CULTO IBRIDO SCOPERTO IN ETIOPIA


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a cura della redazione

I ricercatori hanno rivelato una complessa combinazione di manufatti rituali cristiani e pagani nella basilica “primitiva” di una misteriosa città, collegata a una delle maggiori potenze del mondo africano antico convertitasi al cristianesimo. La prova di una commistione tra l'antica religione egizia e il primo Cristianesimo in Etiopia?

Gli scavi eseguiti negli ultimi dieci anni dal progetto "Southern Red Sea Archaeological Histories” (SRSAH) hanno rivelato l’esistenza di un centro sacro-religioso situato tra Aksum e il Mar Rosso, in prossimità del sito archeologico di Betas Samati, un insediamento di circa 20 ettari, ubicato a 25 metri al di sopra di una valle, nel nord dell’Etiopia. Il luogo, situato 6,5 chilometri a nord-est di Yeha, è la prima struttura complessa pre-aksumita dell'Africa sub-sahariana. La squadra guidata da Michael Harrower, della Johns Hopkins University, ha reso noti i risultati delle ricerche in uno studio pubblicato il 10 dicembre scorso sulla rivista “Antiquity” (Cambridge University Press). «Gli scavi hanno rivelato strutture in pietra di fango e malta che si estendono a una profondità di almeno 3 metri, risalente all’VIII secolo a.C. e che si estendono su tutta la zona centrale per 14 ettari», spiegano. I ricercatori hanno diviso il sito in due aree. La prima è costituita da un compleIscrizione di Ge'ez trovata appena fuori le mura della basilica orientale
(foto di I. Dumitru)
sso di strutture rettangolari in pietra, definito “Zona A”, dove i reperti attestano un’intensa attività domestica, di laboratorio e attività commerciali. La seconda area, “Zona B”, si trova a ridosso di un’antica basilica costruita presumibilmente nel IV secolo d.C., forse su un tempio precedente. «Si tratta di una delle più antiche basiliche a oggi rinvenute e si attesta come sito chiave del culto cristiano dopo la sua diffusione nell’impero aksumita», ribadiscono gli studiosi. Sulle mura orienatli della basilica si trova un’iscrizione in Ge'ez (antica lingua etiopica ancora oggi utilizzata nella liturgia della Chiesa ortodossa etiope), che dice: «Per questo ingresso Cristo (sia) favorevole a noi». 

Pianta della basilica in 3D: le pareti K, M, N, G, I, J e L rappresentano una fase di costruzione precedente;
la parete A, insieme alle pareti B, C, D e F rappresentano una fase successiva. La fotografia (a destra) è presa dall'angolo Nord-Est, guardando a Sud (foto di C. Hickman, M. Harrower e J. Mazzariello)
La chiesa è a pianta rettangolare, tripartita con rientranza siriaca (18,7 × 12,4 metri), caratterizzata da pareti esterne incassate e battute con angoli sporgenti e pietre angolari tipiche della tradizione cristiana aksumita. «Il layout è simile alle basiliche medio-tardive di Aksum, sebbene il piano rettangolare, anziché absidale, del santuario di Beta Samati suggerisca una progettazione più antica», si legge nello studio. La basilica mostra prove di attività rituali, oltre che un accesso preferenziale a cibi di alto valore non cucinati nel luogo, forse per offerta sacra. 

Manufatti che illustrano le attività rituali nella basilica
(foto di I. Dumitru)
All’interno della basilica sono stati rinvenuti manufatti religiosi, in una complessa combinazione iconografica tra simbologie rituali sia pagane che cristiane. Non è chiaro se i si tratti di influenze dell’Impero romano o di antiche tradizioni politeiste, ma sicuramente queste scoperte enfatizzano la diversità culturale dell’impero prima della cristianizzazione. Tra i reperti rinvenuti spiccano: 105 bruciatori d’incenso, diversi elementi in ceramica “bucrania” (rappresentazioni decorative e simboliche del cranio di bue), sigilli, enigmatici piccoli dischi, e oggetti in ceramica a forma di croce, oltre a piccoli manufatti in argilla a forma di spirale, molti dei quali presentano un foro e il cui scopo esatto è sconosciuto. Sono state rinvenute anche 49 oggetti zoomorfi in ceramica, che assomigliano alle figurine di tori in terracotta e in pietra di bucrani trovati negli “onà” in Eritrea, ma gli esempi eritrei risalgono a circa un millennio prima! È anche inaspettato trovare figurine simili in una basilica, la cui presenza suggerisce una mescolanza di tradizioni pagane e paleocristiane. 

