IL DNA CONFERMA L’ESISTENZA DI UN CULTO GIUDAICO LEGATO AI MISTICI DI QUMRAN


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a cura della redazione, 17 Giugno

L’intricato puzzle dei frammenti che compongono i Rotoli del Mar Morto è sempre stato oggetto di studio. Nuove analisi biogenetiche fanno luce sull’esistenza di un’antica tradizione mistica legata al Regno di Giuda, nota in Giudea e custodita dagli Esseni, che pone nuovi interrogativi sulle origini delle preghiere che hanno sostituito le offerte sacrificali…

ACQUISTA ORALa scoperta dei Rotoli del Mar Morto, avvenuta più di 70 ani fa, ha aperto una finestra sul mondo spirituale e sulla vita quotidiana del periodo del Secondo Tempio, gettando luce sul processo attraverso il quale sorsero varie sette ebraiche durante quel periodo, una delle quali si sarebbe trasformata nel cristianesimo. La teoria convenzionale è che alcune di quelle opere furono scritte o copiate da un gruppo di mistici, identificato dalla maggior parte degli studiosi come gli Esseni, che conducevano una vita ascetica nel deserto. Una nuova ricerca, pubblicata la scorsa settimana dalla rivista scientifica Cellha sfruttato gli strumenti più avanzati della ricerca biologica per comprendere l’origine di tali testi e capire in che misura i loro insegnamenti fossero radicati in Giudea durante l'ultimo periodo del Secondo Tempio (334 a.C. -70 CE). Lo studio è stato effettuato da un team interdisciplinare dell'Università di Tel Aviv, dell'Autorità Israeliana per le Antichità (IAA), della Università svedese di Uppsala e della Cornell University.

Uno dei motivi principali delle controversie tra gli studiosi è che la raccolta, oggi custodita in Israele, consiste di quasi 25.000 frammenti di pergamena e papiro, che si stima provengano da oltre 930 diversi antichi manoscritti. Questo puzzle, senza considerare il numero sconosciuto di pezzi che sono stati persi nel tempo, include le prime versioni trovate fino ad oggi di tutti i libri della Bibbia ebraica (con l'eccezione del Libro di Ester), così come diversi testi apocrifi e molte altre opere precedentemente sconosciute. Utilizzando tecniche di sequenziamento del DNA delle pelli dei rotoli e attraverso sofisticati metodi di calcolo, gli scienziati sono stati in grado di identificare e catalogare 26 frammenti di pergamena e 13 manufatti di cuoio, determinando quali frammenti sono collegati tra loro e quali no. I metodi impiegati dai ricercatori hanno già contribuito a far luce su una serie d’importanti questioni storiche e religiose: come il concetto di sacralità rispetto ai testi dei libri biblici sia cambiato nel tempo, quando nacquero le nozioni di base nel Regno del misticismo ebraico da cui nacque la Kabbala, e quale era l’origine dell’idea che la preghiera potesse sostituire le offerte sacrificali. Un’idea che in precedenza si pensava fosse emersa solo dopo la distruzione del Secondo Tempio, nel 70 d.C. «Per evitare danni alle inestimabili antichità, abbiamo estratto il DNA da briciole di polvere cadute dalla parte posteriore dei frammenti o recuperate dal nastro adesivo utilizzato negli anni ‘50 per riunire i frammenti. Non ci è stato nemmeno permesso di toccare le pergamene», spiega la dott.ssa Sarit Anava, del laboratorio Rechavi  su Haaretz.

 Il primo dilemma cui i ricercatori sono riusciti a dare una risposta riguarda il modo in cui gli abitanti della Giudea nel periodo del Secondo Tempio vedevano i testi della Bibbia. Apparentemente, l’ebraismo di quell’epoca non aveva una versione standard di ciascuno dei Testi Sacri. In altre parole, non tutte le annotazioni erano considerate con la stessa santità che in seguito avrebbero posseduto. Gli studiosi hanno raggiunto questa conclusione esaminando quattro frammenti di pergamena contenenti sezioni del Libro di Geremia, del quale si registrano sostanziali differenze tra il testo masoretico di matrice medioevale, da cui deriva la traduzione della moderna Bibbia ebraica, e la “Versione dei Settanta” (Septuaginta), una traduzione greca della Bibbia ebraica originaria di Alessandria, risalente al III-II secolo a.C., adottata dalla Chiesa greco-ortodossa e ancora oggi in uso.

