I CRISTALLI DI MAGNETITE PRESENTI NEL NOSTRO CERVELLO POTREBBERO SBLOCCARE POTERI PSICHICI?


a cura della redazione

Quale ruolo ha la magnetite presente nel corpo umano? Questi cristalli potrebbero agire come piccole antenne che lo collegano con l’energia magnetica della Terra? È plausibile ipotizzare che questa forza possa essere codificata attraverso sistemi di onde elettromagnetiche? Stiamo parlando di un minerale che ha una vasta gamma di usi: dai magneti del frigorifero alla generazione di energia elettrica. Ma quello che probabilmente molti non sanno è che il nostro cervello in realtà ne sintetizza i cristalli e che ne abbiamo centinaia di milioni nella testa. Molto più piccoli però...

I cristalli di magnetite, presenti in natura negli strati più profondi della roccia terrestre, sono stati registrati in molte specie di esseri viventi. Gli scienziati non sono ancora sicuri della funzione che assolvono nel tessuto nervoso dell'essere umano, ma è ormai un’evidenza scientifica che le membrane che circondano il cervello e il midollo spinale ne sono zeppe. La scoperta si deve a un geologo, Joseph Kirschvink, professore presso la California Institute of Technologyche, che li ha individuati nel 1992, grazie alla tecnologia ultrasensibile dei superconduttori squidd. Kirschvink, pensa che la sensibilità magnetica degli organismi viventi abbia una base genetica e sia stata uno dei primi apparati sensoriali ad evolversi. La sua teoria è che questa capacità sia stata trasportata da Marte attraverso le meteoriti, come la famosa ALH 84001 che conteneva al suo interno dei presunti "microrganismi fossili" comprendenti delle strutture a catena di magnetite. Sebbene studi successivi non abbiano ancora condotto a risultati assoluti, sappiamo che i campi magnetici della terra influenzano tutto, dal nostro umore alla nostra capacità di apprendimento. La ricerca, infatti, negli ultimi anni ha iniziato a studiare anche i collegamenti tra il campo elettromagnetico del pianeta e le nostre capacità psichiche.