Tra i reperti più interessanti di Beta Samati vi è un ciondolo in pietra morbida con disegni e lettere Ciondolo in pietra trovato appena fuori dalle mura orientali della basilica
(foto di I. Dumitru)
incisi, recuperato appena fuori dalle mura orientali della basilica. «Le lettere che si trovano all’interno del riquadro di destra possono essere interpretate, sempre in Ge'ez, se si accetta che sono ruotate e che le si legga secondo uno schema radiale. In combinazione con la croce all’interno del riquadro di sinistra, la scritta recita: “K (ǝ) B (u) R †”, ovvero “Venerabile Croce”», scrivono gli studiosi. Nello stessa zona, 90 millimetri sotto il livello del pavimento lastricato in pietra, è stato trovato un altro reperto interessante. Si tratta di un anello con un intaglio in corniola. Il test al C-14, su un campiAnello intagliato in oro e corniola proveniente dalla zona B
(foto di I. Dumitru)

one di legna carbonizzata nelle vicinanze, data provvisoriamente l’anello al periodo tardo aksumita. Il gioiello è realizzato in lega di rame, con una lunetta di lamina d’oro: «L’intaglio è inciso con l’immagine di una testa di toro sopra una vite o una corona di spine. - si legge nel report - Sebbene la composizione dell’anello Beta Samati suggerisca influenze romane, la sua iconografia non è pertinente a questa cultura». È da notare, inoltre, che nel perimetro che comprende la Basilica gli animali presenti sono in prevalenza bovini (55%), forse in quanto animali considerati sacri.

LA SCHEDA DI FENIX
Crediamo che sia possibile la sopravvivenza in questo luogo di un culto legato al toro e al bovino in generale, quale aspetto del Dio solare (il Toro) e della sua compagna divina associata alla giovenca, da sempre simbolo dell’anima e della Madre. Un culto non casualmente attivo in Egitto fino a secoli prima, facente parte della grande e millenaria tradizione egizia, che aveva nel Toro Api, una espressione della Forza Regale e Solare e della dea Vacca Hathor espressione della Dea Madre. È probabile che l’Etiopia, non lontana dall’Egitto (tanto da essere considerata parte di quella “Terra di Punt” che di cui gli Egizi narravano in alcuni miti), abbia visto la sopravvivenza di queste forme cultuali egizie, poi inglobate nelle prime forme di Cristianesimo penetrate nella regione. Non va dimenticato, infatti, che il toro o il bue (da cui il bucranio) resta ancora oggi un simbolo importante nel Cristianesimo, associato all’evangelista Luca, insieme a ciò che costituirà il Tetramorfo (gli altri sono il Leone, l’Aquila e l’Uomo, tutte simbologie solari e regali), certamente una simbologia mutuata da forme di culto più antiche. I culti egizi scompariranno definitivamente dalla terra del Nilo nel V secolo d.C., pertanto vi è una corrispondenza di date tra la fine della religione egizia e la commistione che si nota a Beta Samati. Lo confermano gli stessi studiosi, nello specifico il leader Harrower quando afferma che: «Beta Samati abbraccia la conversione ufficiale di Aksum dal politeismo al Cristianesimo nel IV secolo a.C., ma anche l’arrivo dell’Islam nel nord dell’Etiopia».

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Gli archeologi hanno anche aggiunto che «la Ceramica a linee ondulateserie pre-aksumiti
(foto di J. Swerida)
scoperta di questo sito ribalta l’assunto accademico secondo il quale la politica pre-aksumita di Yeha crollò lasciando solo piccoli insediamenti rurali
. Le dimensioni del sito, la sua posizione su un percorso che collega il Mar Rosso e Aksum, la sua iconografia e la presenza di articoli di lusso indicano che Beta Samati occupò una posizione importante all’interno della struttura sociopolitica ed economica della regione». La città, però, è anche sede di un’antica architettura permanente e dei primi scritti nell’Africa sub-sahariana, tanto da essere considerata dagli studiosi capitale di uno stato pre-aksumita dell’inizio del primo millennio a.C.. «Gli scavi di Beta Samati aiutano a colmare importanti lacune nella nostra comprensione delle antiche civiltà proto e pre-aksumite e forse ci permetteranno di comprendere le diverse fasi storico culturali che hanno condotto al periodo aksumita», spiega Harrower. In base alla datazione al radiocarbonio, si stima che la città fu occupata per la prima volta intorno al 750 a.C. e persistette per quasi mille anni prima di essere definitivamente abbandonata nel 650 d.C.. L’Impero Aksumita, noto nella regione proprio per la sua conversione al cristianesimo, fu una delle civiltà antiche più influenti dell’Africa, che governava quella che oggi è l'Eritrea e l’Etiopia settentrionale tra l’80 a.C. e 825 d.C. Sebbene l’architettura monumentale, l'iconografia e la scrittura forniscano chiare prove dei legami culturali tra l’Etiopia settentrionale e l’Arabia meridionale, la maggior parte degli studiosi spiega la civiltà pre-aksumita come un fenomeno prettamente endogeno.