ANTICO EGITTO, SCRIGNO REGALE NASCOSTO A RIDOSSO DEL TEMPIO MORTUARIO DI HATSHEPSUT


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a cura della redazione, 12 Marzo

Una cassa di pietra, contenente reperti di 3.500 anni fa, potrebbe fornire importanti indizi su una camera funeraria nascosta in prossimità del Djeser Djeserw, il tempio funerario costruito da Senenmut per la quinta sovrana della XVIII dinastia...

ACQUISTA ORAL’Egitto continua a svelare nuovi misteri. Un team di ricercatori dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Varsavia ha, infatti, annunciato di aver scoperto uno scrigno segreto durante gli scavi in corso a Deir el-Bahari (Il monastero del Nord), vasto complesso di templi e tombe situato sulla sponda occidentale del Nilo, di fronte alla città di Luxor (l’antica Tebe). La notizia del ritrovamento, avvenuto a marzo 2019, è stata divulgata solo ora. La squadra di archeologi polacchi si è imbattuta casualmente nella “scatola", mentre frugava tra un mucchio di macerie vicino al famoso tempio mortuario di Hatshepsut. «Il blocco cubico era perfettamente mimetizzato tra i resti di un antico tempio egizio e misura circa 40 centimetri, con un'altezza leggermente inferiore», ha spiegato l’archeologo Andrzej Niwiński, guida il team, a Science Poland. Solo dopo uno sguardo più attento si è scoperto che si trattava di una “cassa di pietra”. 

Avvolti sotto diversi strati di tela di lino sono stati trovati alcuni oggetti simbolici che rimandano a culti rituali. Uno dei fasci conteneva i resti scheletrici di un’oca, presumibilmente sacrificata, mentre in un altro era avvolto un antichissimo uovo dello stesso volatile. «Le prime tombe predinastiche tendono a raffigurare la gestazione del parto, un simbolismo associato come lo stesso uovo alla Rinascita, - spiega lo studioso Marco Rocchi, autore del libro “Sfinge. L’Alba delle Origini” - nell’Antico Egitto l'oca rappresentava il Grande Starnazzatore, ovvero Colui che lanciò il primo grido della Creazione, la vibrazione primordiale».

Gli archeologi hanno anche trovato una scatola di legno all'interno della cassa di pietra, che conteneva quello che sembrava essere l'uovo avvolto di un ibis. Vicino allo scrigno più grande è stata poi trovata una seconda scatola, sempre di legno protetta da quattro strati di tela, che custodiva un cofanetto in faience con il coperchio stondato.

Su di esso sono incisi i geroglifici di uno dei nomi attribuiti a Thutmose II, il giovane faraone della XVIII dinastia, che si pensa abbia preso il trono ancora adolescente per soli tre anni, prima della sua morte all’età di sedici. La custodia in ceramica è stata rinvenuta vicino al tempio mortuario di Hatshepsut, Grande Sposa Reale e consorte di Thutmose II, che divenne faraone dopo la sua morte prendendo sotto la sua ala protettrice il piccolo figliastro Thutmose III, con il quale regnò in coreggenza per circa ventidue anni. 

LA SCHEDA DI FENIX
a cura di Adriano Forgione
Il segno di "Sa Ra", Il Figlio di Ra, il Faraone, che precede il cartiglioL’oca è il simbolo del Figlio divino nell’antico Egitto. Veniva chiamata “Sa”. Il nome “Sa-Ra”, difatti indicava il titolo di faraone, quale “Figlio di Ra” ed era indicato da una coppia di geroglifici, “Sa”, l’oca, e “Ra”, il disco solare con punto al centro. Essendo il Figlio divino, manifestazione della divinità, esso era associato al Logos, al Verbo. Questo concetto, che ritroveremo anche nel Cristianesimo, era la massima espressione della Creazione e Resurrezione. Proprio come la Fenice di Eliopoli, che emette il suo grido all’inizio del tempo. L’uovo, metafora universale della Rinascita, è in questa cassa duplice. Uno è uovo di “Oca” e indica pertanto la regalità, il potere regale solare, come abbiamo detto, l’altro è uovo di Ibis, uccello associato a Thoth, quindi al potere SacerdotalThoth come Ibis ad Abydose e di Sapienza. Pertanto abbiamo qui l’indicazione e l’offerta simbolica a un Re e Sacerdote. Forse proprio Tuthmosis II. La XVIII Dinastia, che terminerà con Akhenaton (sebbene gli ultimi prodromi di tale sapienza si avranno ancora con suo figlio Tuthankhamon) fu caratterizzata proprio dalla figura del sovrano nella sua duplice potenza, regale e sacerdotale. Una valenza simbolica che troviamo anche nel il gioco Mehen (Colui delle Spire) in epoca pre dinastica, cui spesso era associato il geroglifico “Apd”, legato al “Grande Starnazzatore” che aveva deposto l’Uovo primigenio dando vita all’Alba dei tempi.

Non solo il nome del faraone, ma anche il simbolismo degli oggetti rinvenuti, indicherebbe, secondo gli studiosi, che il deposito è stato fatto in nome di Thutmose II. Osservando le incisioni dei manufatti, il professore Niwiński ha affermato di avere grandi speranze di trovare poco distante dal blocco di pietra una tomba reale nascosta: «Siamo nel mezzo di un cimitero reale, non vi è dubbio che qui sia stato eretto un tempio o un sepolcro per il faraone», ha sottolineato il ricercatore. «D’altronde - aggiunge Rocchi - la tomba di Thotmose II non è ancora stata rinvenuta, e il fatto che sia stato trovato il deposito di fondazione testimonia che potrebbe essere proprio in prossimità del Djeser Djeserw, costruito dal fido plenipotenziario Senenmut». 

L'area in cui è stata fatta la scoperta è un vasto sito archeologico ai margini del deserto occidentaleDopo la scoperta della cassa di pietra, gli archeologi hanno proseguito i lavori di scavo fino a ottobre 2019, ma non hanno ancora trovato l'ingresso alla nuova tomba reale come speravano. Niwiński è comunque ottimista. Deir el-Bahari è un sito che gli archeologi polacchi stanno studiando da quasi 60 anni, da quando nel 1961 Kazimierz Michałowski guidò la prima missione per documentare e preservare il tempio mortuario di Hatshepsut. Tra le curiosità legate a questa misteriosa figura dell’Antico Egitto, condannata alla damnatio memoriae, ricordiamo anche un raro manufatto che la raffigura, riemerso dai magazzini di un museo del Regno Unito nel 2018.

Hatshepsut regnò dal 1478 a.C. circa fino al 1458 a.C.. Fu uno dei pochi faraoni femminili. All'inizio del suo regno era rappresentata come una donna che indossava un abito lungo, ma gradualmente ha assunto tratti più maschili, incluso essere raffigurata con la barbaComposto da due frammenti di calcare, il manufatto era in un deposito da 20 anni, quando fu scelto per uno studio degli specializzandi dell'Università di Swansea in Galles. Durante l’analisi degli studenti, il professore di egittologia Ken Griffin notò qualcosa di insolito. Riconobbe che l'iconografia dell'opera d'arte era simile alle incisioni nel tempio di Hatshepsut di Deir el-Bahri. La parte anteriore del manufatto raffigura una testa il cui volto è mancante. La presenza del cobra (ureo) scolpito sulla fronte e i geroglifici sovrapposti che fanno riferimento a un pronome femminile, si trovano anche nel testo del Djeser Djeserw. Un insolito manufatto, che oggi è custodito nel Centro Egiziano dell’Ateneo di Swansea.

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