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Science Alert, 28 novembre

Le piante utilizzate dagli aborigeni australiani per combattere le infezioni potrebbero aiutare i malati di cancro che non sono più suscettibili alla somministrazione di sostanze allopatiche capaci di aggredire le cellule tumorali durante il processo di replicazione. Per secoli, le persone in tutto il mondo hanno utilizzato piante medicinali per combattere le infezioni, favorire la guarigione delle ferite e per le cerimonie religiose. E per secoli, gli scienziati hanno cercato di identificare le sostanze attive in queste piante per usarle nella medicina moderna. Ora i ricercatori dell'Università di Copenhagen hanno studiato una pianta del deserto australiano e hanno trovato una sostanza che sembra contrastare la resistenza a un tipo specifico di chemioterapia. Studiando le proprietà della Eremophila galeata, i ricercatori hanno scoperto che la resina di questa pianta è in grado di aumentare significativamente l'effetto della chemioterapia sulle cellule del cancro del colon. Dai test è risultato che i flavonoidi della resina sono in grado di intervenire sulle proteine dei batteri responsabili della resistenza agli antibiotici utilizzati per il trattamento antitumorale, bloccando la maggior parte delle pompe di efflusso presenti nelle cellule cancerose. Oggi le sostanze chimiche utilizzate per produrre la maggior parte dei farmaci moderni sono costituite da combustibili fossili. Pertanto, l'interesse per le sostanze attive della natura è in costante aumento. L'idea è di prendere la conoscenza della medicina tradizionale, che è stata tramandata di generazione in generazione attraverso migliaia di anni, e utilizzare una tecnologia avanzata per determinare quali sostanze siano attive e quali geni nelle piante codifichino la loro produzione. Lo studio è stato pubblicato su https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34680166/


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