IL CULTO DELL’AQUILA REALE NASCE CON I NEANDERTHAL


Science Mag, 26 Aprile

FOTO: Sarah Sloat

Con le sue ramificate piume dorate e un’enorme apertura alare di oltre 2 metri, l’Aquila chrysaetos (Aquila reale) è associata nelle religioni di tutto il mondo alle divinità solari. Un rapace che ha avuto un ruolo di primo piano nelle culture e nelle tradizioni in tutta l’Eurasia e nel Nord America. La troviamo nelle credenze dei nativi americani e nella mitologia dei Celti, dei Norvegesi, dei Romani e dei Greci. Una forma di devozione, quella coltivata nei suoi nei confronti, che un team di antropologi ha recentemente riscontrato essere stata praticata anche dai Neanderthal. Gli esseri umani moderni potrebbero, dunque, aver ereditato da loro non solo le tecniche di cattura dell’Aquila, ma la tradizione che la rende un animale misterioso e regale.

Lo studio pubblicato sulla “Quaternary Science Reviews”, dimostra come l’uomo di Nenaderthal già cacciasse l’Aquila reale almeno 130.000 anni fa, scoperta che ha indotto i ricercatori a ipotizzate che “gli esseri umani moderni abbiano imparato dai loro antichi cugini”. Resti di aquile reali sono stati trovati in 26 siti diversi sparpagliati sui monti dell’Altai, una serie di creste frastagliate che si estendono dal deserto del Gobi alle pianure siberiane, prendendo il loro nome dalla parola mongola che significa “Oro”. Qui i Nenaderthal, che potevano nutrirsi di altri animali, venivano in cerca dei questi enormi rapaci. Sono stati trovati anche resti di altri uccelli, che dimostrerebbero una precisa intenzione di cattura da parte dei cacciatori nomadi. “Poiché le aquile reali si annidano sulle creste più impervie e difficili da raggiungere, è probabile che abbiano utilizzato gli altri uccelli come esche”, spiegano i ricercatori. Dallo studio emerge, inoltre, che l’Aquila reale era un uccello di particolare importanza per i Neanderthal, che ne utilizzavano le piume e gli artigli anche a scopo rituale, dopo essersene nutriti. “I segni di taglio lungo le ossa delle ali, dove le aquile dorate hanno poca carne, e quelli riscontrati sulle ossa delle zampe dei rapaci, suggeriscono che i Neanderthal li estraevano con cura dopo averli delicatamente separati dal resto del corpo”, aggiungono. Anche se non sono stati ancora rinvenuti gioielli fabbricati con i resti dell’Aquila reale, il ritrovamento di diversi artefatti derivati da piume e ossa dell’Aquila dalla coda bianca, rende probabile che i Neanderthal ne facessero uso per uno scopo simile. Stewart Finlayson, direttore del Dipartimento di Storia Naturale del Museo Nazionale di Gibilterra, rileva che utilizzare le piume e gli artigli dell’Aquila “suggerisce capacità simboliche che prima non erano state attribuite ai Neanderthal”.