EGITTO: LE MUMMIE TATUATE ERANO SACERDOTESSE


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a cura della redazione, 5 Dicembre

Le immagini a infrarossi hanno rivelato la presenza di titoli geroglifici sulla pelle di alcune mummie femminili rinvenute nella Valle del Nilo: quelle che a occhio nudo sembravano semplici macchie, erano simboli permanenti di precisi ruoli sociali, legati all’arte della guarigione e a culti sacerdotali...

Grazie all’uso della tomografia computerizzata e della riflessografia a infrarossi, che mostra le lunghezze d’onda della luce invisibile a occhio nudo, negli ultimi anni gli archeologi hanno individuato la presenza di nuovi tatuaggi su diverse mummie in tutto il mondo. Gli ultimi studi, però, hanno scoperto informazioni sul loro uso nell’Antico Egitto che prima erano impensabili. Lo ha ricordato il 22 novembre scorso l’archeologa Anne Austin dell’Università del Missouri, durante l’incontro annuale dell’American Schools of Oriental Research, a San Diego in California. Negli ultimi cinque anni, sotto l’egida dell’Istituto Francese di Archeologia Orientale del Cairo, Austin e il suo collega Cédric Gobeil hanno focalizzato i loro studi su un gruppo di 6 mummie, tutte donne, rinvenuto a Deir el-Medina che risalirebbero a circa 3.000 anni fa. 

L’incarnazione del divino 

Combinando i dati bioarcheologici con l’analisi sistematica di posizionamento, orientamento, ordine e simbolismo dei tatuaggi, i due ricercatori hanno identificato oltre 23 simboli figurali. «Sia i disegni sia la loro collocazione variano notevolmente da soggetto a soggetto. In tutte e sei, però, appare evidente l’uso simbolico del tatuaggio a livello rituale, come guaritrici o sacerdotesse», ha spiegato Austin. Una scoperta che sfata l’ipotesi che i tatuaggi sulle donne egizie fossero connotazioni legate alla fertilità o alla sessualità. Il caso più sorprendente è quello di una donna di Deir el-Medina sulla quale sono stati rivelati almeno 30 tatuaggi: «La maggior parte sembrano antichi geroglifici. L’estensione e la gamma dei segni suggeriscono un significato simbolico speciale. Il fatto che la donna ne riportasse una tale quantità dimostra non solo la sua fiducia nella loro importanza, ma anche quella che altri riversavano in lei. Potrebbe essere stata una sacerdotessa», ha sottolineato l’archeologa. Sul suo corpo, completamente disegnato, spiccamo due fiori di loto aperti tatuati su entrambe le anche. Secondo la ricercatrice tale fiore rappresenta un collegamento con il culto di Hator e i disegni graffiti sulle pietre del pavimento del tempio Ramesside a Deir el Medina. Molti dei tatuaggi sono ancora difficili da decifrare. Il più spettacolare è un grande Occhio di Horus posto sulla gola, circondato da una coppia di babbuini tatuati su ciascun lato del collo. Lo stesso occhio è disegnato sulle due spalle e sulla schiena: «Da qualsiasi angolazione si guardi questa donna vedi un paio di occhi divini (wadjet) che ti guardano». Accanto ad essi è inscritto un geroglifico Nefer, un ideogramma che indica “il prefetto". 

Il corpo come un Tempio

«La combinazione suggerisce formule divine "per fare del bene”, collocate sulla sua gola e sulle sue spalle per rendere ogni suo movimento e la sua voce divini. La collocazione intenzionale rendeva i tatuaggi ritualmente attivi durante le pratiche del culto religioso, incarnando così il divino», ha detto Austin. Anche se la pelle della mummia è distorta e coperta di resina, sono visibili altri tatuaggi più sbiaditi, come le mucche Hathor disegnate sulle sue braccia. Austin ritiene che i disegni mostrino una sorta di evoluzione dell’identità religiosa, che si sarebbe accresciuta nel tempo. Secondo la ricercatrice la natura permanente, pubblica e sacerdotale dei tatuaggi di Deir el-Medina indica che i ruoli religiosi delle donne nell'antico Egitto erano molto più complessi di quanto suggeriscano i titoli: «Con gli occhi divini posizionati su tutto il corpo, questa donna potrebbe anche incarnare la dea stessa». La diversa tipologia di tatuaggi riscontrata sulle varie mummie indica, per gli studiosi, che solo alcuni individui, indipendentemente dal loro genere, riportavano disegni complessi ed evocativi. Al momento su un totale di 14 mummie tatuate rinvenute lungo il Nilo (13 egizie e una sudanese), sono state identificate 13 donne e un uomo. In generale i ruoli religiosi nell'Antico Egitto sono desunti dai titoli incisi sulla pietra e sono maschili. «Tuttavia - secondo Austin - i tatuaggi rinvenuti su questa donna equivalgono a titoli scritti sul corpo, che evidentemente era considerato come un Tempio». L’ipotesi avanzata dalla studiosa è che fino all’inizio del Medio Regno il sacerdozio fosse prevalentemente femminile e che lentamente sia stato soppiantato da quello maschile. 

