CORNA DEL DIAVOLO, TROPPE RADIAZIONI TRA LE CAUSE


India Today,  14 settembre

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La crescita di strane protuberanze sulla testa di alcuni individui, simili a corna di animale, o la comparsa di ramificazioni tipo "vegetali "sugli arti, la così detta “sindrome dell’uomo albero”, non sembra essere un fenomeno così isolato. Recentemente, il 74enne Shyam Lal Yadav del villaggio di Rahli, nel distretto di Sagar nel Madhya Pradesh (India), si è liberato di un fastidioso “corno” cresciuto sulla sua testa, presumibilmente dopo una lesione cutanea generatasi qualche anno fa. L'uomo lo ha finalmente rimosso presso l'ospedale Bhagyoday Tirth di Sagar. Non si conosce la causa di tale anomalia, visivamente sorprendente. Il dott. Gajbhiye, responsabile dell’intervento, pubblicherà il raro caso di “corno sebaceo” sull'International Journal of Surgery, redigendo uno studio il più completo possibile sulla casistica e sulle indagini sino ad oggi effettuate per chiarirne le origini. Già nel  2010, però, c’è chi ha individuato tra le possibili cause l’eccessiva esposizione alle radiazioni solari.

Storicamente, le prime descrizioni di corna cutanee o sebacee sono generalmente associate al lavoro del chirurgo londinese Everard Home nel 1791, ma esistono opere precedenti del XVI e XVII secolo, tra cui quella dell’anatomista danese Thomas Bartholin nel 1670, che ne fanno menzione. Il termine medico con cui viene indicato il fenomeno è “Cornu Cutaneum di Rokitansky”, dal nome del patologo tedesco Barone Carl von Rokitansky.

Cosa fa scattare questo strano fenomeno, ribattezzato dai Media come il “corno del diavolo”? Un report del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia maxillo-facciale, dell'ospedale di Zenica (Bosnia-Erzegovina), pubblicato su EJManagerillustra fotograficamente il corno di una donna di 77 anni cresciuto in un triennio. Nel documento si afferma che nonostante sia ancora sconosciuta, o non certificata, la causa del fenomeno, che può assumere forme e dimensioni diverse, si ritiene possibile sia innescato "dall’eccessiva esposizione alle radiazioni”. A quanto pare, infatti, è stato registrato un tasso sempre più crescente di casi che si verificano in aree esposte a persistente “luce solare”. 

Tra i tanti, si ricorda quello di Liang Xiuzhen, una donna cinese di 87 anni della provincia del Sichuan, che nel 2014 notò qualcosa che assomigliava a "una talpa nera" che cresceva sulla sua testa. L’insolita protuberanza si sviluppò nella forma di un grande corno, che la rese una vera e propria leggenda del suo villaggio, diventando per tutti “la donna unicorno". In un articolo di Cosmopolitan leggiamo che con il tempo il corno si era rotto e se ne era formato addirittura un altro più grande, dell’incredibilie lunghezza di 13 centimetri.

Secondo il World Journal of Oncology (WJO) queste escrescenze sono descritte come lesioni non comuni costituite da materiale cheratotico simile a quello di un corno animale. Nello studio citato si esaminano undici pazienti con "trombe cutanee" tra il 2000 e il 2004, di cui sono stati registrati i dettagli clinici, patologici e di trattamento. La resezione chirurgica è stata eseguita su otto pazienti maschi e tre femmine, con un'età media di 57 anni, che presentavano lesioni alle orecchie, alle mani o al cuoio capelluto. Tra questi due casi di carcinoma a cellule squamose e un caso di carcinoma a cellule basali. Gli altri 8 erano benigni. Tutti comunque molto piccoli rispetto a quelli sopra riportati. 

Casi straordinari, tra i quali non possiamo dimenticare la storia di Abul Bajandar, un 28enne del Bangladesh, che soffriva di una malattia genetica estremamente rara nota come “Sindrome dell’uomo albero” (Epidermodisplasia Verruciforme). Il giovane uomo fece notizia tre anni fa, quando si sottopose a una serie di complesse operazioni per rimuovere le ramificazioni ossee che fuoriuscivano dalle sue mani e dai suoi piedi. Per i più scettici, è possibile osservare ancora oggi, sul sito web del Mütter Museum l’esemplare essiccato del corno di Madame Dimache, una donna parigina dei primi del XIX secolo, ha coltivato sulla sua testa per oltre sei anni, lasciandogli raggiungere una lunghezza di 20 centimetri.