La magnetorecezione, la percezione del campo geomagnetico, è una modalità sensoriale ben consolidata in tutti i principali gruppi di vertebrati e alcuni invertebrati, ma la sua presenza nell'uomo è stata testata raramente, producendo risultati inconcludenti. Neuroscience ha recentemente pubblicato uno studio che riporta le risposte specifica del cervello umano alle rotazioni ecologicamente rilevanti dei campi magnetici di forza della Terra. «A seguito della stimolazione geomagnetica - si legge nell’abstrac - si è verificata una caduta dell'ampiezza delle oscillazioni alfa EEG (8-13 Hz) in modo ripetibile. Una desincronizzazione associata all'elaborazione sensoriale e cognitiva degli stimoli esterni. I test biofisici hanno mostrato che la risposta neurale era sensibile ai componenti dinamici e all'allineamento assiale del campo, ma anche ai componenti statici e alla polarità del campo». Questo modello di risultati implica il ferromagnetismo come base biofisica per la trasduzione sensoriale e fornisce una base per iniziare l'esplorazione comportamentale del magnetorecezione umana. Studi anticipati dal lavoro pionieristico di Marco Todeschini, autore del libro “Spaizodinamica e Psicofisica”, nel quale teorizzava la capacità dei nostri sensi di percepire le variazioni del campo magnetico esterno «trasmesse attraverso il mezzo fluido che ci circonda», l'etere. La sua teoria prevedeva anche il processo inverso, ricreando a livello cerebrale una sensazione nota fino a generare una corrente e quindi una perturbazione elettromagnetica diretta verso l’esterno. Se così fosse le percezioni extrasensoriali, la telecinesi, le allucinazioni e molti altri fenomeni troverebbero una spiegazione nella capacità non solo di ricevere, ma anche di produrre e trasmettere, segnali elettromagnetici. Nel 1978, il fisico Robert C. Beck ha pubblicato alcune ricerche preliminari sugli effetti dei campi magnetici a frequenza estremamente bassa sull’umore dei soggetti umani. In base ai suoi studi i campi ELF (extremely Low frequancy) di 6,67 Hz, 6,26 Hz e inferiori tendono a produrre sintomi di confusione, ansia, depressione, tensione, paura, lieve nausea e mal di testa. D'altra parte, le oscillazioni di 7,8, 8,0 e 9,0 Hz producono effetti di riduzione dell’ansia e di riduzione dello stress che imitano alcuni stati meditativi. Più recentemente, infatti, proprio i campi magnetici sono stati utilizzati in pratiche cliniche di successo per eliminare la depressione e il disturbo bipolare, con oltre 1300 articoli di ricerca medica pubblicati fino ad oggi. Il trattamento non invasivo, noto come stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, utilizza un gadget a forma di bacchetta per eliminare gli effetti della depressione. All’epoca in cui Todeschini esponeva la sua teoria, siamo nella prima metà del ‘900, non si sapeva dell’esistenza di cristalli di magnetite. Si ignorava anche che siamo effettivamente in grado di generare un'emissione elettromagnetica a livello dell’orecchio in risposta ad uno stimolo acustico e misurabile come emissione otoacustica a una frequenza distinta per ogni individuo, come un’impronta. Sulla scorta delle ricerche effettuate, Ben Finney, un antropologo dell'Università delle Hawaii a Honolulu, che ha accumulato una lunga esperienza nell'osservazione dei metodi di navigazione tradizionali polinesiani, ha avanzato la possibilità dell’esistenza di un sesto senso inconscio, che permette all'uomo di captare l'orientamento del campo magnetico terrestre. Un’ipotesi che spiegherebbe la sensibilità ai campi magnetici denunciato dai rabdomanti e che si basa sui risultati pubblicati nel 1980 e negli anni immediatamente successivi dallo zoologo inglese Robin Baker. La teoria di una capacità "magneto-ricettiva” nell'uomo nasce dalle osservazioni sulle risorse che gli animali hanno sviluppato nel corso della loro evoluzione, durante i processi di adattamento all'ambiente in cui vivono. Negli animali, come le api da miele, i piccioni viaggiatori e i delfini, si ritiene infatti che la magnetite sia associata alla capacità di rispondere al campo magnetico terrestre, e nel caso di specie migratorie risulterebbe utile all’orientamento quando il Sole non c’è o è al crepuscolo. Può sembrare inverosimile, ma sorprendentemente, e non è un caso, anche i popoli precolombiani usavano il magnetismo sulle loro sculture in pietra, in stretta associazione con due particolari regioni corporee: l’ombelico e la tempia destra, poco sopra l’orecchio, due regioni del nostro corpo che collegherebbero il punto di accesso all’universo interiore, secondo le tradizioni spirituali, con la zona della corteccia celebrale deputata al controllo dell’emisfero destro, quello che il premio Nobel Roger Sperry, indicava come luogo delle capacità percettive e mistiche. A cosa servano nell’uomo queste complesse strutture sensoriali sensibili al campo magnetico è ancora un mistero. In un suo articolo, la ricercatrice e biologa Mariateresa De Pascale, spiega che il nostro sistema nervoso altro non è che un circuito elettrico: «gli organi di senso e di moto comunicano attraverso correnti elettriche con il cervello e l’attività di ogni singola cellula è regolata da flussi di particelle cariche, gli ioni. In virtù di ciò il nostro corpo genera un campo magnetico sia pur debole che interagisce col campo magnetico esterno»La distanza alla quale il campo magnetico può far sentire la propria presenza dipenderebbe dalla sua intensità, dalla frequenza di oscillazione della radiazione e dalla sensibilità del ricevente.

