I GIOCHI DA TAVOLO E L’ALDILÀ EGIZIO


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a cura della redazione, 11 Febbraio

Per gli Antichi Egizi i giochi da tavolo non erano semplici passatempo, avevano legami profondi con il Sacro. Tra questi il Senet, simile al Backgammon, giocato su una tavola che rappresentava gli Inferi, fu sicuramente uno dei più popolari, o comunque uno dei giochi più attestati dai ritrovamenti archeologici…

ACQUISTA ORAChe funzione avevanno, realmente, i giochi “da tavolo” nell’Antico Egitto? Erano semplici distrazioni o avevano un preciso significato? Un recente studio, pubblicato su “The Journal of Egyptian Archaeology”, da Walter Crist, un archeologo dell’Università di Maastricht (Paesi Bassi), ne sottolinea la funzione sacra e il legame con il viaggio dell’Anima nell’Aldilà. La nuova ricerca si sofferma in particolar modo su un gioco da tavolo, il Senet, che in egiziano significa “passaggio”: un termine che potrebbe riferirsi proprio alla sua connotazione religiosa e alla Vita dopo la morte. È  come se fossimo di fronte a una rappresentazione “ludica" del passaggio del Ba (Anima) attraverso il Duat (Inferi), in una meccanica dello spostamento delle pedine che si incrocia in un sinuoso percorso a “S” invertita su tutta la linea. Secondo gli Antichi Egizi per raggiungere l’Aldilà dovevano essere eseguiti alcuni rituali e si dovevano superare molti ostacoli, parimenti alcune caselle del gioco sembrano corrispondere agli stessi pericoli che L'Anima poteva incontrare nel suo viaggio verso il Risveglio. 

Rappresentazione di personaggi intenti a giocare al Mehen e al Senet, tumulo di Kaemankh (Giza) I reperti rinvenuti sino ad oggi ne testimoniano una funzione simbolica e rituale, per quanto fosse presente a tutti i livelli delle classi sociali. Sembra, infatti, fosse giocato anche su griglie disegnate a terra da chi non poteva permettersi una tavola di proprietà. Non sappiamo con certezza se il Senet fosse qualcosa di diverso da una forma di intrattenimento al momento della sua invenzione, sicuramente non lo era a partire dalla XVIII dinastia in poi, quando divenne un simbolo della lotta per ottenere l’Immortalità o la Vita eterna.

Duodecim Scripta o Ludus Duodecim Scriptorum graffiato sul pavimento del Tempio di Kom Ombo, in Egitto. Foto: John ArmstrongIl Senet è considerato un precursore del Backgammon, che si pensava fosse stato inventato in Persia tra il III e il VI secolo d.C.. In realtà, nuovi ritrovamenti a Jiroft, nell’Iran sud orientale, testimoniano che importanti caratteristiche della tavola erano già presenti nella regione intorno al 2000 a.C., ben prima del Ludus Duodecim Scriptorum, un gioco romano con una struttura simile attestato anche in Egitto e Nubia. Scatole da gioco del Senet e sue raffigurazioni si trovano in numerose tombe. La regina Nefertari viene mostrata mentre vi gioca sul muro della sua tomba e il faraone Tutankhamon fu sepolto con non meno di cinque scatole da gioco. Il valore sacro del Senet per gli Antichi Egizi è, inoltre, evidenziato dall’inclusione nel Capitolo XVII del “Libro dei Morti”, dove è indicato come gioco che il defunto praticava cimentandosi contro un avversario invisibile. 

Scatola da gioco con incisione dedicata a Taia e alla sua famiglia (1550-1295 a.C. circa) collezione The MetCiò è particolarmente evidente nelle tavole da gioco rinvenute nelle tombe nobiliari e dei faraoni della XVIII, XIX e XX dinastia, raffigurate su monumenti e stilizzate su ostraca calcaree. «È interessante notare che nessuna tavola del Senet è stata trovata in modo inequivocabile dalla IV alla VI dinastia, sebbene i bassorilievi attestino la loro esistenza. Le tavole diventano più numerose durante il Medio e il Nuovo Regno e aumentano di varietà, con l’apparizione di scatole per contenerne le pedine e talvolta l’inclusione di altri giochi sul lato opposto del piano», spiega l’archeologo. 

