GLI DEI DEL GRANO


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a cura della redazione, 15 Febbraio

Una piccola mummia a testa di falco di 2000 anni fa testimonia il potere germinativo del seme e il principio della vita stessa per gli Antichi Egizi...

ACQUISTA ORALo scorso maggio è stata inaugurata una nuova sala espositiva del Museo MehlWelten, nella quale il visitatore viene condotto nel mondo delle divinità e dei riti, che avrebbero dovuto garantire raccolti redditizi sin dagli albori della storia. L’orgoglio della collezione è una mummia di più di 2000 anni fa, una rappresentazione a testa di falco di Sokar e Osiride. Un prestito dell’imprenditore austriaco Peter Augendopler, fondatore del “Paneum House of Bread” ad Asten vicino Linz. Sebbene in passato esistessero innumerevoli mummie di questo genere, oggi ne sono sopravvissute meno di 200 esemplari. La mostra ripercorre la storia della farina, sottolinenado il significato del “seme” dai miti delle prime civiltà avanzate alle diverse religioni monoteiste. Modellata dal limo del Nilo, la mummia rappresenta il potere germinativo del seme e il principio della vita stessa. «Siamo di fronte a un modello di Osiride germinante, dove Sokar rappresenta l'unione tra Ra, che si è fatto carne, e Osiride, che si fa Luce. Nell’Antico Egitto spesso fallo e ombelico corrispondevano. Forme simili erano, dunque, considerate un simbolo resurrettivo», spiega l’esperto Marco Rocchi, autore tra gli altri del libro “Sfinge, L’Alba delle Origini”, uno studio archeologico dei simbolismi egizi alla ricerca delle radici della spiritualità.

 Facciamo notare che il seme è qui posto al centro di un cerchio che poggia sulla zona ombelicale. Un dono di sepoltura simbolo del potere del Risveglio sull'Anima del defunto. Per quanto gli studiosi sostengano che si tratti di un seme di orzo, frumento o farro, la conformazione non corrisponde. A nostro avviso potrebbe trattarsi di un seme di palma Dum, presente in molte tombe e collegato a Osiride, Thoth e Hathor, anche se dovrebbe essere decisamente più grande. Forse è stato utilizzato un seme che lo ricorda, ma in miniatura, a forma di cuore e che somiglia molto a un chicco di mais.

LA SCHEDA DI FENIX
a cura di Adriano Forgione
Durante uno dei viaggi di Fenix in Egitto ho potuto scattare alcune immagini che testimoniano la presenza di reperti archeologici davvero singolari, a sostegno della teoria che l’America fosse conosciuta prima di Colombo, e che gli Antichi Egizi vi ebbero rapporti commerciali. Forse vi giunsero con le loro navi, oppure ricevettero merci portate da altri popoli che avevano rapporti con i pre-colombiani.

Foto ©Adriano ForgioneA testimoniarlo serebbbero alcuni reperti ufficiali conservati al Museo del Cairo. Nella sezione del museo destinata al periodo amarniano e al faraone Akhenaton vi è una teca con piccoli oggetti in faience rinvenuti nelle tombe (1352-1295 a.C.). Alcuni sono certamente delle pigne, ma due piccoli oggetti di colore verde, lunghi solo un paio di centimentri, riportano un lungo ciuffo di colore scuro. Sembrerebbero proprio degli ananas, in quanto le pigne non presentano tale ciuffo, essendo un frutto di alberi di conifere e non un frutto di una pianta grassa, che è originaria del Sud-America e portata in Europa ufficialmente solo dopo Cristoforo Colombo. Inoltre si osservi la direzione delle “scaglie”.
Foto ©Adriano Forgione In una pigna queste puntano verso il basso e ciò è ben riprodotto anche nelle pigne di faience egizie poste nella bacheca. Nell’ananas le scaglie puntano naturalmente verso l’alto e questo è quanto si vede dai due piccoli ananas di faience egizi (ve ne è forse un terzo, più grande, anch’esso di colore verde ma sembra aver perso il ciuffo). Il colore verde è naturale per gli anans colti acerbi. Dunque, cosa ci fanno degli ananas in Egitto se le culture d’Egitto e del Sud-America mai vennero ufficialmente a contatto? Una risposta possibile è che si tratti di  palme fanciulle, oppure che gli egiziani del periodo amarniano siano entrati in contatto con questo frutto, per via di commerci diretti o indiretti. Nel secondo caso, dovremmo ipotizzare che qualcuno sia giunto in America per portarli con sé in Africa, indicandoci che fu scoperta molto prima di Colombo. Furono gli egiziani? Non lo sappiamo, ma resta un ragionevole dubbio. Questi reperti risalgono a circa 1300 anni prima di Cristo e sono osservabili ancora oggi al Museo del Cairo.
Foto ©Adriano ForgioneUn altro indizio è dato da alcune pannocchie di mais, che ho individuato tra i rilievi del tempio di Ramses II ad Abydo. Sulla parete interna destra del muro di cinta il dio del Nilo Api porta delle offerte. Due rilievi, uno successivo all’altro, permettono di discutere la presenza di questa pianta americana da coltivazione tra gli egizi. Infatti in un rilievo Api porta dei pani, fichi, melograni, anatre e uva. Non c’è alcun dubbio che si tratti di uva. In quello successivo le offerte sono le stesse ma stavolta l’uva è stata sostituita da qualcosa di più allungato che di certo non sono uva, né pigne, né grappoli di dattero. Sembra piuttosto del mais. Osservando la parete è possibile ravvisarvi anche una delle classiche foglie allungate che ricoprono la spiga nel “grappolo" a sinistra dell’immagine. L’uva, inoltre, come si evince dallo stesso bassorilievo posto di fianco sullo stesso muro, ha ben altro aspetto, molto più riconoscibile.
Foto ©Adriano Forgione

Il curatore del Museo MehlWelten, Oliver Seifert, ha progettato la sala espositiva multimediale come un viaggio interattivo attraverso la storia dei sementi in relazione alla religione: un interessante excursus nell'evoluzione del “seme” come simbolo del potere divino e della Vita eterna, dalle prime civiltà avanzate alle religioni monoteiste. “Gli Dei del Grano”, inteso nella sua accezione più ampia di tutti i semi da farina, è la seconda di una serie di estensioni espositive del museo di Wittenburg, iniziate nel 2017 con la mostra “Farina, Energia, Vita”. «Un alimento - spiega Seifert - che ha assicurato la sopravvivenza stessa dell’uomo: dalla rivoluzione neolitica, avvenuta circa 10.000 anni fa, è stata la base di ogni stato o regno, e fulcro di ogni società, anche tribale».

Come simbolo della coltivazione dei semi atti a produrre farine nella preistoria, la mostra esibisce anche una replica di Ötzit, la mummia “tatuata" trovata nei ghiacciai delle Alpi Venoste in un perfetto stato di conservazione, che offre importanti spunti nello studio del legame tra lo sciamanesimo e i frutti della terra 5.300 anni fa. Nell'orlo della sua pelliccia, infatti, sono stati trovati anche due antichissimi semi. La replica è unica nel suo genere in tutta Germania ed è stata sviluppata in stretta collaborazione con il Museo Archeologico dell'Alto Adige a di Bolzano sulla base di una TAC dello scheletro della mummia. Progettato come un forum per la scienza dei cereali, il museo espone più di 3.600 sacchi di farina provenienti da 140 paesi diversi.

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