Il Culto della Rinascita

L’uso di tatuaggi complessi nella “Terra di Kem” (la Terra Nera) è stato scoperto poco tempo fa, ma non se ne comprendeva pienamente la funzione. Alla fine del XIX secolo sono state trovate diverse mummie femminili legate al culto di Hathor a Deir el-Bahari, il sito delle sepolture reali e di alto rango, che presentavano punti e trattini tatuati, suggerendo agli studiosi un simbolismo geometrico di natura terapeutico simile a quello sciamanico legato ai glifi rupestri. Sebbene il significato preciso di tali segni sia ancora un mistero, la loro posizione sul corpo, i colori utilizzati e l’associazione alla gestazione, fanno pensare a un culto della Rinascita. I tatuaggi delle due mummie di Deir el-Bahri sono gli stessi trovati sulle statuine della “fertilità" del Medio Regno e simili a quelle di alcune mummie di Dei el-Medina. Tra tutte spicca la mummia di Amunet, una sacerdotessa della dea Hathor dell’XI dinastia, scoperta nel 1891 dall'egittologo Eugene Grebaut. «Mostra motivi di linee tatuate su braccia, cosce e basso ventre, che formano un intricato disegno a rete dalla parte bassa della schiena poco sotto l'ombelico, simile a una barriera protettiva tra il mondo esteriore e il ventre. L'aspetto protettivo del tatuaggio è ulteriormente suggerito dalla figura di Bes, dio "guardiano della gestazione", che le donne avevano tatuato sulla parte interna della coscia», ha aggiunto Austin. Osservando la pigmentazione dei tatuaggi, gli studiosi ritengono che gli antichi egizi utilizzassero prevalentemente per realizzarli il nero, il blu o il verde, colori che simboleggiavano rispettivamente la Risurrezione, la Vita e la Nascita.

Segni di Potere

Altri segni, più complessi, sono stati rinvenuti sulle due mummie di Gebelein, che risalgono a oltre 5.000 anni fa, custodite dal British Museum. Quando furono scopetti fu subito evidente per gli studiosi che si trattava di disegni particolari, che anticipavano addirittura di un millennio tracce simili rinvenute altrove in Africa. Si tratta di un uomo e di una donna vissuti in epoca predinastica, tra il 3351 e il 3017 a.C.. L’inchiostro è stato applicato sullo strato più spesso del loro derma con una pigmentazione a base di carbonio. L’uomo era tatuato sulla parte superiore del braccio con «due animali cornuti leggermente sovrapposti», che i ricercatori hanno etichettato come un toro selvatico e una pecora berbera. Entrambi questi animali, secondo Daniel Antoine, curatore del British Museum, avrebbero un carattere simbolico. Sulla donna non sono stati riscontrati disegni animali, sulla sua spalla destra, però, sono tatuati quattro piccoli motivi a “S”, mentre sul suo braccio destro è disegnata una linea a uncino, che ricorda gli oggetti rituali di epoca predinastica. I ricercatori ritengono che potesse denotarne il potere o lo stato sociale. Alcuni hanno suggerito una somiglianza con un pentagramma rovesciato o con un bastone usato per riti cerimoniali. Non a caso, una scena rituale dipinta su un vaso di ceramica predinastica raffigura molteplici motivi a forma di S e un uomo che regge un attrezzo curvo simile ai disegni del tatuaggio trovati sulla donna. 

Geometrie sciamaniche

Solo i tatuaggi della mummia di Ötzi, rinvenuto sui ghiacciai al confine tra l’Italia e l’Austria (3370 a.C) possono considerarsi coevi a quelli delle mummie di Gebelein. Sull’uomo delle caverne le immagini a infrarossi hanno evidenziato 61 tatuaggi: disegni geometrici di punti, croci, linee parallele e cerchi. Gli scienziati hanno recedentemente organizzato i suoi tatuaggi in 19 gruppi diversi, ognuno dei quali forma un insieme di linee orizzontali o verticali, probabilmente realizzate con un ago di osso o di rame. Gli esperti hanno suggerito che potrebbe esserseli praticati da solo «come forma primitiva di agopuntura». Anche secondo Austin i tatuaggi geometrici hanno una valenza terapeutica, e determinerebbero nelle mummie egizie una divisionne tra guaritrici e sacerdotesse: «Non avevano lo stesso scopo di quelli figurativi a carattere sacro. Su nessuna delle sei mummie di Deir el-Medina, però, troviamo schemi a forma di croce sulle braccia come per Ötzi», ha precisato.

Il monogramma dell'Arcangelo

Il tatuaggio con la croce è un particolare che troviamo, invece, su una mummia più giovane, rinvenuta nel 2014 lungo il Nilo. Si tratta di una mummia atipica, perché non è propriamente egizia e non risale all’epoca faraonica. Appartiene a una donna che viveva in una comunità cristiana sudanese di 1300 anni fa. All’interno della sua coscia era nascosto un tatuaggio identico al disegno graffitato in molte chiese: una croce in cima a un simbolo che combina le lettere MIXAHΛ (in copto), monogramma dell’Arcangelo Michele. «L’uso di tatuaggi per indicare la propria fede è diffuso ancora oggi tra i copti, molti dei quali hanno una piccola croce tatuata all’interno del polso», ricorda Austin. Il monogramma di San Michele, che troviamo in diversi luoghi di culto medievali, anche in Italia, è stato scoperto in Nubia sulle mura dei luoghi di culto e nel vasellame, ma i ricercatori sono rimasti sorpresi nel trovarlo “inciso” sul corpo.