Foto: Museo Rosacrociano San Jose, California (USA)Di particolare importanza nello studio di Crist è la simbologia riscontrata su un esemplare di Senet custodito dal Museo Rosacrociano San Jose, in California. Un tavolo da gioco con segni distintivi del periodo Thutmoside, che si presume risalga alla XVIII dinastia, antecedente il regno di Hatshepsut, periodo prima del quale non abbiamo nessun altro gioco datato in modo sicuro. Risulta essere orientato come le tavole del Medio Regno e potrebbe testimonare uno stile di transizione del Senet rispetto a come era praticato sin dalla I Dinastia, se non prima. Anche se non fu il primo gioco da tavolo al mondo, il Senet fu, probabilmente, uno dei primi a divulgarsi, crescendo in popolarità circa 5.000 anni fa ed era ancora apprezzato dagli antichi egizi 2.500 anni dopo. 

Disegno dei cambiamenti negli orientamenti e nelle decorazioni tipici della tavola Senet. A. Antico Regno; B. Medio Regno al Secondo Periodo Intermedio; C. dalla XVIII alla XIX dinastia; D. XX dinastia a Periodo Tardo; E. ostraca dal Nuovo Regno al Tardo Periodo (disegno: J. Steffey)

In Egitto, sin dall’epoca predinastica è documentata la presenza di pedine e persino di tavole da gioco che possono essere collegate al Senet. L’esempio più antico è stato identificato in una tavola frammentaria, considerata dagli archeologi un’offerta religiosa in una mastaba di Abu Rawash, che risalirebbe al regno di Den (2914 - 2867 a.C.); la sua prima rappresentazione completa, invece, è visibile in un dipinto della tomba di Hesy-Ra (III dinastia, intorno al 2686-2613 a.C.), sulle cui pareti si intravedono diverse tavole da gioco: qui, oltre al Senet troviamo anche il Mehen o il “Gioco del Serpente”. Poco più tardi li scopriamo anche nella tomba del principe Rahotep di Meidum (IV dinastia: 2630 circa - 2500 a.C.). Gli studiosi ritengono, però, che il Senet sia nato almeno nel periodo Tinita (3100-2686 a.C.) o anche prima: un reticolato, rinvenuto ad Abydos, potrebbe esserne un antesignano, documentandone l’esistenza già durante la II dinastia (2850-2700 a.C. circa).

Set da tavolo Senet dedicato ad Amenhotep III (1390-1353 a.C. circa), Museo di Brooklyn

La tavola di tale gioco era realizzata in legno, maiolica (spesso di colore blu o blu-verde a simboleggiare la Vita), avorio o una combinazione di questi materiali. Nel corso della maggior parte della storia egizia, a partire dalle tavole di Hesy-Ra e proseguendo nel periodo tardo, la maggior parte delle raffigurazioni Senet indicano che il gioco iniziava nell’angolo in alto a sinistra del tabellone e proseguiva in un percorso a zig-zag verso l'angolo in basso a destra. Gli ultimi cinque quadrati sulla scacchiera erano i più comunemente decorati e l'orientamento della decorazione utilizzata, di solito geroglifici o immagini di persone o animali, indicava il corretto posizionamento della scacchiera, con gli ultimi quadrati sul fondo. Dai documenti sappiamo che i quadrati più decorati erano quelli dal 26 al 29. Alcune tavole riportano i simboli “X", “O", “III", “II" e “I". Sembra che il quadrato con una “X", recante il segno “nfr", avesse una valenza “positiva", mentre quello con la “O", associato all'Acqua, avesse una valenza negativa. 

