EGITTO, LA PERDUTA “CITTÀ D’ORO” TORNA ALLA LUCE - Copy


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a cura della redazione, 08 Aprile 2021

Dopo mesi di scavi i ricercatori hanno individuato la più grande città dell’Antico Egitto sommersa dalle sabbie del deserto, nota più di 3000 anni fa come “L’ascesa di Aton all’Alba”...

La scoperta di un'imponente città antica, sepolta sotto la sabbia per millenni, potrebbe finalmente risolvere uno dei più grandi misteri della storia: perché Akhenaton e Nefertiti decisero di trasferirsi ad Amarna. Secondo Betsy Brian, professore di Egittologia alla John Hopkins University di Baltimora, intervistato da “The Times of Israel”, «si tratta di uno dei ritrovamenti più importanti dopo la tomba di Tutankhamon». La notizia è stata annunciata ieri da Zahi Hawass, ex ministro egiziano delle Antichità e direttore degli scavi a Giza, Saqqara, nell'Oasi di Bahariya e nella Valle dei Re, il quale, presentando i primi risultati degli scavi della “Città d'Oro perduta”,  ha ricordato che «molte missioni straniere l'hanno cercata, ma non sono mai riuscite a trovarla». 

Collage fotografico per gentile concessione del Ministero delle Antichità Egizie ©Reuters

Lo scavo, come riporta Ahram onlineè iniziato nel settembre 2020 e nel giro di poche settimane, con grande sorpresa del team, formazioni di mattoni di fango hanno iniziato ad apparire in tutte le direzioni. Quello che è emerso sino ad ora è il sito di una imponente città in buone condizioni di conservazione, con mura quasi complete e stanze piene di strumenti di vita quotidiana. Si tratta del più grande insediamento dell’impero egizio sulla riva occidentale di Luxor. Le strade della città sono fiancheggiate da case, le cui mura sono alte fino a 3 metri, estendendosi a ovest fino alla famosa Deir el-Medina.

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L’area di scavo è inserita tra il tempio di Ramses III a Medinet Habu e il tempio di Amenhotep III a Memnon. La missione egiziana ha iniziato a lavorare in questa zona alla ricerca del tempio funerario di Tutankhamon, il cui successore, Ay, costruì il proprio tempio in un sito adiacente, sul lato meridionale di quello di Ramses III, anche se gli egittologi ritengono possa essere appartenuto al faraone ragazzo, poiché vi furono trovate due statue colossali legate al giovane re. La parte settentrionale dell'edificio è ancora sotto la sabbia e potrebbe rivelare delle sorprese. 

Foto per gentile concessione del Ministero delle Antichità Egizie ©Reuters

Dallo scavo è emerso un sigillo di fango, su cui è iscritto “gm pa Aton”, che può essere tradotto come “il dominio dell’abbagliante Aton”, lo stesso nome di un tempio costruito da Akhenaton a Karnak. Un indizio che lega la città al faraone “eretico” e che fa ipotizzare che di lì a un anno, rispetto alla fabbricazione dell’oggetto, la città fu abbandonata e la capitale fu trasferita ad Amarna. Solo ulteriori scavi nell'area riveleranno cosa accadde veramente 3500 anni fa. 

Foto per gentile concessione del Ministero delle Antichità Egizie ©Reuters

Uno dei ritrovamenti più recenti, un vaso contenente circa dieci chilogrammi di carne essiccata, reca un'iscrizione: “Anno XXXVII, carne condita per la terza festa di Heb Sed, dal macello del recinto per bestiame di Kha, fatta dal macellaio luwy". «Una preziosa informazione che conferma quanto la città fosse attiva al tempo della co-reggenza del re Amenhotep III con suo figlio Akhenaton», suggerisce Brian. All’interno di una delle stanze sono stati trovati due grandi animali, presumibilmente una mucca e un toro. Sono in corso indagini per determinare la natura e lo scopo di questa pratica. Resta un'incognita anche la sepoltura di una persona trovata con le braccia tese lungo i fianchi e resti di una corda avvolta intorno alle ginocchia.

Collage fotografico dalla missione congiunta del Centro Zahi Hawass per l'Egittologia e del Consiglio Supremo delle Antichità ©Reuters

A nord dell’insediamento è stato scoperto anche un grande cimitero, la cui estensione è da determinare. Finora, la missione ha individuato un gruppo di tombe, scavate nella roccia, di diverse dimensioni che possono essere raggiunte solo attraverso profonde scale. Una caratteristica comune alla costruzione delle tombe nella Valle dei Re e nella Valle dei Nobili. I lavori sono in corso e la missione prevede di scoprire sepolture intatte piene di tesori.

Foto per gentile concessione del Ministero delle Antichità Egizie ©Reuters

Un gran numero di reperti archeologici, come anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata e mattoni di fango, recanti i sigilli del cartiglio del re Amenhotep III ("Neb Maat Ra”), hanno confermato la datazione della città. Fondata da uno dei più grandi sovrani d’Egitto, Amenhotep III, nono faraone della XVIII dinastia che governò dal 1391 al 1353 a.C., tale città fu attiva durante la co-reggenza del re con suo figlio, Akhenaton, e continuò ad essere utilizzata da Tutankhamon e dal suo successore.

Foto per gentile concessione del Ministero delle Antichità Egizie ©Reuters

I riferimenti storici ci dicono che l’insediamento era costituito da tre palazzi reali, nonché dal centro amministrativo e industriale dell’Impero. Gli strati archeologici sono rimasti intatti per migliaia di anni, lasciati dagli antichi residenti come se fosse ieri. Dopo soli sette mesi di scavi, sono state scoperte diverse aree o quartieri. Nella parte meridionale, la missione ha trovato una panetteria, una zona di cottura e preparazione dei cibi, completa di forni e deposito di stoviglie. La seconda area, ancora in parte scoperta rappresenta il quartiere amministrativo e residenziale, con unità più ampie e ben disposte. 

Foto per gentile concessione ©Centro Zahi Hawass per l'Egittologia 

Tale area è recintata da un muro a zig-zag, uno dei rari elementi architettonici dell’antica architettura egizia, utilizzati principalmente verso la fine della XVIII dinastia, con un solo punto di accesso che conduce a corridoi interni. L’unico ingresso fa pensare che fosse una sorta di fortezza, con la possibilità di controllarne l’entrata e l’uscita. 

Foto dal Centro Zahi Hawass per l’Egittologia ©Reuters

La terza zona è un'officina. Da un lato, l'area di produzione dei mattoni di fango utilizzati per la costruzione di templi e annessi. Dall’altro, un gran numero di stampi da colata per la produzione di amuleti e delicati elementi decorativi. In tutte le aree scavate, la missione ha trovato molti strumenti utilizzati in una sorta di attività industriale come la filatura e la tessitura. Sono state portate alla luce anche scorie di lavorazione del metallo e del vetro, ma l’area principale di tale attività deve ancora essere scoperta. 

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