GLI SCIENZIATI ESAMINANO UN TESSUTO CEREBRALE ANCORA IN OTTIMO STATO DELL'ETÀ DEL FERRO


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(Londra, Inghilterra) - Secondo un rapporto della CNN, i ricercatori guidati da Axel Petzold dell’University College di Londra hanno esaminato il cervello di Heslington, un organo di 2.600 anni scoperto in un cranio decapitato trovato in una fossa ricca di argilla nel nord dell’Inghilterra. I cervelli di solito si decompongono rapidamente a causa dell’azione degli enzimi presenti nei tessuti umani. Petzold e i suoi colleghi hanno scoperto che le aree esterne del cervello di Heslington avevano ancora delle proteine in atto che normalmente agiscono come impalcature e ne mantengono la struttura. Le proteine si sarebbero «legate tra loro ancora di più dopo la morte del soggetto e avrebbero fatto restringere il cervello di Heslington renderndolo più compatto». Gli scienziati hanno anche osservato questo processo in un altro cervello circa tre mesi dopo la sua morte. Suggeriscono che potrebbe esserci una sorta di fluido acido che è entrato in contatto con i resti e che ha letterlamente disattivato gli enzimi normalmente responsabili della decomposizione. Ulteriori ricerche su tale ripiegamento e dispiegamento delle proteine del cervello potrebbero essere utili per lo studio delle malattie neurodegenerative. Un fenomeno simile è stato riscontrato nella “Ragazza Egtved”, il cui cervello fu parzialmente preservato nel suolo inondato dopo la sua morte intorno al 1370 a.C..

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