Nella sua ricostruzione delle regole del gioco, Timothy Kendall ha ipotizzato che il quadrato di partenza fosse la casella numero 15. Nei giochi più antichi questa piazza presentava un Ankh, un simbolo di “Vita” e sembra fosse chiamata anche “Casa della Rinascita”. Spesso sul quadrato 26, che riportava la “X” , è stato riscontrato una sorta di indicazione: “nfr” o “nfrw”, mentre il  quadrato 27 a volte mostrava il geroglifico “mw", altre ancora il dio Hapy o una scena con ippopotami. Il quadrato 28, invece, mostrava sempre una variazione del numero 3: tre colpi, tre uomini, tre dei o tre uccelli Ba. Il quadrato 29, infine, riportava sempre una variazione sul numero due, con due colpi, due uomini o due dei. Durante il Medio Regno, gli ultimi cinque quadrati appaiono nella parte superiore del tabellone, indicando che si iniziava a giocare dal basso a destra e procedendo in alto a sinistra, con un'inversione di 180 gradi dell'orientamento visto in altri periodi. Di conseguenza, i segni negli ultimi cinque spazi, che erano semplici durante il Vecchio e Medio Regno, a partire dal Nuovo Regno divengono più elaborati e spesso vengono sostituiti da iscrizioni.

Tavolo da gioco e pedine rinvenute in una tomba ad Abydos (1550-1295 a.C. cirtca) collezione The MetDai frammenti dei testi antichi, gli egittologi ritengono che il Senet fosse “giocato” da due concorrenti, ciascuno munito di pedine posizionate su una griglia di 30 quadrati disposti in 3 file da 10. Tra gli elementi trovati insieme alle tavole da gioco abbiamo diversi coni e bobine. Il numero dei pezzi a disposizione per ogni giocatore sembra essere stato variabile: la tavola di Hesyra mostra un gioco con 7 pedine per ogni giocatore, successivamente, tra il 1600 - 1500 a.C., troviamo reperti che testimoniano il gioco anche a 5 pedine, e in rari casi a 10. 

Scatola da gioco con il nome di Immenmes, © Musée du Louvre / C. Décamps

Il movimento era probabilmente deciso dal lancio di quattro bastoncini a due facce, mentre l'origine dei dadi cubici rimane alquanto misteriosa e probabilmente si trova nella valle dell'Indo. In alternativa, in Egitto, sono state trovate delle nocche, in genere l’astragalo (osso) di una pecora o di una capra. I giocatori lanciavano i bastoncini o i “dadi" da gioco per stabilire di quanti quadrati spostare una delle loro pedine in un dato turno. Le pedine viaggiavano lungo la fila superiore, quindi a sinistra lungo la fila centrale e a destra lungo la fila inferiore per raggiungere il quadrato di arrivo (numero 30) nell'angolo in basso a destra della tavola. Ogni giocatore poteva anche impedire ad altri pezzi di avanzare o forzare il proprio avversario all’indietro. Il primo giocatore a spostare tutte le sue pedine fino alla fine avrebbe vinto. 

A sinistra un bastoncino avorio della XVIII dinastia (1400-1295 a.C. circa); a destra scatola con pedine e astragali (1635-1438 a.C. circa), The Met  Secondo Crist, il cambiamento nell’uso delle tavole da gioco del Senet avvenne circa 3300 anni fa e lo testimonierebbe proprio la tavola presente al Muoseo Rosacrociano, che potrebbe mostrare le prime fasi di tale riprogettazione del “Gioco degli Inferi". Alla scacchiera mancano i geroglifici che simboleggiano l'Anima, e il quadrato 27 - che nelle precedenti tavole presentava una semplice X -  porta qui un simbolo geroglifico che indica esplicitamente l’Acqua, sintesi del viaggio nelle paludi del "Duat". 

