GRANDE VUOTO, NUOVE INDAGINI A GIZA


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The Asahi Shimbun, 11 Gennaio

Al via un nuovo progetto di scansione muonica della cavità misteriosa all’interno della Piarmide di Khufu. I risultati delle indagini questa volta saranno combinati a quelli dei droni…

Dopo solo due mesi dal video del Progetto Scan Pyramids sui risultati di due anni di misurazioni del “Grande vuoto”, scoperto nella Grande Piramide della Piana di Giza, arriva l’annuncio di una nuova indagine. A portarla avanti questa volta, però, sarà un nuovo team investigativo, chiamato a verificare i risultati sino ad ora registrati e a scoprire cosa realmente nasconde ancora questo monumento millenario. A quanto pare un nuovo gruppo di ricercatori giapponesi ha in programma di “bombardare” la Grande Piramide con raggi cosmici per confermare la natura e le potenzialità della misteriosa “camera segreta” rilevata dai sondaggi del progetto interdisciplinare egizio-nipponico. 

Il team dell’Università di Kyushu prevede di arrivare a breve in Egitto per esplorare la massiccia struttura costruita intorno al 2500 a.C. e ritenuta la tomba del faraone Khufu (Cheope). «La cavità precedentemente scoperta è troppo grande dal punto di vista archeologico», ha detto Sakuji Yoshimura, a capo del progetto di ricerca globale che coinvolge molte altre università. «Siamo entusiasti di verificare i risultati, non sappiamo cosa troveremo», ha aggiunto Tadahiro Kin, professore associato di Metrologia delle Radiazioni presso la Kyushu University, che insieme ad altri ricercatori scansionerà la piramide con un metodo chiamato "radiografia del muone", che è molto simile all’imaging a raggi X. I muoni sono particelle subatomiche generate quando i protoni e altri raggi cosmici colpiscono l’atmosfera. Un’area delle dimensioni di un palmo di una persona riceve un muone al secondo. Mentre i muoni possono attraversare anche un chilometro di spessore, la quantità di essi che può penetrare gli oggetti varia a seconda della densità e dello spessore del materiale di cui sono composti. La tecnologia consentirà al team di Kin di misurare a 360° i blocchi di pietra utilizzati nell’area interessata attraverso un rivelatore di muoni di nuova concezione, che opererà per un mese all’interno della Camera della Regina, che si trova immediatamente sotto il “Grande Vuoto”. I dati accumulati saranno combinati con i risultati di un sondaggio effettuato con i droni.

La Grande Piramide è alta 139 metri e ha una base quadrata con ogni lato che misura 230 metri. I dettagli della sua costruzione interna sono ancora oggi un mistero, nonostante le camere ormai note (la Camera del Caos, La Camera della Regina, la Grande Galleria e la Camera del Re).  

Il gruppo di ricerca del Progetto Scan Pyramids, del quale fanno parte la Nagoya University e l’High Energy Accelerator Research Organization, aveva annunciato precedentemente di aver trovato una cavità sconosciuta che misurava più di 30 metri di lunghezza al centro della piramide usando sempre la tecnologia ai muoni. La scoperta era stata riportata per la prima volta sulla rivista scientifica britannica Nature nel novembre 2017. Rispetto ai risultati pubblicati tre anni fa, i risultati delle analisi resi pubblici a novembre scorso dallo Scan Pyramids, avevano rivelato che il “Grande Vuoto” si trova tra i 10 e 15 metri sopra la Grande Galleria che conduce alla Camera del Re. La sua lunghezza minima, inizialmente stimata di 30 metri, è risultata essere maggiore, pari a minimo 40 metri, e probabilmente si tratta di un’unica sezione. Tuttavia, gli scienziati della missione non hanno saputo ancora dare conferma se si tratti o meno di uno spazio in pendenza. 

Il governo egiziano data la straordinarietà della scoperta ha chiesto a Yoshimura, presidente dell’Università Internazionale Higashi Nippon di Iwaki, nella Prefettura di Fukushima, di verificarne i risultati. L’Istituto è stato coinvolto in questi anni nel progetto di restauro della nave faraonica e della sua barca gemella, ritrovate nei pozzi che circondano la Grande Piramide, nel 1954. Insieme all’Università Kyushu, l’Università Tohoku, l’Università di Tokyo e l’Istituto di Tecnologia Chiba saranno co-responsabili di altre divisioni d’indagine sotto Yoshimura. Il progetto si concluderà entro l’estate e i risultati saranno anunciati i prossimo autunno.

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