. 

FOTO ©Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi e Lecce

Vogliamo ricordare che il termine Minerva è di derivazione etrusca. La Dea della Saggezza degli Etruschi, infatti, si chiamava Menrva e faceva parte della trinità principale, insieme a Tinia e Uni, poi riflessa nella triade romana Giunone, Giove e Minerva. Nella mitologia greca, la corrispondenza diretta è con la Dea Meti, la Dea  della Giustizia, secondo molti di origine libica trapiantata ad Atene, Grande Madre e Dea dai tre volti, uno dei quali un po' terrifico e guerriero. La natura che crea, accresce e distrugge. La Dea Meti a seguito di guerre e battaglie perse tono e fu sostituita da sua figlia Athena, in realtà uno dei suoi aspetti assunto a ruolo primario. Pochi sanno che la Dea portava uno scudo di aegis cioè di pelle di capra, tratta dalla capra Amaltea, già usata da Zeus come mantello armatura. L'etimologia del nome etrusco è collegata a Meneswā "Colei che misura", una divinità antica italica pre-etrusca, il cui nome contiene la radice men-. Carl Becker notò essere legata a parole di memoria (cfr. greco "mnestis"/μνῆστις 'memoria, ricordo, ricordo'), e più in generale alla 'mente' nella maggior parte delle lingue indoeuropee. 

FOTO ©The Walters Art Museum - Anat è la dea cananea della guerra, della saggezza e dell'amore. È una guerriera e un'arciera.
Era rinomata per il suo carattere violento, le sue inclinazioni litigiose e la sua insaziabile spinta alla vittoria. Eppure il suo più grande attributo era l'integrità, si sarebbe ribellata e avrebbe litigato con El, se la divinità principale si fosse comportata ingiustamente. Sulla costa occidentale e a Cartagine, era conosciuta come Tanit.

Tale Dea è l’equivalente di Iside nell’Antico Egitto, della Sarasvati Indù, della Ishtar mesopotamica, della Nahid persiana, dell’Anat fenicia, della Pria proto-indoeuropea, della Inanna sumera e dell’Anahita zoroastriana. Gli scavi, compiuti in base ad una concessione Soprintendenza-Comune di Castro, sono finanziati da un gruppo di privati sotto la direzione scientifica del professor Francesco D'Andria dell'Università del Salento e coordinati dagli archeologi Amedeo Galati e Alessandro Rizzo. Le ricerche cercano di ricostruire il volto millenario del luogo dove Enea approdò in fuga da Troia. Gli studi condotti lasciano pensare che i luoghi nei quali sono stati ritrovati i reperti, nelle sale del castello di Castro, che ospita la sede del Museo archeologico, siano riconducibili alla rocca con il tempio di Minerva, dove sbarcò l'eroe progenitore di Roma. La descrizione del luogo giunge a noi dall’Eneide, il celebre poema epico scritto dal poeta latino Virgilio, che narra come Enea, approdato sulla costa, vide dal mare un tempio dedicato appunto alla dea Minerva.


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