Foto: Museo Rosacrociano San Jose, California (USA)«Potrebbe essere una delle prime volte che questo aspetto del viaggio attraverso l'Aldilà viene reso visivamente su una tavola», afferma Crist. L'età e il contesto archeologico della scacchiera rosacrociana non sono ancora chiari, però: il manufatto, che potrebbe essere stato acquistato sul mercato delle antichità nel XIX secolo, ha un insolito layout inverso, con il quadrato “d'inizio" nella parte inferiore dove di solito si trova il quadrato “d'arrivo". 

La copia più antica conosciuta è conservata al Museo Reale di Arte e Storia di Bruxelles. L'Egitto ha quasi quaranta copie risalenti al Nuovo Regno. 

Crist dice che questo stile è unico nel periodo del Medio Regno egizio, tra i 4.000 e 3.700 anni fa. Il layout e i simboli presenti sui quadrati dal 26 a 29, hanno indotto l’archeologo a supporre che la tavola rosacrociana abbia circa 3.500 anni. Per Jelmer Eerkens, archeologo all'Università della California, la lenta trasformazione si adatterebbe a ciò che sappiamo dell'evoluzione dei giochi da tavolo in generale, che tendono a mostrare lunghi periodi di stasi e improvvisi impulsi di rapido cambiamento, nel giro di pochi decenni. La loro origine risale comunque a molto tempo fa. Le prime tavole da gioco conosciute avevano due o tre file parallele di buchi e provengono dal periodo neolitico nel Vicino Oriente, ma non siamo sicuri del loro effettivo scopo. 

Tavolo da gioco in avorio, X-IX secolo a.C. Tel Gezer. Scavi condotti da Steven Ortiz del Tandy Institute for Archaeology e Samuel Wolff dell'Autorità Israeliana per le Antichità. Fotografia di Annie Wegman L’ Egitto e il Vicino Oriente condividono una serie di giochi trasmessi attraverso campagne militari e relazioni commerciali. Tra i giochi che si trovano più comunemente in quelle regioni, il Mehen, il Senet, il Venti Quadrati  (versione più tarda a due colonne per dieci posizioni, più popolare nell'antico Vicino Oriente, dal Mar Mediterraneo all’Iran, che fu importata in Egitto oltre 3.500 anni fa) erano strettamente associati e si giocavano su lati opposti delle stesse tavole.

Gioco Mehen proveniente da Abydos, Egitto, 3000 a.C. (Museo Neues)Il Mehen, tradotto genericamente come il “serpente arrotolato”, etimologicamente vuol dire “Spira” (“Mhn”). Simbolicamente, per gli Antichi Egizi, era il serpente che proteggeva durante il percorso sacro (“Phr"), come parte del percorso stesso. Nei Testi delle Piramidi si legge: «sono colui che è emerso da “Mehen»; e ancora «crea per me una strada! Apri la soglia per me, tu che sei dentro “Mehen”! Conosco i suoi nemici che sono nelle soglie. Conosco le strade del “ Mehen”, (che conducono all’Universo interiore)». Un viaggio che rappresenta una simbolica cerimonia di iniziazione. Chi voleva accedere al centro, doveva oltrepassare la soglia e i suoi guardiani, dimostrando di averne assimilato i segreti. Potremmo anche tradurlo, dunque, con "Colui delle Spire”.

Fu giocato durante il periodo Predinastico e durante l'Antico Regno (2649–2130 a.C. circa). La sua tavola raffigurava un serpente a spirale diviso in quadrati ed era collegato a una divinità protettiva che avvolgeva il dio del Sole Ra durante il suo viaggio attraverso la notte. La spirale imitava la postura naturale del serpente che protegge le sue uova. La migliore descrizione del gioco appare in un'immagine nella tomba di Hesre-Ra a Saqqara (circa 2700 a.C.), dove troviamo incisi tre leoni e tre leonesse, utilizzati in alcuni esemplari come pedine, oltre a sei serie di sei biglie. Nei documenti religiosi dell'Antico Regno conosciuti come i "Testi delle Piramidi", le iscrizioni suggeriscono la convinzione che il raggiungimento dell'Aldilà fosse possibile completando con successo il gioco presente sulla tavola del ”Labirinto Mehen”. 

