CANNABIS NEI RITUALI EBRAICI DI RE SALOMONE?


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a cura della redazione, 8 Giugno

L'analisi chimica di campioni organici, prelevati sugli altari di un tempio di 2.700 anni fa, del biblico regno di Giuda, ha evidenziato la presenza di residui della sostanza psicoattiva e d’incenso, fornendo le prove dell’uso rituale dell’allucinogeno per raggiungere l’estasi nel primo millennio a.C. anche nell’ebraismo…

ACQUISTA ORAUn altare calcareo proveniente da un santuario dell’età del ferro, in Israele, contiene i resti del primo esempio noto al mondo dell’uso di bruciare foglie di cannabis durante una cerimonia rituale ebraica. Lo sostiene un rapporto pubblicato sulla rivista accademica Journal of Institute of Archaeology dell’Università di Tel Aviv. I ricercatori hanno analizzato i residui su due altari posti all’ingresso di un tempio scoperto negli anni ‘60 nel sito di Tel Arad, nel sud di Israele, circa 45 chilometri a ovest del Mar Morto. Parte di una fortezza a guardia del regno del confine meridionale di Giuda, si pensa che fosse stato in uso tra il 760 e il 715 a.C.. L’analisi ha rilevato la presenza di cannabis sull’altare più piccolo, mescolata con sterco di animale in modo da poter essere bruciata a bassa temperatura, probabilmente permettendo a chi compiva i rituali di inalarne i fumi. «Il campione di cannabis analizzato conteneva abbastanza composto psicoattivo THC della pianta da indurre uno stato di coscienza alterato», spiegano gli studiosi su Haaretz.

©Israel Antiquities Authority Collection, Museo d’Israele - il materiale sul piccolo altare del santuario conteneva composti di cannabis e feci animaliUtilizzando moderni strumenti di laboratorio, il team guidato dall’archeologo Eran Arie del Museo di Israele, a Gerusalemme, e dal bioarcheologo Dvory Namdar, dell’Organizzazione per la Ricerca Agricola Israeliana (Volcani Center di Bet-Dagan), ha analizzato i componenti chimici dei residui su ciascun altare. L’incenso, una forma di resina di albero essiccato, è stato posto sull’altare maggiore e mescolato con grassi animali atti a garantire una combustione a temperature sufficientemente elevate da rilasciare progressivamente la fragranza della resina. Lo sterco animale avrebbe permesso invece di bruciare i fori di cannabis a una temperatura più bassa. «Solo quando si brucia la cannabis vengono rilasciati gli ingredienti psicoattivi nell’aria. - spiega Aire alla CNN - Quindi non è una questione di odore come per l’incenso, ma di estasi e di effetti allucinogeni della cannabis che brucia».

©Israel Antiquities Authority Collection, Museo d’Israele - prospettiva d’insieme dell'ingresso del tempio di Tel Arad

 Il santuario fu scoperto tra le rovine di due città fortificate, costruite una sopra l’altra, risalenti a un periodo compreso tra il IX e l’inizio del VI secolo a.C.. I due altari si trovavano all’ingresso di una stanza in cui presumibilmente si tenevano riti religiosi all’interno di una fortezza del regno biblico di Giuda. Arie, autore principale dello studio, considera la scoperta rivoluzionaria in quanto è la prima prova dell’uso di tale sostanza psicotropa nella religione ufficiale. «I due altari sono stati trovati su una scala che conduce alla parte più interna e sacra del santuario, indicato come il “Santa Sanctorum”, un'area simile trovata all'interno dell'antico Tempio di Gerusalemme, cui aveva accesso solo il sommo sacerdote israelita», sottolinea l’archeologo.

Veduta aerea della fortezza di Tel Arad che si trova in quello che un tempo era il Regno di Giuda - © Asaf. Z

I ricercatori hanno affermato che la scoperta apre una finestra sulle pratiche religiose dell’era del Primo Tempio e suggerisce che la cannabis avrebbe potuto avere un ruolo nei rituali del Tempio di Gerusalemme, osservando che la fortezza di Arad era una versione ridotta della descrizione biblica del Tempio di re Salomone. «Il santuario di Arad è stato paragonato al Primo Tempio di Gerusalemme e sembra che i due condividano effettivamente caratteristiche simili, come l'asse est-ovest e la divisione degli spazi architettonici. Questo può alludere alla somiglianza nei rituali di culto eseguiti in queste strutture», si legge su The Times of Israel.

©Israel Antiquities Authority Collection, Museo d’Israele - incenso e grasso animale sul grande altare del santuarioEsistono numerosi riferimenti biblici proprio a questa pianta. La troviamo in passaggi che includono le istruzioni di Dio a Mosè di prendere per te le erbe b’samim, erbe di qualità medicinale, e le istruzioni in Esodo di utilizzare spezie del miglior tipo, come mirra pura, cannella profumata e ‘keneh bosem, che letteralmente significa “canna dolce”, ma che probabilmente si riferisce proprio alla cannabis. Il ‘keneh bosem (kene busmaì in aramaico) è menzionato anche nel Cantico dei Cantici 4:14, in Isaia 43:24, in Geremia 6:20 e in Ezechiele 27:19. Non è dunque escluso che ne abbia fatto uso il sommo sacerdote Aronne durante il rito narrato nel Libro dei Numeri 17: 12-13.

La presenza di cannabis in quella regione resta per il momento misteriosa. Non si ha notizia, infatti, di coltivazioni nelle zone limitrofe e dunque è presumibile che sia stata importata da località remote, come la Cina o la Russia meridionale. Testi biblici e storici indicano che l’incenso e un’altra fragrante resina di alberi, la mirra, raggiunsero il Medio Oriente e le regioni circostanti attraverso il commercio dall’Arabia meridionale nell’Età del ferro, «ma la cannabis è completamente nuova in questa regione, e in particolare in Giudea», afferma Arie. Precedenti prove avevano messo in evidenza l’uso di altre sostanze come l’oppio, durante i rituali religiosi in varie parti dell’antico Medio Oriente e del sud-ovest asiatico. «La conoscenza della cannabis, o marijuana, probabilmente si diffuse dall’Asia centrale e orientale all’Europa lungo le prime rotte commerciali della Via della Seta», aggiunge l’archeobotanico Robert Spengler del Max Planck Institutefor the Science of Human History, intervistato da Science News. L’assenza di polline di cannabis o semi della zona nei tempi antichi indica che la pianta era probabilmente importata su rotte commerciali a lunga distanza, probabilmente sotto forma di resina, nota colloquialmente come hashish.

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