I CANANEI ESEGUIVANO LA CHIRURGIA CEREBRALE 3.500 ANNI FA


Haaretz, 7 Aprile
FOTO: Rachel Kalisher

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Gli scheletri di due fratelli gravemente malformati, trovati a Meghiddo, suggerirebbero che i Cananei curavano i disabili con la trapanazione del cranio. Scavando a Nord d’Israele, un gruppo di archeologi ha portato alla luce i resti di due uomini nati con anomalie congenite e colpiti da malattie debilitanti in età adulta. I ricercatori hanno trovato prove di una complessa procedura medica eseguita su uno di loro, probabilmente nel tentativo di salvarlo. La tomba cananea, datata tra la fine del XVI secolo e l'inizio del XV secolo a.C., è stata trovata sotto un edificio del sito antico, in prossimità di una “tomba regale”. “Era comune all’epoca seppellire il defunto sotto il pavimento della casa di famiglia, che in questo caso era di rango elitario elevato”, dice Rachel Kalisher, bioarcheologa presso la Brown University. “Ciò che sorprende è stata la condizione degli scheletri - aggiunge - uno di essi presentava anomalie multiple, inclusa una sutura metopica e un quarto molare, molto raro. La maggior parte degli adulti ha tre molari in ciascun quadrante della bocca, il terzo è il dente del giudizio”. Inoltre il suo cranio mancava di un pezzo di osso sulla fronte. Questo per la studiosa dimostrerebbe che ha subito una trapanazione. “Entrambi gli scheletri mostrano anche segni di 'orbitalia cribra', lesioni alle prese oculari superiori che sono probabilmente collegate a una forma di anemia durante l’infanzia”, spiega. 

La presenza di lesioni e fori porosi nelle loro ossa, indicherebbe uno stato debilitante, probabilmente determinato da un’infezione, forse lebbra, che entrambi avevano contratto. Finora, l’analisi del DNA dei due scheletri ha dimostrato che i due uomini erano fratelli, e che l’uomo con il cranio perforato, morì tra i 20 ei 40 anni, mentre l’altro sopravvisse solo fino ai suoi vent’anni. “Circa una dozzina di altri casi sono stati trovati nella regione, risalenti al periodo neolitico ed ellenistico, ma questa è la prima prova di trapanazione a Meghiddo. Le ipotesi su questa pratica sono svariate: dalla terapia medica a un uso ritualistico”, sottolinea la studiosa. Anche se la chirurgia cranica in un periodo senza antibiotici e anestesia poteva essere una condanna a morte, alcune persone sono sopravvissute alla procedura, come dimostra la ricrescita ossea trovata su molti crani perforati in tutto il mondo. Alcuni studi hanno suggerito che il tasso di sopravvivenza di questa chirurgia avrebbe potuto essere di circa l'80%. “Nel caso del cranio di Meghiddo, però, l’uomo non sembra essere sopravvissuto all’operazione”, conclude Kalisher.