I NEANDERTHAL NAVIGARONO IL MAR MEDITERRANEO ALMENO 130.000 ANNI FA


a cura della redazione, notizia rilanciata con un titolo fuorviante da Haaretz il 16 Ottobre 

Quando fu costruita la prima imbarcazione e quando si navigò per la prima volta intenzionalmente? A lungo gli archeologi hanno dibattuto sulla datazione di questo evento, etichettando come “eretici” i ricercatori che ipotizzavano potesse essere avvenuto prima di 10.000 anni fa. Eppure gli scavi archeologici su diverse isole del Mediterraneo sembrano oggi indicare che tra gli avvenututieri del mare c’erano anche i Neanderthal, sconvolgendo ogni paradigma archeologico. Un recente studio, pubblicato da Tristan Carter della McMaster University su Science Advances, presenta «prove di attività durante il Pleistocene medio nel bacino dell’Egeo: la datazione alla luminescenza effettuata conferma che si tratta di 9.000 manufatti in sequenza stratigraficata tra i 130.000 e i 200.000 mila anni fa». Risultati che spostano indietro la data della costruzione delle prime imbarcazioni e dei viaggi in mare di circa 120.000 anni rispetto alle ipotesi precedenti. L’anno scorso, durante la presentazione alla Society for American Archaeology del resoconto sugli ultimi rinvenimenti al riguardo, Alan Simmons, un archeologo dell’Università del Nevada, aveva affermato che «le scoperte nel Mediterraneo suggeriscono fortemente che i mezzi cognitivi e tecnologici per costruire imbarcazioni precedono gli umani moderni. La pletora di siti aggiunge peso all'ipotesi di un atto intenzionale molto prima di quanto pensassimo». «L’ortodossia fino a poco tempo fa concordava sull’assunto che non ci fossero stati spostamenti marittimi intenzionali sino alla prima età del bronzo - commenta l’archeologo John Cherry della Brown University, inizialmente scettico - ora stiamo parlando di Neandertal marinari. È un cambiamento piuttosto sorprendente». La scoperta del team greco-canadese guidato da Carter risale ad aprile 2018, quando furono rinvenuti migliaia di strumenti incorporati nel terreno di una cava, a Stelida sull’isola di Naxos, 250 chilometri a nord di Creta nel Mar Egeo, dove ne 2010 erano stati scoperti altri reperti interessanti. Da tempo si ipotizzava che i primi esseri umani possano essere entrati in Europa solo attraverso il ponte terrestre Marmara-Tracia. Gli studiosi hanno a lungo pensato, infatti, che la capacità di costruire e muoversi sull’acqua si sia sviluppata solo con l’avvento dell’agricoltura e dell’addomesticamento degli animali. La prima imbarcazione conosciuta, trovata nei Paesi Bassi, risale infatti a circa 10.000 anni fa. Carter, invece, sostiene che le nuove scoperte di Naxos «suggeriscono che le popolazioni pre-Neanderthal e il primo Homo sapiens avrebbero potuto prendere diverse rotte mentre vagavano fuori dall’Africa, viaggiando verso l'Europa continentale attraverso il Levante, l’Anatolia e poi attraverso il bacino del Mar Egeo centrale, via Naxos». Nonostante s’ipotizzi esistessero masse di terra paludose tra la Grecia continentale e la Turchia, «l’isola anche durante i periodi glaciali, quando i livelli del mare erano più bassi, era probabilmente accessibile solo da imbarcazioni», aggiunge. Le asce e le lame ritrovate da Carter e dal suo team ricordano il cosiddetto kit di strumenti del musteriano, che i Neandertal e gli umani “moderni” utilizzarono tra i 200.000 anni e i 50.000 anni fa. «Questi strumenti richiedono un metodo di sfaldamento più sofisticato rispetto ai tipi acheuleani, inclusa la preparazione di un nucleo di pietra prima di scuotere i fiocchi», spiega il ricercatore canadese. Un decennio fa, uno scavo aveva già individuato centinaia di strumenti in pietra vicino al villaggio costiero meridionale di Plakias, e altri strumenti paleolitici che sembrano essere musteriani sono stati recuperati nelle isole ioniche occidentali di Cefalonia e Zante. «Determinare quali delle isole di oggi fossero tali decine di migliaia di anni fa non è facile, poiché dipende dai movimenti della terra locali e dai più ampi cambiamenti del livello del mare», afferma Nikos Efstratiou, un archeologo dell’Università Aristotele di Salonicco in Grecia. Sull’isola egea di Lemnos, la sua squadra ha trovato un campo di caccia paleolitico, per i quale sono in corso lavori di datazione sui manufatti. Cherry afferma, però, che le prove di Naxos possono essere convincenti perché sono ben stratificate, e che probabilmente gli archeologi sino a oggi hanno «gravemente calcolato male». La marineria precoce implica, secondo Carter che «le popolazioni pre-sapiens avessero facoltà cognitive più avanzate, compresa la comunicazione standardizzata, come il linguaggio».