EGITTO, SCOPERTE NUOVE STATUE COLOSSALI NEL TEMPIO DI AMENHOTEP III


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a cura della redazione, 21 Dicembre

Scoperta archeologica eccezionale nella “Dimora dei Milioni di Anni” deI faraone della XVIII dinastia: dopo aver ritrovato ben 27 statue della dea leonessa e di una divinità al momento sconosciuta, gli archeologi hanno annunciato giovedì il ritrovamento di un’enorme statua di Horus….

Una missione archeologica congiunta egiziano-tedesca ha scoperto diverse statue colossali in granito nero nell’area di Koam al-Hetan, vicino Luxor: ben 27 sculture della dea egizia Sekhmet, di varie dimensioni (la più alta misura quasi 2 metri), frammenti di sfingi di calcare, un busto senza testa, presumibilmente della divinità solare femminile, e questa settimana un’enorme statua del dio Horus. Gli oggetti sono stati portati alla luce da un team di ricercatori guidato da Hourig Sourouzian sulla riva occidentale del Nilo, all’interno del tempio funerario dedicato ad Amenhotep III (Amenofi III, 1390-1352 a.C. circa), considerata sua “Dimora dei Milioni di Anni”. Una “dimora per l’eternità”: infatti il simbolo geroglifico di “milioni” ha anche una connotazione di infinito, di eternità. Con tale definizione l’intento del tempio funerario era di fornire un supporto terreno eterno alle funzioni ad esso connesse. Durante il nuovo Regno simili “Dimore” erano costruite quando il faraone era ancora in vita, quali templi di culto edificati affinché il “Re" associato al dio Amon potesse celebrare in qualità di sacerdote numerosi riti al fine di mantenere l’ordine cosmico, di cui era garante, in conformità ai principi di Maat.

«La statua che raffigura il dio Horus, in forma di falco misura circa 1,85 metri di lunghezza», ha spiegato il direttore generale delle Antichità di Luxor, Fathy Yassin. La scoperta è avvenuta nel contesto di un progetto di restauro a lungo termine dei Colossi di Memnone e del Tempio di culto di Amenhotep III, sotto la supervisione del Ministero delle Antichità e dell’Istituto archeologico tedesco. «Lo scopo del progetto è preservare i resti del tempio e ricostruirlo di nuovo», ha affermato il copresidente della missione egiziano-tedesca Horig Sorosyan. Il colossale Horus è in buono stato, nonostante sia fratturato all’altezza delle gambe, più o meno verso la fine del gonnellino, e non conservi più le braccia, probabilmente a causa del crollo dell’edifico dovuto a un devastante terremoto nel 1200 a.C.. La missione, nel frattempo, continuerà a cercare le parti mancanti, anche se «diverse pietre del tempio furono usate per costruire templi e altre statue reali nell’era Ramesside», ha sottolineato Yassin, aggiungendo che la statua è attualmente in fase di restauro.

Le 27 statue di Sekhmet fanno parte di una raccolta di oltre 280 sculture della dea trovate nello stesso tempio dall’inizio degli scavi nel 1998. Perché Amenhotep III commissionò così tante statue di questa dea e quale fosse la loro funzione resta un mistero. Raffigurano tutte la dea leonessa in diverse posizioni: seduta su un trono mentre tiene in mano il simbolo della vita o in piedi e con in mano uno scettro di papiro. In tutte Sekhmet è rappresentata con un disco solare sopra la testa e un ureo che adorna la sua fronte. «Le sculture sono di alta qualità artistica e di grande interesse archeologico», ha sottolineato Sourouzian, aggiungendo che sono attualmente in fase di restauro. Sekhmet è riconosciuta come una delle divinità più potenti della mitologia egizia, considerata la dea della guerra e della guarigione. Il numero di statue che sono state rinvenute fino ad oggi nel sito può essere attribuito alla sua immensa importanza nell’antica religione egizia. La dea dalla testa di leone era infatti un membro della triade menfita: moglie di Ptah (dio degli artigiani e degli architetti) e madre di Nefertem, si diceva che il suo respiro creasse il “deserto”. Ampiamente riconosciuta come figlia di Ra, il dio del Sole, era particolarmente favorita dai faraoni che la vedevano come loro protettrice e custode del lignaggio reale. È giusto ricordare che Sekhmet, conosciuta come una forza di distruzione contro i nemici di Ra, le forze oscure, per gli antichi Egizi rappresentava il Risveglio dell’Energia vitale e la Rinascita.