Le immagini sono state gentilmente concesse dall’Israel Museum di Gerusalemme Foto ©Elie Posner

«Non si tratta dello scambio di una lettera qua e là, o delle differenze tra poche parole isolate», afferma lo studioso biblico Noam Mizrahi alla CNN «il testo di Geremia nella Septuaginta è più corto del 15 percento rispetto alla versione del testo masoretico. Inoltre, differiscono nel modo in cui sono organizzate le loro sezioni: in alcune profezie ci sono differenze nell’ordine e nel contenuto dei versetti, come se fossero due “edizioni” completamente diverse del testo profetico». Differenze di questo tipo nei libri della Bibbia ebraica sono scomparse a seguito della distruzione del Tempio. «Ciò che è rimasto sono differenze minori a livello ortografico, che è persistito nel Medioevo perché i libri sono stati copiati a mano», continua Mizrahi. «Nella tarda antichità e nel Medioevo, sono stati applicati rigorosi meccanismi di controllo di qualità, che hanno assicurato che le differenze non avrebbero quasi mai influito sulla comprensione del contenuto». Quali versioni di Geremia compaiono sui frammenti di pergamena esaminati dal gruppo di ricerca? Un frammento contiene una versione lunga più vicina al testo Masoretico, due contengono una versione breve che ricorda la Septuaginta, e una quarta ha un testo diverso e indipendente. Una differenza che ha scatenato un dibattito accademico su tre di questi segmenti:  appartenevano originariamente alla stessa pergamena o provenivano da diverse pergamene? Anche se sembrano molto simili tra loro, differiscono nella calligrafia del copista.

Testo di Geremia nei Rotoli del Mar Morto ©Shai Halevi/IAAAd aiutare gli scienziati nel comprendere il grado di “parentela” di tali frammenti, è intervenuta l’analisi biogenetica del materiale di supporto sulla quale erano stati scritti. La specie animale da cui sono stati modellati i rotoli è stata identificata confrontando sezioni del DNA mitocondriale trovato nelle cellule della pelle delle pergamene con quella di più di 10 specie di animali, fino a quando non è stato trovato un abbinamento. Altri metodi hanno permesso agli scienziati di determinare la relazione genetica tra le diverse pecore le cui pelli sono state utilizzate nella creazione dei rotoli. La stragrande maggioranza dei rotoli esaminati erano fatti di pelle di pecora, un animale che poteva anche essere allevato nelle condizioni climatiche del deserto della Giudea 2000 anni fa. Ma i frammenti del Libro di Geremia che suscitarono il dibattito, furono scritti sulle pelli di due diversi animali: due su pelle di pecora e due su pelle di una mucca, un animale che normalmente non era allevato in quella zona. Una scoperta che avvalorerebbe l’ipotesi che la scrittura non fosse esclusivamente opera della setta del deserto, ma di qualcuno dall’esterno, e che ci si trovi effettivamente difronte a due versioni separate di Geremia nessuna delle quali, apparentemente, è stata copiata dalla setta locale, ma piuttosto originata in un contesto e luogo diversi. Un’ipotesi che implicherebbe un’apertura a testi divergenti delle Sacre Scritture e che rifletterebbe una caratteristica fondamentale del giudaismo nel suo insieme, durante quel periodo, e in particolare in Giudea.

 Le immagini sono state gentilmente concesse dalla biblioteca digitale Leon Levy ©Shai Halevi/IAA

L’analisi dei gruppi genetici di base (aplogruppi) delle pecore ha permesso ai ricercatori di ricavare informazioni anche sui “Canti del Sacrificio del Sabbath”, uno dei testi più intriganti e importanti trovati nei rotoli di Qumran. La composizione era sconosciuta prima della scoperta dei Rotoli, che ne  contengono ben 10 copie. Una di queste fu trovata 55 chilometri a sud delle grotte, negli scavi sul monte Masada. Sino ad oggi non era chiaro se l’importanza del testo sacro fosse legato a una comunità più ampia, o se si trattasse di un rotolo portato lì dai sopravvissuti della setta di Qumran, rifugiatisi a Masada dopo la Grande Rivolta del 66-70 d.C., quando i romani che governavano il paese si stavano preparando ad assediare Gerusalemme. Il nuovo studio mette in discussione questa ipotesi, almeno per quanto riguarda le prove testuali. Il confronto del DNA delle pecore ha mostrato che i rotoli trovati a Qumran erano tutti fatti da animali appartenenti a un gruppo genetico, mentre il rotolo trovato a Masada era fatto dalla pelle di una pecora di un gruppo diverso. Le nuove informazioni biologiche non escludono comunque una connessione tra i due siti. Tuttavia i risultati rafforzano la possibilità che il rotolo di Masada non sia direttamente collegato a Qumran e che questa opera religiosa fosse ampiamente diffusa in Giudea in quel momento, al di fuori della setta. Un’ipotesi che ha implicazioni significative per comprendere la vita spirituale nel periodo del Secondo Tempio in Giudea.

