A PROPOSITO DI MUMMIFICAZIONE


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a cura della redazione, 23 Gennaio

ACQUISTA ORALe moderne tecniche d’indagine hanno mostrato alcune discrepanze rispetto alle certezze consolidate su tale pratica nell’Antico Egitto, almeno per quel che riguarda le mummie di epoche più antiche rispetto alla cronaca dello storico greco Erodoto, che ce ne parla. Tali scoperte aprono la strada a nuove speculazioni e ipotesi, non alcune modalità di estrazione degli organi e sul metodo di preservarli, in particolar modo il cervello, che si ritiene fosse rimosso. Erodoto visitò l’Egitto nel V secolo a.C.: «[…] si tratta del tipo di imbalsamazione più accurata. Vi attendono come segue. Estraggono anzitutto con un ferro ricurvo il cervello dalle narici, in parte così, in parte introducendovi dei farmaci. Poi con una pietra etiopica tagliente, praticano un’incisione all’inguine; tirano fuori senz’altro tutti gl’intestini; trattili fuori, li nettano per bene con vino di palma, e li tornano a pulire con polvere di aromi. Quindi riempiono il ventre di pura mirra tritata, di cannella e di altri aromi, tranne l’incenso, e richiudono cucendo. E dopo salano il corpo immergendolo nel salnitro per settanta giorni: non devono lasciarlo nel sale per un periodo più lungo[…]».

Video: ©Stanford Medicine News Center 

Perché questa mummia di 3.000 anni fa non subì escerebrazione? Nel 2015 il Museo di San Francisco che la custodisce, ha portato l’antica mummia alla School of Medicine della città californiana per scoprire attraverso le scansioni TC qualcosa di più della misteriosa persona avvolta dalle bende. Dalle analisi il cervello risultò essere all’interno del suo cranio ancora intatto, seppure atrofizzato e nascosto dietro un sedimento di materiale apparentemente liquido, che si presume sia stato iniettato forse proprio a fini conservativi. Le ossa del naso erano intatte e anche la parete oculare. Il che confermerebbe l’ipotesi che non è stata praticata nessuna tecnica di estrazione dell’organo. Quasi tutti gli altri invece mancavano all’appello, insieme ai muscoli e ai tessuti, che erano come svaniti, mentre le ossa appena abbozzavano la siluette del corpo, in parte sparpagliate. Mille anni dopo, sarebbe stato un’abitudine rimuove il cervello. Perché non lo fecero allora pur imbalsamando il soggetto? Che tipo di tecnica di conservazione sperimentarono? Funzionò a quanto pare.

Foto: ©Andrew Wade

In una ricerca pubblicata nel febbraio 2013 su Homo, Journal of Comparative Human Biology gli antropologi Andrew Wade e Andrew Nelson dell’Università del Western Ontario hanno studiato le caratteristiche di circa 150 mummie provenienti da ceti e luoghi diversi, realizzando anche tomografie e ricostruzioni 3D per sette di esse, su cui non c’erano sufficienti informazioni. Si è scoperto che il lavaggio interno a base di olio di cedro baratto sempre da Erodoto per i ceti "meno abbienti”, non era poi così frequente, o almeno sui soggetti analizzati non era stato adottato. Era invece stato eseguito il procedimento classico, che prevedeva l’estrazione dei visceri per tutti mediante un’incisione trans-addominale. Solo per alcuni membri delle élite, il taglio veniva effettuato a partire dall’orifizio anale. Altra novità, il cuore: contrariamente a quanto si credeva, il muscolo cardiaco non veniva sempre imbalsamato e riposizionato all’interno del corpo. Solo un quarto delle mummie studiate da Wade e Nelson presentò, infatti, questa particolarità. E così pure il cervello, che si trovava ancora nella sua posizione originaria per circa una mummia su cinque.

Foto: ©RSNA RadioGraphics 

Nel 2012, grazie alle scansioni TC, gli studiosi hanno rivelato un oggetto tubolare incorporato tra l’osso parietale sinistro del cranio di una mummia data intorno a 2.400 anni fa. La parte posteriore della sua calotta cranica risultò essere stata riempita con un fluido. Inserendo un endoscopio (un tubo sottile usato per procedure mediche non invasive), i ricercatori hanno potuto constatare che si trattava di uno strumento molto fragile e di origine organica, derivato da piante del gruppo dei monocotiledoni, come le palme e il bambù. Misurava cirva 8 centimetri di lunghezza e aveva un bordo frastagliato. Potrebbe essere stato usato per rimuovere il cervello della mummia? Se così fosse sarebbe uno strumento completamente diverso da quello che comunemente si pensa fosse utilizzato durante le cerimonie. A cos’altro potrebbe essere servito? Perché sarebbe stato lasciato nel cranio dagli imbalsamatori? Forse perché si è rotto? Di certo si tratta di un reperto raro: l’unico altro bastoncino simile trovato all’interno del cranio di una mummia risale a 2.200 anni fa. La mummia si trova attualmente nel Museo Archeologico di Zagabria, in Croazia, e appartiene a una donna morta all’età di circa 40 anni. Non si sa da quale sito egizio provenga e la causa di morte è sconosciuta.

Foto: ©Mislav Cavka

Sempre nel 2012 i ricercatori hanno esaminato una mummia che visse circa 3000 anni fa, usando scansioni ai raggi X, TC e la risonanza magnetica (MRI). Nelle immagini è visibile un grande buco sul suo osso parietale frontale. In questo caso il suo cervello sembra essere stato rimosso attraverso il naso durante il processo di mummificazione. Nella scansione si può vedere che gli imbalsamatori riempivano la parte posteriore della testa della mummia con un fluido simile alla resina. Curiosamente, però, il sarcofago in cui fu trovata la mummia secondo gli studiosi riporterebbe il nome di una donna, Kareset. Eppure i test hanno dimostrato che il lino avvolge un uomo di 20-30 anni (l’immagine mostra la presenza del pene durante una TAC della zona pelvica, dove è visibile lo stesso fluido conservativo). L’esame delle regioni toraciche e addominali hanno evidenziato i quattro involucri di lino che avrebbero dovuto corrispondere ai 4 pacchetti viscerali posizionati all’interno delle cavità corporee nel processo di mummificazione, suggerendo che il cadavere fu imbalsamato nel periodo corripsondente alla XXI dinastia.

Adriano Forgione, direttore della rivista mensile Fenix, che si occupa di Misteri della Storia e del Sacro ritiene che sull'estrazione del cervello ci siano molti punti oscuri: «È possibile, ma non provato, che questa fosse una pratica inizialmente, riservata al feretro del sovrano, poi allargata alla classe nobiliare in tempi successivi. Inoltre, reputo che il cervello fosse un organo imprtante per gli Egizi. Perchè, come accadeva per gli altri organi estratti, non veniva conservato in vasi canopi? La mia idea è che non venisse buttato (perchè per la loro mistica gli egizi non dovevano perdere nulla del corpo del defunto) ma che venisse bevuto dal successore, in una sorta di rituale di "inglobazione" della sapienza del faraone precedente. Non esiste alcuna prova, nè testi che ne fanno menzione, ma questo solo al momento. Chissà che in futuro non venga ritrovato qualcosa che possa darmi ragione».

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