CROCI ROMANE IN ARIZONA PRIMA DI COLOMBO?


Ancient Origins, 9 Aprile

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Un libro fotografico, corredato dalla trascrizione delle incisioni e dalla traduzione, porta alla luce gli ultimi studi effettuati sugli Artefatti di Tucson, che testimonierebbero la presenza degli antichi romani in America prima di Colombo. Si tratta di una trentina di reperti, tra croci e altri cimeli, recuperati negli anni ’20, che raccontano di un gruppo di coloni romani che stanziarono in Arizona, per circa un secolo. Sono incisi in latino e in ebraico e l'incredibile storia che testimoniano è parte del motivo per cui li considerano contraffatti. Secondo le iscrizioni, le persone che realizzarono le croci vissero lì dal 790 al 900 d.C.. Come per altri artefatti che indicano la presenza di popoli europei o asiatici nel Nord America prima di Colombo, la loro scoperta ha creato scompiglio. Il primo oggetto fu scoperto da Charles Manier nel 1924: spuntava fuori dalla ghiaia nei pressi di un fornace di calce abbandonata. Il ritrovamento è ben documentato, fu seguito persino dai giornali di Tucson e Phoenix e da un articolo del "New York Times" dell'epoca. Oltre 30 reperti furono recuperati nel marzo del 1930, tutti dalla stessa cava di ghiaia. Alcuni trovati fino a 1 metro e mezzo sotto la superficie del terreno. 

FOTO: Robert C. Hyde e © Donald N. Yates, 2013 - autori del libro “THE TUCSON ARTIFACTS: An Album of Photography with Transcriptions and Translations of the Medieval Latin”

Sono realizzati in piombo a eccezione di una piccola pietra incisa e di un grande masso con la lettera "R" intagliata sulla sua superficie. In totale sono state recuperate dieci croci, due nehushtan (serpente di bronzo di Mosè), un labarum (vessillo romano), diverse spade e punte di lancia. Molti dei manufatti riportano illustrazioni e simboli: un tempio, un cucchiaio, il Tridente, Mitra, una Menorah, angeli, e le cifre "I" a "X". La pietra più piccola fa riferimento a un leader, Teodoro, identificato anche nella traduzione delle croci eseguita da Robert Hyde e Donald Yates, autori dell'unico catalogo fotografico, “THE TUCSON ARTIFACTS: An Album of Photography with Transcriptions and Translations of the Medieval Latin". Su una delle incisioni si legge: «In memoria dei Romani: la Britannia e l'Albione di Giacobbe, a quel secondo Ezio, Teodoro, e a Israele della provincia della Senna in Gallia, consoli di possenti città con settecento soldati, 800 d.C. 1 gennaio. Siamo trasportati in mare. Calalus è Terra Incognita. Il governatore dei Toltechi era un re che dominava largamente sui popoli...». Ancora più enigmatica la loro composizione: si tratta di cimeli in piombo non raffinato, alcuni dei quali contengono anche diverse miscele di antimonio, stagno, zinco, rame, oro, e argento. I manufatti mostrano due livelli di lavorazione molto diversi, ma le iscrizioni sembrano essere state fatte tutte dalla stessa mano. Nessuno ha mai ridicolizzato gli accademici che ne hanno supportato l’autenticità, ma ancora non è stato possibile stabilire con certezza se si tratti di falsi o no. Certo è che se fossero autenticati, aggiungerebbero un intero capitolo fino ad ora sconosciuto alla storia del continente americano e alla presenza di europei precedenti al viaggio Colombo.

APPROFONDIMENTI su Fenix Gennaio 2019