DENISOVIANI, ESISTONO DISCENDENTI IBRIDI?


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a cura della redazione, 22 Dicembre

Gli scienziati stanno discutendo sulla piattaforma PNAS in merito alle somiglianze tra i denti degli attuali asiatici e Denisoviani, una popolazione umana estinta che coesisteva con l'Homo sapiens e con i Neanderthal e il cui DNA è presente tra il 4% e il 6% nelle popolazioni attuali di Australia, Melanesia e Papua Nuova Guinea. Un nuovo studio sostiene che la variazione genetica che ha prodotto il molare a tre radici nei Denisovani è probabilmente diversa da quella che causa i molari a tre radici nelle popolazioni moderne. Immediata la replica dei ricercatori del Center for the Study of Human Origins dell’Università di New York associati al Max Planck Institute...

Una nuova ricerca comparativa sui denti dei moderni asiatici e dei Denisoviani preistorici condotta dalla paleoantropologa María Martinón-Torres del Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana (CENIEH), Richard Scott dell'Università di Reno e Joel Irish dell'Università di Liverpool confuta la precedente affermazione, del luglio scorso, secondo cui le popolazioni asiatiche potrebbero aver ereditato rari molari a tre radici da parenti umani estinti. Lo studio pubblicato su PNAS, sostiene che la variazione genetica che ha prodotto il molare a tre radici nei Denisovani è probabilmente diversa da quella che causa i molari a tre radici nelle popolazioni moderne. 

Fino ad ora, la documentazione fossile di questo gruppo consisteva di due denti e il piccolo osso di una mano trovato nella grotta di Denisova, in Siberia, da cui il suo nome. A metà di quest'anno, la scoperta di una mascella in Tibet, la mascella di Xiahe, è stata riconosciuta dagli scienziati come denisoviana dall'analisi delle paleoproteine, diventando così il primo indizio della presenza di questo ceppo di ominidi fuori da Denisova. A luglio una ricerca pubblicata sulla stessa rivista (PNAS), guidata da Shara Bailey dell'Università di New York, con la partecipazione del Max Planck di Lipsia (Germania), aveva attirato l'attenzione sull'identificazione nella mascella di Xiahe di un secondo molare inferiore con tre radici, invece delle solite due radici che questa classe dentale presenta negli ominidi. Secondo Bailey e i suoi colleghi, questo tratto dentale sarebbe particolarmente comune nelle popolazioni asiatiche contemporanee, fino al 40% contro meno del 3,5% nelle popolazioni non asiatiche, indicando che le attuali popolazioni asiatiche hanno ereditato questo tratto dai Denisovani, a seguito dell'ibridazione dei loro antenati con questa popolazione estinta.

Il nuovo studio contesta questa conclusione. Da un lato, le alte frequenze dei molari con tre radici nelle popolazioni asiatiche si riferiscono al primo molare, non al secondo. Anche nei gruppi con la più alta frequenza di molari con tre radici del mondo, l'Aretus, questa caratteristica è presente nel 40,7% nei primi molari ma solo nell'1,9% nei secondi molari. Pertanto, il confronto delle frequenze dei tratti della mascella di Xiahe con le popolazioni attuali si baserebbe sul dente "sbagliato”. D'altra parte, lo studio dettagliato della morfologia molare denisovana di Xiahe rivela che, sebbene abbia tre radici, la sua configurazione è diversa da quella presentata dalle attuali popolazioni umane e tende ad essere più frequente negli asiatici. La terza radice non è solo diversa per dimensioni e forma ma anche per posizione. In altre parole, la variazione genetica che ha causato lo sviluppo di tre radici in Xiahe sarebbe diversa da quella che ha prodotto molari con tre radici nelle popolazioni attuali, prevalentemente in Asia. «Sono simili solo nell'aspetto, ma sono tratti diversi», conclude la ricercatrice, che ha guidato il gruppo antropologico dentale CENIEH per otto anni. 

Viste superiori delle successive troncature mCT coronali (collo-radice: A – D) della mandibola Xiahe. Le frecce indicano la radice accessoria del secondo molare inferiore a 3 radici, che mostra la sua origine dalla radice mesiale (A), la sua separazione (B), il mantenimento della radice mesiale con 2 radicali eun radicale separato associato alla radice accessorio linguale (C) e alla posizione linguale della radice accessorio tra le radici mesiale e distale (C e D) - studio a cura di Shara E. Bailey, Kornelius Kupczikb, Jean-Jacques Hublinb, e Susan C. AntonLa dottoressa Bailey, responsabile del Dipartimento dell’Evoluzione Umana del Center for the Study of Human Origins dell’Università di New York e ricercatore associato dell’Istituto Max Planck per l’Evoluzione Antropolohgica di Leipzig, ha immediatamente risposto sempre sulla piattaforma PNAS alle dichiarazioni dei suoi colleghi. La redazione di EnigmaX ha contattato personalmente la ricercatrice e questo è quello che ci ha risposto «Non siamo d’accordo con l’affermazione di Scott e dei suoi colleghi. Il molare a tre radici di Xiahe non è “semplicemente la conservazione di un tratto arcaico”. Non è infatti stata osservata in nessun altro fossile di ominide del Pliocene o Pleistocene. Mentre è vero che la conformazione a tre radici è rara sul secondo molare, indipendentemente dalla posizione del dente. Resta comunque una caratteristica fortemente legata all’Asia: lo studio clinico ha riscontrato un’incidenza maggiore (del 60%) nelle popolazioni asiatiche rispetto a quelle non asiatiche (2,8% vs. 1,7%). Anche se il primo molare è il dente "chiave" per la formazione a 3 radici, questo non significa che la sua presenza sul secondo e il terzo molare sia una caratteristica non omologa. Ci sono diversi precedenti negli studi antropologici dentali e nella letteratura paleoantropologica che mostrano lo stesso tratto in diverse posizioni dentali. Abbiamo riesaminato la morfologia della mandibola di Xiahe studiando le sezioni coronali al MCT, fotografandone radice e alveolo. Queste scansioni mostrano che la radice accessoria del secondo molare della mandibola di Xiahe ha un’origine mesiale e in tal senso, potrebbe essere considerato un erede diverso dall’archetipo di Turner. Tuttavia, le sezioni progressive mostrano chiaramente che non si tratta di una radice biforcata, come sostengono Scott e i suoi colleghi, in quanto la radice accessoria comprende un distinto radicale che si ramifica lingualmente e mantiene la sua morfologia per tutta la sua lunghezza». 

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