Sourouzian ha precisato che le statue di Sekhmet sono state trovate nella sala ipostila del tempio, una struttura coperta sostenuta da colonne. Mahmoud Afifi, capo del Dipartimento delle Antichità egizie presso il Ministero, ha detto che tutte le statue della dea sono ora conservate in magazzini sorvegliati dal Ministero per motivi di sicurezza, aggiungendo che quando gli scavi nel tempio saranno completati e il sito sarà aperto ai visitatori, verranno rimesse nel loro luogo originale. La squadra di Sourouzian ha anche rinvenuto alcuni grandi frammenti di sfingi scolpite nel calcare, nonché un piccolo busto di una divinità in granito nero, ancora non identificata, nelle vicinanze del terzo pilone del tempio funerario.

FOCUS DI FENIX

Oltre i confini dell’Egitto, il British Museum ospita la più grande collezione di statue in granodiorite e frammenti di statue della dea Sekhmet prodotte durante il regno di Amenhotep III. Tra le statue del museo britannico, uno studio dell’Università di Cambridge, lo scorso anno ha fatto notare che nella collezione britannica esiste un frammento della testa della dea precedentemente non catalogato, con un’insolita corona di urei, che si riferisce a esempi sopravvissuti trovati nel Tempio di Mut a Karnak e a Kom el-Hettan a Luxor. Frammento della statua di Sekhmet con corona di urei trovato a Kom el-Hettan, ©The Colossi of Memnon e Amenhotep III Temple Conservation Project / Antoine Chéné.Questo frammento è molto insolito, in quanto è sormontato da una corona di urei, con due urei aggiuntivi nella parte anteriore, piuttosto che il solito disco solare con singolo serpente. Misura circa 38 centimetri di larghezza e 33 centimetri di altezza, il che suggerirebbe che corrisponda a una statua molto grande. Mentre le statue di Sekhmet sono in media alte circa 2 metri, il frammento dovrebbe appartenere a una scultura alta almeno 3 metri. Quando è stato riscoperto nei magazzini del museo, il frammento era attaccato a un blocco di pietra o di cemento e aveva due numeri (forse numeri di scavo o di raccolta) dipinti sulla fronte: il numero 105 dipinto in bianco e il numero 194 in rosso, subito sotto. Stranamente negli archivi del museo non risulta nessuna informazione relativa a questi numeri, né sull’origine del frammento, né su dove sia stato rinvenuto. Dettaglio laterale della statua restaurata di Sekhmet al Tempio Mut. Fotografia: Tara Draper-Stumm, 2016L’insolita corona di urei potrebbe suggerire che la sua origine fosse Luxor, poiché sembra corrispondere a esempi simili trovati sia nel Tempio di Mut che a Kom el-Hettan. Una grande statua seduta di Sekhmet con corona di urei fu scoperta nel da Margaret Benson e Janet Gourlay negli anni 1890 nella seconda corte del tempio di Mut, dove è ancora visibile oggi. Questa statua, che è stata successivamente attribuita a Sheshonq I (945-924 a.C., XXII dinastia), ed è stata conservata e restaurata dall’American Research Center in Egitto (ARCE) nel 2013. Il busto superiore di un altro esempio di Sekhmet “gigante” con corona di urei è stato trovato a Kom el-Hettan, in prossimità della corte peristilio e della sala ipostila nel 2006. È possibile che queste statue più grandi siano state originariamente raggruppate nel tempio funerario di Amenhotep III a Kom el-Hettan. Potrebbero anche essere stati collocati di fronte ai piloni nel Tempio di Mut, come suggerirebbe una rappresentazione del recintonella tomba di Khabekhnet del periodo Ramesside, a Deir el-Medina. Qualunque sia stato il loro uso, è chiaro che si tratti di un gruppo speciale all’interno del vasto corpus di statue dedicate a Sekhmet.


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