07 Feb
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Jebel Fayah, situato a Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, è uno dei più importanti siti paleolitici in Arabia. Nel 2009 gli scavi hanno rivelato l'occupazione umana risalente a 125.000 anni fa, rendendolo l'allora più antico sito umano conosciuto in Arabia. Nuovi dati archeologici indicano che l'insediamento umano nell'Arabia meridionale si è verificato in una gamma inaspettata di condizioni climatiche e significativamente prima di quanto si pensasse...


a cura della redazione, 7 febbraio

Secondo un comunicato diramato dall’Università di Friburgo, tra i 210.000 e i 120.000 anni fa, il popolo paleolitico occupò ripetutamente Jebel Fayah, un rifugio roccioso nell’Arabia meridionale. Un team internazionale di ricercatori, tra cui Knut Bretzke, dell’Università di Tubinga, Adrian Parker, dell’Università di Oxford Brookes, e Frank Preusser, dell’Università di Friburgo, ha datato le fasi di occupazione della grotta con la luminescenza, che determina quando i grani di quarzo presenti negli strati di sedimenti sono stati esposti per l’ultima volta alla luce del giorno. È stato così possible ricostruire i paleoambienti per i diversi periodi di tempo. I ricercatori hanno determinato che il riparo roccioso fu occupato durante fasi di condizioni climatiche estremamente secche e umide. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

FOTO ©Università di Friburgo

In precedenza si pensava che i migranti fuori dall’Africa evitassero di viaggiare attraverso l’Arabia durante queste fasi siccitose. Sino ad oggi, infatti, la documentazione archeologica araba aveva supportato la speculazione dell’occupazione umana in quest’area legata a periodi di maggiore piovosità, mentre la siccità avrebbe portato alla contrazione delle popolazioni umane in rifugi come la regione del bacino del Golfo, le montagne del Dhofar e la zona litoranea adiacente, nonché la pianura costiera del Mar Rosso. “Pensiamo che l'interazione unica della flessibilità comportamentale umana, i paesaggi a mosaico dell'Arabia sudorientale e il verificarsi di brevi periodi di condizioni più umide hanno consentito la sopravvivenza di questi primi gruppi umani", spiega nel comunicato  Bretzke.


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