«Lo spettro elettromagnetico - prosegue De Pascale - va da radiazioni ionizzanti ad alta frequenza ed energia, come raggi X, raggi γ e raggi cosmici, ai raggi ultravioletti e alle radiazioni non ionizzanti come quelle prodotte dalle apparecchiature elettroniche, microonde, onde radio e tra questi due estremi, i “colori”, le radiazioni luminose. Quando i nostri organi di senso vengono colpiti da una radiazione elettromagnetica, generano una corrente della stessa frequenza della fonte e quindi da quelle del suono a quelle termiche e luminose che nel cervello riproducono le sensazioni corrispondenti». Ovviamente in mancanza di uno stimolo, noi non percepiamo nulla, e in mancanza di un mezzo in cui lo stimolo si propaghi, per noi non accade nulla: «un sasso gettato in acqua genera un’onda che si propaga per lunghe distanze fino a far spostare un altro oggetto in vicinanza. Ma questo oggetto percepisce la perturbazione prodotta dal sasso e non direttamente il sasso, è solo l’esperienza che ci fa decodificare i segnali», conclude. È stato scioccante scoprire che questa sostanza altamente magnetica è stata effettivamente sintetizzata dai nostri corpi e mentre non sappiamo esattamente quale funzione svolga nell'attività cerebrale, sono emerse alcune teorie interessanti. Un'ipotesi del 2009 ha suggerito che la magnetite svolge un ruolo significativo nella memoria a lungo termine. I componenti cellulari del cervello comunicherebbero tra loro attraverso segnali magnetici, con le particelle di magnetite che agiscono come minuscole antenne, ricevendo contemporaneamente informazioni attraverso le diverse parti del cervello. La magnetite fungerebbe anche da antenna per i campi elettromagnetici esterni, incluso il campo geomagnetico della Terra stessa. Non si esclude infatti che, senza saperlo, il nostro cervello dialoghi con la Terra, che trasmette ad una frequenza di 7,8 Hz, la stessa delle nostre onde cerebrali quando dormiamo, l’unico momento in cui siamo sulla stessa onda. Ed è qui che le cose iniziano a diventare interessanti. Sta emergendo un enorme corpus di ricerche che mostrano collegamenti sostanziali tra campi magnetici e funzioni cognitive estreme. Un gruppo di ricercatori della Laurentian University canadese ha esplorato, infatti, il ruolo delle forze elettromagnetiche in tal senso. Il neuroscienziato Michael Persinger, cercando di trovare i punti comuni tra le scienze che studiano il cervello umano, integrando i concetti fondamentali di psicologia, neurologia e neuropsicologia, ha evidenziato che tutti i fenomeni, compresi la coscienza, le esperienze spirituali e persino gli "eventi paranormali", possono essere spiegati con meccanismi fisici e possono essere verificati usando il metodo scientifico. Persinger ha dimostrato in laboratorio che la stimolazione cerebrale magnetica può creare stati metallici che favoriscono la telepatia umana: posizionando due persone a distanza in stanze diverse, ognuna circondata da un identico campo magnetico controllato da computer e poiettando una luce nell'occhio di uno dei due soggetti, ha registrato nella persona seduta nell'altra stanza risposte nel suo cervello come se avesse visto il lampo di luce. «Riteniamo che sia straordinario perché potrebbe essere la prima macro dimostrazione di una connessione quantistica o il cosiddetto entanglement quantico. Se è vero, allora esiste un altro modo di comunicazione potenziale che può avere applicazioni fisiche, ad esempio, nei viaggi nello spazio», ha spiegato Persinger. Su una scala molto più ampia, è stata mostrata una correlazione tra le forze geomagnetiche del pianeta e una varietà di effetti che coprono grandi popolazioni. Uno studio del 2003 ha rilevato «un forte supporto empirico a favore di un effetto di tempesta geomagnetica nei rendimenti delle scorte» e «prove di rendimenti sostanzialmente più elevati in tutto il mondo durante periodi di tranquilla attività geomagnetica». Altre ricerche hanno collegato l’attività geomagnetica al suicidio, alle malattie cardiache e persino ai tassi di natalità. Un effetto globale particolarmente curioso è legato a un'onda elettromagnetica permanente che esiste tra la superficie terrestre e la ionosfera. Conosciuta come “Risonanza di Schumann”, questa onda ha una frequenza di 7,8 Hz, ed è spesso indicata in teorie alternative della coscienza. Le misurazioni di Persinger hanno dimostrato che le fondamentali e le armoniche della risonanza di Schumann erano distinguibili nella normale attività cerebrale umana, e in effetti corrispondono ai campi ELF che riducono l'ansia studiata da Beck. Esistono poi studi che sembrano usciti da film di fantascienza, come quello sulla “visione a distanza”, che si riferisce a una tecnica utilizzata da ipotetiche "spie psichiche" che lavorano per la CIA, capaci di vedere luoghi lontani come se fossero lì e di spostarsi nel tempo. Con sede allo Stanford Research Institute e sotto la supervisione del fisico H. E. Puthoff, il progetto si proporrebbe come obiettivo quello di creare e sviluppare tecniche per riprodurre Fenomeni ESP ( Poteri extrasensoriali ). Il noto sensitivo Ingo Swann afferma di essere stato uno dei primi e più accurati spettatori di questo programma. Quando Persinger misurò l'attività elettromagnetica del suo cervello durante le sessioni di osservazione, trovò un picco di attività a 7 HZ che era correlato con le visualizzazioni più accurate. È possibile che Swann sia stato in grado di proiettare la sua coscienza sintonizzandosi sulle onde geomagnetiche permanenti della Terra? Ed è possibile ipotizzare che esista un campo magnetico condiviso, una sorta di interconnessione non solo tra il nostro cervello, il nucleo del nostro pianeta, la ionosfera e potenzialmente l'intero univers, ma un campo al quale attingiamo tutti? Se è innegabile che il cervello risponda alle forze magnetiche su scala locale e globale, nessuno è stato ancora in grado di dimostrare il coinvolgimento della magnetite in questo processo. Il fatto che sia presente dentro di noi rende le particelle di minerali potenziali antenne da studiare e, perché no, da sviluppare. Un potenziale del nostro cervello che se da un lato nasconde chissà quali capacità da sbloccare, rappresenta comunque un’arma a doppio taglio, perché espone l’essere umano a un controllo di massa.