GLI SCIENZIATI INDAGANO SULLA COSCIENZA: "ENTITÀ SEPARATA DAL CORPO”


National Post, 18 Aprile 

Approfondimenti su Hera

Lo studio delle esperienze di pre-morte sfida l’idea che la nostra coscienza svanisca quando il nostro cervello si spegne. Come possono, infatti, le persone avere ricordi lucidi e vividi mentre il loro cervello non è funzionante? A domandarselo è Sam Parnia, medico specialista in terapia intensiva e rianimazione presso il Langone Medical Center di New York, autore di “AWARE”, il più grande studio al mondo su ciò che accade alla mente umana e alla coscienza durante i processi di rianimazione in pazienti il cui encefalogramma era “piatto”. Sulla scorta di centinaia di casi registrati, Parnia ritiene che “la coscienza, che ci rende in modo univoco quelli che siamo, possa non avere origine nel cervello e che sia un’entità separata, non ancora scoperta, simile per natura alle onde elettromagnetiche che trasportano suoni e immagini. La scienza moderna semplicemente non ha gli strumenti per dimostrarlo; ma quando moriamo - spiega - quell'entità che chiamiamo coscienza non scompare immediatamente, anzi può continuare dopo che il nostro cuore ha smesso di battere per un periodo di tempo”.

FOTO: Cornelia Li

Parnia non è un uomo religioso e non lo è diventato neppure di fronte all’evidenza di qualcosa di “soprannaturale”. Il suo è e resta un approccio scientifico. Lui e altri medici stanno indagando sul fenomeno, cercando di trovare modi migliori per salvaguardare le funzioni celebrali di chi vive un’esperienza di pre-morte ed evitare gli “orribili disordini” che possono derivarne, come avvenne per Terri Schiavo, una donna della Florida che entrò in uno stato vegetativo permanente dopo che il suo cervello era rimasto senza ossigeno a causa di un arresto cardiaco.

FOTO: Cornelia Li

Parnia attualmente sta conducendo una nuova ricerca, “AWARE II”, con il contributo di scienziati canadesi. Il suo obiettivo è studiare 1.500 persone in stato di arresto cardiaco attraverso dispositivi portatili di monitoraggio dell’ossigeno  e delle onde cerebrali per misurare il funzionamento del loro cervello mentre sono “privi di coscienza". I pazienti saranno dotati di cuffie wireless, attraverso le quali parole e suoni casuali (che devono rimanere segreti fino allo scadere dell'esperimento) verranno trasmessi tramite un tablet. Saranno proiettate anche immagini sulla stanza, impossibili da vedere a una persona in stato di arresto cardiaco. “In questo modo possiamo verificare i ricordi dei sopravvissuti, scoprire se riescono ad avere memoria di uno di questi stimoli, registrare quando sono stati in grado di ricevere informazioni e in che modo si riferiscono alla loro qualità di rianimazione cerebrale”, ha spiegato in una recente riunione del Consiglio Europeo di Rianimazione.

Dr. Sam Parnia, specialista in terapia intensiva e in rianimazione presso il Langone Medical Center di New York.

Una ricerca che sfiderà le certezze consolidate dalla medicina sino ad oggi e aprirà le porte a cosa c’è oltre, studiando cosa accade alla mente umana e alla coscienza in punto di morte. Un altro passo avanti per capire in che modo la “mente" si relaziona con il cervello.