Copia delle "Canti del Sacrificio del Sabbath" trovataa Masada
©Ohad Zwigenberg

Questa composizione liturgica, non è solo una raccolta di preghiere del sabato, ma contiene anche una narrazione interna. Descrive il Tempio Celeste e il Rito di Adorazione degli Angeli. Si può dedurre, quindi, che gli autori e i lettori del testo presumevano che ci fosse in Cielo un Tempio parallelo a quello terreno e che gli angeli sacerdoti in esso fossero impegnati nel culto. La loro attività non si concentrava sull’offrire sacrifici come avveniva nella realtà, nel Tempio di Gerusalemme, ma sul pronunciare senza sosta le Lodi di Dio. Perché questo è importante? «Era un periodo in cui il Tempio era ancora operativo e la visione convenzionale dei ricercatori fino a una generazione fa era che la preghiera che sostituì definitivamente le offerte sacrificali emerse nel giudaismo solo dopo la distruzione del Secondo Tempio», spiega Mizrahi su Haaretz. Di conseguenza, agli albori degli studi di Qumran l’approccio che derivava dall’analisi dei Rotoli del Mar Morto e dalla scoperta delle raccolte di preghiere in essi contenute, era che la setta del deserto della Giudea precedeva il passaggio dell’ebraismo dai riti sacrificali alla pratica della preghiera. Tuttavia, secondo lo studio, questa ipotesi deve essere riconsiderata, proprio perché la copia di Masada non è geneticamente collegata alle copie di Qumran. Il che lascia supporre che l'idea della preghiera come fulcro del culto esisteva anche fuori di Qumran, lasciando intendere che potevano esistere comunità essene anche altrove.

Inoltre nei “Canti del Sacrificio del Sabbath”, troviamo riferimenti che affiorano secoli dopo nei primi scritti mistici ebrei, come le tradizioni dell’“Hekhalot” e della “Merkhavah” (letteralmente, i “Palazzi Celesti” e il “Carro Divino”). Una raccolta di composizioni che divide gli studiosi sulla datazione delle opere originali, ma si pensa che siano state scritte nella seconda metà del primo millennio a.C.. Questo è il più antico strato della letteratura mistica ebraica e il fondamento su cui furono costruite altre dottrine mistiche, incluso ciò che avrebbe successivamente alimentato la letteratura della Kabbala. Si basa sull’idea che il credente può attraverso un viaggio spirituale elevarsi al Tempio Celeste, entrare nel Santo dei Santi e vedere il Trono di Dio. Per trent'anni, gli studiosi hanno discusso della natura della connessione tra i "Canti del Sacrificio del Sabbath" e la letteratura mistica che è apparsa in seguito. Nel corso degli anni, la scoperta di questo testo e il fatto che sia stato attribuito alla comunità di Qumran hanno contribuito a coltivare l’idea che la setta sia stata fonte di ispirazione per idee che in seguito hanno informato il misticismo ebraico e cristiano. Il problema era che fino ad ora nessuno sapeva esattamente come avvenne questa transizione. Se è vero che l’opera all’epoca era conosciuta anche al di fuori di Qumran, potrebbero esistere anche altri canali di trasmissione di questi testi e idee.

 ©IAA

Un altro risultato significativo del nuovo studio genetico è stato quello di rafforzare uno dei metodi principali per classificare i Rotoli del Mar Morto, che fino ad ora si basava su un’analisi del modo in cui sono stati scritti, in base al sistema di classificazione proposto dal Prof. Emanuel Tov, caporedattore del progetto internazionale per la loro pubblicazione. Lo studioso biblico aveva classificato i risultati in due gruppi in base a 20 segni scribali, come il modo in cui gli autori delle pergamene inserirono correzioni, parole ortografiche, contrassegnato il nome esplicito di Dio (il Tetragramma) e così via. Secondo questo metodo di classificazione, presentato in una serie di pubblicazioni, principalmente negli anni ‘30, la stragrande maggioranza dei testi che possedevano un contenuto unico per i membri della setta di Qumran corrispondeva a uno stile scribale etichettato come “Qumran Scribal Practice" (QSP). Ora, analizzando la variazione della sequenza del genoma nucleare delle pecore, mediante sequenziamento del DNA profondo e algoritmi sviluppati, i riceratori sono riusciti a confermare tale distinzione di provenienza dei rotoli, proprio in base alle somiglianze genetiche della pelle utilizzata. I marcatori biologici hanno confermato la ricostruzione filologica: tutti i rotoli campionati il cui DNA nucleare indica che appartengono a un cluster, vale a dire che sono geneticamente vicini, sono stati classificati come rotoli QSP, mentre i rotoli non QSP appartengono a diversi cluster, supportando l’ipotesi di un culto giudaico indipendente.

Le grotte di Qumran foto di dominio pubblico

Solo un quarto dei rotoli furono trovati in situ dagli archeologi, mentre la maggior parte fu trovata dai beduini e venduta ai ricercatori negli anni ‘50, con i venditori non sempre interessati a dire esattamente da dove provenissero le preziose antichità. Ora, con l’aiuto dei nuovi strumenti genetici, gli scienziati sono in grado di svelare parte del groviglio e identificare gli errori dei precedenti ricercatori. Ad esempio, lo studio ha scoperto che un frammento di Isaia, che fino ad ora era catalogato come parte degli scritti di Qumran, si discosta geneticamente da tutti gli altri Rotoli. Ciò solleva domande intriganti: il frammento proviene davvero dalle grotte del Mar Morto o forse da un luogo che non è stato ancora identificato? Lo sviluppo dei metodi che hanno reso possibili le ultime scoperte ha richiesto anni, ma i ricercatori sono convinti che la fase successiva sarà molto più rapida. Con l’aiuto della collaborazione internazionale, l’IAA sta ora attingendo a strumenti come l’intelligenza artificiale per fare progressi nell’assemblaggio del puzzle fisico e testuale e si accinge a utilizzare un acceleratore di particelle per leggere i vari segmenti delle pergamene.

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