GRAFFITI DI MARSUPIALI DEL 10.000 A.C IN INDIA


Scroll.in, 13 Maggio

FOTO: Desi Stone and Bones - audio video su Twitter

Tra le migliaia di incisioni rupestri recentemente scoperte in Andhra Pradesh da un gruppo di ricerca dell’Università di Madras, i disegni stilizzati di animali in posizione eretta dotati di marsupio rappresentano un nuovo indizio dell’ipotesi di una relazione tra gli aborigeni australiani e alcuni ceppi dell’India Antica…

La penisola indiana è costellata di disegni rupestri, che ci raccontano storie di vita quotidiana dei nostri antenati, “tatuate" sulle pareti rocciose: dalle figure stilizzate delle grotte di Bhimbetka nell’India centrale, che risalgono a 30.000 anni fa, ai murali abbaglianti di Ajanta ed Ellora nella parte occidentale del paese, datati intorno al 200 a.C.. Disseminate lungo il tavolato rosso di macigni, rocce e ciottoli dell’Andhra Pradesh, una regione ubicata a sud verso la punta, sono stati recentemente rinvenuti alcuni disegni che lasciano perplessi. Il terreno che li custodisce è simile a Jwalapuram, un’area di 22 chilometri a sud-ovest, dove Jinu Koshy, docente presso il Dipartimento di Storia Antica e Archeologia dell’Università di Madras, ha investigato negli ultimi dieci anni, portando alla luce reperti e disegni antichissimi celati in sperduti rifugi scavati nelle grotte. Deciso a ripetere l’impresa in una zona più ad est, inesplorata e impervia, l’archeologo ha finalmente individuato un nuovo sito, dove ha scoperto incredibili rappresentazioni preistoriche di marsupiali, risalenti al 10.000 a.C..

Una scoperta che non ha nulla da invidiare all’inestimabile tesoro archeologico scoperto mezzo secolo prima dall’archeologo Vishnu Shridhar Wakankar nel Madhya Pradesh. Guidato da un gruppo di giovani pastori, Koshy, è scivolato attraverso il sentiero impervio di un ruscello asciutto, dove ha individuato un rifugio roccioso, con migliaia di disegni color ocra graffiati sulle pareti: animali ungulati, cervi, cinghiali, figure umane, simboli astratti, etc.. Più di 2.000 dipinti “arrugginiti” disegnati con l’ematite, una pietra viola ricca di ossido di ferro. “Su una parte del riparo di roccia c’era un’antilope delle dimensioni di una palma, decorata con linee e triangoli incompleti. Sopra di essa si intravedeva una figura con i capelli irti, le braccia e le gambe distese. Accanto ad essa il disegno sbiadito di una creatura che sembrava una tartaruga”, racconta il ricercatore. C’erano anche, però, alcune figure di "creature in posizione eretta con il marsupio, mai visti prima nei reperti di arte rupestre indiani”. Gli insoliti disegni sono stati immediatamente associati ad alcuni denti di animale scoperti nel 2005 dal paleontologo Sunil Bajpai, professore presso l’Indian Institute of Technology di Roorkee, in una miniera di carbone nel Gujarat. “Uno di questi in realtà risultò essere di un pipistrello - spiega lo studioso - ma l’altro è stato annoverato nella categoria dei marsupiali, sebbene con un margine di dubbio, non essendoci ulteriori prove a conferma. Ora potremmo averne”.

Gli studiosi suggeriscono che la presenza di tali “bizzarre” figure non può essere spiegata esclusivamente dalla teoria secondo la quale gli esseri umani moderni sarebbero migrati in India dall’Africa più di 65.000 anni fa e nei successivi 20.000 anni alcuni gruppi avrebbero raggiunto l’Australia. “Perché mai alcuni di questi avventurieri, percorrendo almeno 8.000 chilometri, sarebbero tornati indietro, lasciando traccia dei marsupiali dalla coda lunga, eretti su due zampe?”, si domandano. Secondo Chandramouli Navuluri, professore alla Pondicherry University, esperto di pitture rupestri, “i disegni dei mammiferi trovati in Andhra Pradesh sono molto più semplici delle figure dell’arte rupestre degli aborigeni australiani”. Questo vuol dire che sono antecedenti? Pur restando il mistero, siamo di fronte a un indizio interessante, che a nostro avviso avvalora l’ipotesi di una relazione tra gli aborigeni australiani e alcuni ceppi umani dell'India antica, della cui evidenza somatica abbiamo già parlato su FENIX. E questo spiegherebbe come mai l’antica scrittura della Valle dell’Indo sia uguale al Rongo Rongo del Pacifico.

Nei viaggi successivi, Koshy, insieme a alcuni dei suoi studenti, ha scoperto più di 200 caverne ricche di disegni. Lo studioso crede che l’area potrebbe essere stata sede di una vivace comunità preistorica, dedita alla caccia e al raccolto stagionale. Secondo Koshy, specializzato in archeologia paleolitica e analisi litica “gli utensili in pietra mesolitica, caratterizzati da piccole dimensioni e spigoli vivi, rinvenuti nella regione sembrano suggerire che questo sito possa avere circa 12.000 anni. Ci sono ancora altri 13 siti da esaminare. Per ora abbiamo esplorato solo il 40% della valle”, L’archeologo,  che ha lavorato in questi anni sulle sequenze microlitiche degli ultimi 35.000 anni tra i rifugi rocciosi del Jwalapuram, studiando i modelli di insediamento dei nostri antenati del bacino del fiume Lower Palar, con particolare riguardo per i siti di arte rupestre del distretto di Kurnool, si è detto certo che si tratta del più grande insediamento mai scoperto fino a ora.