AINU, DOPO RICONOSCIMENTO TOKYO MOSTRA A LONDRA


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Hackney Citizen, 29 Marzo 

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Per salutare il riconoscimento alla diversità di tutte le identità in Giappone, è stata allestita una esibizione di fotografie alla "Sway Gallery" di Londra, che espone le immagini del fotografo britannico Adam Isfendiyar. Scatti che raffigurano la comunità Ainu attraverso la storia nell'isola di Hokkaido e nella vita familiare di Kenji Matsuda: visioni stilizzate del loro patrimonio in uno schema cromatico tra il blu scuro e il ruggine, i due colori dominanti delle loro vesti cerimoniali. Dopo oltre un secolo di discriminazioni, che hanno quasi cancellato la cultura Ainu, infatti, il governo giapponese ha introdotto lo scorso febbraio una legge per riconoscere la minoranza etnica come “popolo indigeno”. Oltre a vietare il razzismo nei loro confronti, la nuova norma prevede anche sovvenzioni per promuovere il turismo nell'isola di Hokkaido, loro terra d’origine. Inoltre, lo Stato permetterà ai 12.300 tribali rimasti di abbattere gli alberi nelle foreste di proprietà nazionale, per l'uso nei rituali. Un riconoscimento dovuto alla spinta delle crescenti richieste da parte della comunità internazionale, alla luce del trattamento storico che il Giappone gli aveva riservato sino ad ora Gli Ainu tradizionalmente osservavano una fede animista: gli uomini portavano lunghe barbe e le donne si adornavano il viso di tatuaggi prima del matrimonio. La minoranza etnica perse le sue terre ancestrali nel 1868, durante la Restaurazione Meiji, che restituì il potere all'imperatore dopo secoli di dominio shogun. Una legge approvata nel 1899 aveva vietato le loro tradizioni e l’uso della loro lingua, imponendo misure per assimilarla a quella della popolazione dominante. La norma è stata abolita nel 1997, con l’entrata in vigore di una nuova legge emanata per preservare la cultura Ainu e garantire i diritti umani. Sebbene allora il Giappone ammettesse l'esistenza di una minoranza etnica nel Paese, non riconosceva ancora che gli Ainu erano un popolo autoctono.

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