DIGA DEL NEOLITICO SCOPERTA NELLE ACQUE DEL MEDITERRANEO


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a cura della redazione, 20 Dicembre

Gli antichi abitanti della costa del Carmelo, in Israele, costruirono una protezione artificiale per difendere il loro insediamento dall’innalzamento del mare e dalle inondazioni post-glaciali, 7.000 anni fa….

I ricercatoti hanno individuato una barriera artificiale, costruita per proteggere un villaggio preistorico dall’innalzamento del livello del mare dopo l’ultima glaciazione. Il sito archeologico, noto come Tel Hreiz (7500 - 7000 a.C.), si trovava nell’attuale stato d’Israele. Si pensa sia stato abbandonato ed è ora sott’acqua. La scoperta è stata effettuata da un team internazionale di studiosi dell’Università di Haifa, della Flinders University in Australia, della Israel Antiquities Authority e della Hebrew UniversityGli scienziati hanno definito la diga come «il più antico sistema di difesa costiera conosciuto in tutto il mondo, unica per quel periodo». La sua lunghezza, l'uso di grandi massi non locali e la disposizione specifica nel paesaggio riflettono il vasto sforzo investito dagli abitanti del villaggio neolitico nella sua concezione, organizzazione e costruzione. Per gli studiosi fu costruito con massi recuperati da letti fluviali che si trovavano a una distanza di almeno 2 chilometri dal villaggio. Ehud Galili, dello Zinman Institute of Archaeology, ha specificato che la diga si estendeva per oltre 100 metri. Il sito archeologico sottomarino ha prodotto anche resti architettonici, manufattuali, faunistici e umani ben conservati. Lo studio è stato pubblicato il 18 dicembre scorso su PLOS ONE.

Fotografie di reperti provenienti dall'insediamento di Tel Hreiz: (a-b) elementi costruiti in pietra in acque poco profonde (c) pali di legno (d) schegge di selce intagliata e) ciotola di arenaria (f) lastra di basalto (g) resti di una sepoltura (h) sospetta tomba con cisti costruita in pietra - vista da est (i) corna di daini mesopotamici (Foto: E. Galili, V. Eshed)

«Durante il Neolitico, le popolazioni mediterranee avrebbero sperimentato un innalzamento del livello del mare da 4 a 7 millimetri all’anno, con una media di 70 centimetri in 100 anni. Questo tasso d’innalzamento del livello delle acque salmastre indica la frequente persistenza di tempeste distruttive che minacciavano gli insediamneti costieri in modo significativo», sottolinea Galili. I cambiamenti ambientali sarebbero stati evidenti nel corso di diversi secoli tanto da rendere necessaria una risposta umana a tale minaccia, costruendo un muro di protezione costiera simile a quelli di oggi. La scoperta di Tel Hreiz è la prima sulla costa: i ricercatori credono che un muro di 10.000 anni fa trovato a Gerico, a quasi 100 chilometri nell'entroterra della Cisgiordania di oggi, potrebbe essere stato costruito allo stesso scopo. Altri sistemi di sbarramento neolitico sono stati trovati nel bacino di Jafr, senza sbocco però sul mare della Giordania sudorientale. In uno scenario paragonabile all'affondamento della capitale di Jakarta, l’antica Tel Hreiz fu costruita a un’altitudine di sicurezza, a 3 metri sul livello del mare. «Sicuramente gli abitanti della città hanno investito molto tempo ed energie per realizzare questa struttura. Spostare ciascuno di quei massi avrebbe richiesto la forza di più persone», dice Galili. Le date del radiocarbonio provenienti dalle rovine suggeriscono che Tel Hreiz fu abitata solo solo per 100 al massimo 250 anni prima che la gente abbandonasse il sito.

Il co-autore della ricerca, Jonathan Benjamin della Flinders University afferma che l’insediamento di Tel Hreiz fu riconosciuto per la prima volta come potenziale sito archeologico negli anni ‘60, ma solo nel 2012 i ricercatori hanno individuato le tracce di materiale archeologico che indicava la risposta dell’uomo a inevitabili processi naturali. «Non ci sono strutture conosciute o simili in nessuno degli altri villaggi sommersi della regione, il che rende il sito di Tel Hreiz un esempio unico nel Neolitico». Le attività archeologiche sono state condotte per conto dell’Autorità israeliana per le Antichità dal 1989 al 2017, nell’ambito della gestione del patrimonio culturale subacqueo, e per conto dell’Università di Haifa dal 1983-1988 e dal 2017-2019. I reperti sono oggi custoditi nelle strutture di stoccaggio dell’Autorità per le Antichità di Israele a Cesarea aBeit-Shemesh.

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