Raggiungendo il centro della spirale, il giocatore si sarebbe riunito simbolicamente a Ra. Sulle tavole votive, in corrispondenza del punto del bordo del disco, dove si trovava la coda, era spesso posta la testa di un’oca. Su alcuni di questi “dischi Mehen” era presente il geroglifico “Apd”, legato al “Grande Starnazzatore” che aveva deposto l’Uovo primigenio dando vita all’Alba dei tempi. 

La  stessa sporgenza era a volte rappresenta con la testa di una tartaruga, come in una scultura del 3100-2649 a...C. circa, ritrovata a Tebe, che riporta una serie di cerchi concentrici incisi sul dorso, interpretata come una sorta di “Mehen” a scopo votivo. La tartaruga, in tutte le culture, è associata alla Sapienza, in quanto animale oviparo, a cavallo tra due mondi. Sia il Senet sia il Mehen sono giochi da tavolo limitati all'Egitto, con varianti nelle regioni vicine (Levante e Cipro), mentre il "Venti Quadrati" e il così detto "Segugi e Sciacalli” (o anche gioco delle "Cinquantotto Buche”, caratterizzato da singolari pedine da gioco divise in due set) furono trovati anche in Turchia e nell'altopiano iraniano. 

Gioco Relae di Ur (2600 a.C. circa) British Museum

La versione sumera del “Venti Quadrati", nota anche come Gioco Reale di Ur, fu trovata tra gli oggetti personali depositati intorno al 2600 a.C. nelle tombe reali dell'antica città nella Mesopotamia meridionale. In Egitto se ne riscontrano esemplari utilizzati tra la XVII e la XX dinastia (1580-1070 a.C. circa).  Molte di queste tavole hanno il quarto, l'ottavo e l'ultimo quadrato della colonna centrale contrassegnato da una croce o da un altro simbolo. Tra i pezzi di gioco del Senet e del "Venti Quadrati” oltre alle forme geometricamente semplici, come i coni e le bobine, troviamo anche  articolazioni più elaborate, con alcuni pezzi che sembravano arcieri, prigionieri di guerra legati o animali. Nonostante la loro popolarità, i nomi e le regole di alcuni giochi antichi rimangono sconosciuti. Nel gioco delle "Cinquantotto Buche”, fatto di piccole conche realizzate per adattarsi ai pezzi da gioco, l’ultima tappa che i due giocatori dovevano raggiungere era a forma di segno Shen (“Eternità"). In Egitto, questo gioco è quasi esclusivamente attestato durante il Medio Regno (2030-1650 a.C. circa), ma rimase popolare in Nubia e nell’Anatolia centrale, con lievi variazioni della superficie di gioco, fino alla metà del primo millennio a.C..

La scena delle bighe sul retro di un gioco a "Venti Quadrati". Questa tavola in pietra, datata all’inizio del primo millennio a.C., è stata  rinvenuta a Tell Halaf, in Siria ed è stata recentemente identificata durante il progetto di restauro della collezione del Museo della città.

I giochi egizi fanno dunque luce anche sugli usi “ludici” del Vicino Oriente, dove mancano prove a causa della natura deperibile di alcuni materiali. Alcuni giochi disegnati a terra o tessuti su pezzi tessili sono andati perduti. Altri, scolpiti lungo i selciati, come quelli recentemente registrati a Palmira e Meroë, indicando che potrebbero esisterne in altri siti in attesa di essere scoperti. 

Tra le poche scatole rinvenute in Medio Oriente, che non mostrano sempre segni particolari sui quadrati, è interessante notare, come in questo dettaglio di un gioco a "Venti Quadrati", rinvenuto Balawat, in Iraq (IX-VIII secolo a.C.), la presenza al posto di geroglifici egizi di intagli a forma di fiore a 8 petali, simbolicamente associato alla Vita e alla Rigenerazione che porta all’Infinito.

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