CONFERMATA L’ORIGINE EXTRATERRESTRE DEI TESORI DI TUTANKHAMON


Science Alert, 16 maggio

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Recenti studi confermano che il pettorale di Tutankhamon, come il suo pugnale, fu fabbricato intenzionalmente con schegge di materiale di origine meteorica, quasi 30 milioni di anni dopo che si era sedimentato sulla Terra…

Il vetro del deserto libico è un tipo di cristallo naturale che si trova nelle regioni orientali del Sahara, al confine tra Libia ed Egitto. Oggetto degli studi di geologi e ricercatori per la sua misteriosa origine, è famoso per il raro colore giallo paglierino e per l’uso decorativo registrato in alcuni manufatti dell’epoca di Tutankhamon. La formazione di questo strano vetro è stata datata dagli studiosi a più di 29 milioni di anni fa, ma non è mai stato del tutto chiaro quali forze ne abbiano determinato la presenza sulla Terra, sebbene esistano due importanti ipotesi. “Si è a lungo dibattuto se il vetro si sia formato dall’impatto diretto sulla superficie terrestre dei meteoriti o durante la loro esplosione aerea, che solitamente si verifica quando gli asteroidi si sgretolano prima di toccare il suolo, rilasciando energia nell’atmosfera”, spiega il geologo e scienziato planetario Aaron Cavosie dell’Università di Curtin, in Australia. Il modello dell’esplosione ad alta quota suggerirebbe che il vetro del deserto libico possa essere il risultato di una cristallizzazione, avvenuta prima dell’impatto son la superficie, come nella drammatica esplosione di Chelyabinsk, avvenuta sui cieli della Russia nel 2013. 

Tuttavia, i risultati della nuova ricerca, pubblicata su "Geo Science World" nella sezione  “Geology”, ci danno la prima "prova inequivocabile" che potrebbe non essere così. Nel suo studio, Cavosie ha esaminato piccoli grani dello zircone minerale incorporato nei campioni di vetro del deserto libico. L’analisi ha rivelato tracce di reidite, un altro minerale che si forma quando le onde d'urto causate dall’impatto a terra di un meteorite aumentano la pressione e la temperatura fino a livelli estremi, uguali a quelle registrabili in profondità, all'interno della Terra, dove si formano i diamanti. "La pressione fa sì che i minerali trasformino le loro molecole in strutture di cristallo più dense del 10% rispetto allo zircone”, spiega Cavoise. Sulla scorta di questi dati, secondo gli scienziati la reidite può formarsi solo durante gli impatti dei meteoriti e non da esplosioni aeree. La sua presenza sulla Terra, infatti, è stata registrata in precedenza solo in prossimità di sette impatti da cratere: Chesapeake Bay, in Virgina; Ries, in Germania; Xiuyan, in Cina; Woodleigh, nell’Australia occidentale; Rock Elm, nel Wisconsin; Dhala, in India; Pantasma, in Nicaragua. Nel 2015 ne è stata segnalata la presenza anche nel nord ovest della Scozia, dove gli studiosi hanno registrato l’impatto di un corpo celeste avvenuto 1.2 miliardi di anni fa, nel bacino del Minch, a ridosso dell’isola di Sky. 

Sia gli impatti di meteoriti che le esplosioni nell’atmosfera possono causare la fusione, tuttavia, solo gli impatti dei meteoriti creano onde d’urto che formano minerali ad alta pressione - ribadisce Cavosie - quindi trovare tracce di reidite ci conferma che siamo di fronte al risultato di un impatto meteoritico”. Secondo i ricercatori, la sua identificazione ci consente anche di chiarire, con riferimento ai record geologici, quanto spesso avvengono sulla Terra simili incursioni distruttive, dal momento che non ci sono depositi di vetro confermati negli ultimi 5 milioni di anni. “Ora sappiamo con certezza che solo gli eventi da impatto diretto con la superfice dei meteoriti importanti possono produrre vetro desertico libico”, eventi catastrofici non comuni e più rari rispetto alle esplosioni aeree, secondo Cavoise. In ambito archeologico, i risultati di questo studio, potrebbero confermare quanto scoperto, tempo fa, dalla ricerca effettuata nel raggio di 2.000 km nel Mar Rosso, legata all’eccessiva presenza di nichel nel ferro utilizzato per il pugnale di Tutankhamon. Oltre alla collana del giovane faraone, che in precedenza si pensava fosse fatta di calcedonio (un tipo di quarzo) e che, invece, è impreziosita da questo particolare tipo di vetro "che si forma solo quando una meteora colpisce la sabbia", anche il leggendario pugnale dal "manico d’oro” vanta di fatto un'origine meteoritica. 

Da un’analisi spettrometrica della fluorescenza a raggi X sul ferro utilizzato per la sua lama, è risultata la presenza dell’11% di nichel. Un concentrato, secondo gli studiosi, nettamente superiore a quello del ferro terrestre e di evidente natura extraterrestre. Investigando su una campionatira di 20 luoghi da impatto di meteoriti ferrosi, solo quello di Kharga, in prossimità del porto marittimo ad ovest di Alessandria, ha mostrato valori congruenti alla percentuale di nichel riscontrata nel materiale utilizzato per l’artefatto. Un ulteriore indizio che spiegherebbero perché gli Egizi amassero utilizzare questi materiali, cui riservavano un “uso intenzionale”, probabilmente perché "considerati di origine divina in quanto caduti dal cielo”. Come fossero in grado di distinguere e scegliere il materiale da utilizzare resta un mistero, anche se la scoperta del pugnale, che precede l’inizio l’Età del ferro di circa 100 anni, e l’alta qualità del lavoro manifatturiero, suggeriscono una conoscenza e un’abilità da parte degli Antichi Egizi anticipata rispetto al resto dell’umanità.