CERCHI CONCENTRICI, FIGURE UMANE E DI ANIMALI TRA I VASI MEGALITICI DELLA PIANA DELLE GIARE


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PHYS.ORG, 16 Maggio

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Nascosti dalla fitta vegetazione di una remota zona collinosa a nord-est di Vientiane, nel Laos, sono stati rinvenuti altri 137 misteriosi orci megalitici, disseminati in quindici nuovi siti nella così detta Piana delle Giare. La scoperta è stata effettuata dagli archeologi Nicholas Skopal e Dougald O’Reilly del Dipartimento di Archeologia e Antropologia dell’Australian National University (ANU), nell'ambito di un progetto quinquennale di un gruppo di ricerca in collaborazione con il Ministero dell’Informazione, della Cultura e del Turismo del Laos, che vede coinvolta anche la Monash University di Melbourne.

I nuovi reperti rappresentano un importante tassello per risolvere uno degli enigmi più controversi dell’Archeologia. Negli anni scorsi erano sati identificati i primi corpi sepolti all’interno di alcuni vasi giganti, nella provincia di Xiengkhouang. Una leggenda locale collega gli enormi orci, che hanno una dimensione variabile da uno a tre metri di altezza, a un’antica era popolata da giganti. Per quanto non sia ancora possibile certificarne con certezza l’uso e l’origine, la particolarità dei reperti rinvenuti nel recente ritrovamento li associa sempre di più ad antiche pratiche funebri.

Gli scavi del 2016 avevano portato alla luce tre tipi di sepoltura. In una pratica, le ossa erano sepolte in fosse con un grande blocco di calcare posto sopra di loro, mentre altre ossa erano sistemate in vasi di ceramica, separati. La presenza di cenere in alcune giare ha fatto supporre anche l’uso “eccezionale” della cremazione. Tra le teorie in campo, c’è chi ha, però, ipotizzato che gli enormi contenitori possano essere serviti per la fermentazione del lau hai, un alcolico ricavato dal riso, e chi le ha considerate un mezzo per raccogliere la pioggia nel periodo dei monsoni, per poi renderla potabile. Eppure, gli artefatti e i disegni scolpiti sulle giare recentemente rinvenute indicano la presenza di un culto ancestrale. Al momento la datazione dei reperti è legata all’Età del Ferro, tra il 500 a.c. ed il 550 d.C..

Le nuove scoperte mostrano che la distribuzione dei vasi era più diffusa di quanto si pensasse e potrebbe svelare segreti inaspettati sulla loro origine”, ha sottolineato O’Reilly.  I siti si trovano in profondità nella foresta ed "è evidente che la pietra da cui sono stati ricavati gli orci è stata scolpita nelle cave e trasportate lì, percorrendo una distanza di diversi chilometri dalle loro attuali posizioni”, ha ribadito. Oltre alle giare, gli archeologi hanno trovato diversi oggetti molto interessanti. Vicino a molte di esse sono stati rinvenuti dei rari dischi intagliati, che “probabilmente rappresentano dei marcatori di sepoltura posizionati attorno ai vasi”, ha aggiunto il ricercatore. Curiosamente, il lato decorato di ogni disco è stato trovato sepolto a faccia in giù. 

Le immagini intagliate rappresentano cerchi concentrici, pomelli, figure umane e creature. “L’intaglio decorativo è un elemento raro e non sappiamo perché alcuni dischi abbiano immagini animali e altri, invece, abbiano disegni geometrici”, ha spiegato l’archeologo. Dagli scavi sono emersi anche alcuni artefatti: copie in miniatura di argilla delle giare, ceramiche decorative, perle di vetro e vari utensili di ferro, alcuni dei quali adatti al trattamento dei tessuti. "Abbiamo trovato molti vasetti che sembrano una riproduzione in miniatura delle giare, fatti di argilla. Stiamo cercando di capire perché li abbiano collocati qui”, ha concluso. La presenza di vasi megalitici simili ad Assam in India e a Sulawesi in Indonesia, porta a indagare su possibili connessioni nella preistoria tra queste regioni così diverse..