IL MISTERO DELLE MONETE PORTATE DALL’AFRICA IN AUSTRALIA 500 ANNI FA


The Guardian, 11 maggio

FOTO: Michael Franchi

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Alcune piccole monete di rame, trovate lo scorso anno sulle isole Wessel, al largo del nord-est di Arnhem Land, potrebbero riscrivere la storia del commercio in Australia, e non solo. L’archeologo Mike Hermes e i suoi colleghi credono, infatti, si possa trattare di monete di Kilwa, coniate a più di 10.000 chilometri di distanza in quella che oggi è conosciuta come la Tanzania. La superficie di una di esse è molto erosa, rendendone più difficile l’identificazione, ma Hermes è fiducioso: “L’abbiamo pesata e misurata e confrontata con una moneta autentica messa all’asta su e-bay. È praticamente identica e se fosse una moneta di Kilwa cambierebbe la storia dei primi sbarchi nel continete”.

Una moneta Kilwa acquistata online e la sospetta moneta Kilwa, proveniente dall'Africa prima del 1400 d.C., trovata nelle Isole Wessel nel Territorio del NordHermes fa parte dei “Past Masters”, un gruppo di storici, archeologi, antropologi, numismatici, geocronologi e altri esperti che indagano su anomalie storiche. Negli ultimi sei anni hanno portato avanti sette spedizioni in Australia settentrionale, scoprendo arte rupestre in precedenza sconosciuta, relitti di navi, utensili in pietra, resti umani. “Stiamo cercando le tracce del primo vero sbarco sulla costa - afferma lo storico Mike Owen, che fa parte del team - l’identità della nazione è centrata intorno a Sydney, nessuno ha esplorato la nostra storia sino ad ora”. L’ufficio di Owen, nella sua casa suburbana di Darwin, è il magazzino dove il gruppo di ricercatori raccoglie le prove che raccoglie di quella storia poco nota.

La prima moneta è stata individuata esplorando la zona intertidale di Elcho Island nel luglio dello scorso anno. Hermes la trovò senza neppure l’ausilio del metal detector. La scoperta non fu casuale. I “Past Masters” stavano seguendo la mappa lasciata da Maurie Isenberg, un operatore radar della RAAF, che nel 1945 scoprì nove monete di rame su una spiaggia di Jensen Bay, sulla vicina isola di Marchinbar, dove stanziava. Quattro delle monete appartenevano alla Dutch East India Comapny e una risaliva addirittura al XVII secolo. Le restanti cinque monete di rame, ora custodite dal Powerhouse Museum di Sydney, furono identificate come originarie di Kilwa, il porto più eminente dell’intera costa africana, più di Mombasa, Zanzibar e Mogadishu, databili addirittura tra il XII e il XIII secolo, periodo in cui il sultanato cominciò a battere moneta propria. 

Prima di allora le monete di Kilwa erano state rinvenute al di fuori del sultanato lungo la costa swahili, solo in due occasioni: una moneta isolata era stata ritrovata tra le rovine del grande Zimbawe, un’altra nella penisola arabica, nell’attuale Oman. Le monete scoperte da Isenberg come potevano essere lì? La loro scoperta fa pensare che qualcuno sia approdato in Australia o sulle sue isole in mare aperto prima della scoperta, generalmente accettata, del marinaio olandese Willem Janszoon nel 1606, più di centosessanta anni prima che il capitano James Cook arrivasse sulla costa sud est per dichiarare quel territorio proprietà dell’impero britannico. Dal 1945 non ne furono rinvenute altre però.

Cosa hanno trovato Hermes e Dion McLean quel giorno allora? Se si trattasse di una moneta di Kilwa, Owen propone alcune teorie interessanti: “Potrebbe indicare il contatto tra gli indigeni australiani e i commercianti dell’imponente città commerciale 700 anni fa. Le Isole Wessel, probabilmente, non erano la destinazione prevista per le monete. Forse sono finite qui per sbaglio, non dimentichiamo che Kilwa aveva importanti commerci con la Cina e potrebbero essere la testimonianza di un naufragio a causa di una tempesta. Senza dimenticare l’ipotesi di pirateria marittima”. Lo scenario più probabile, per lo storico, resta comunque la possibilità che i portoghesi, che saccheggiarono Kilwa nel 1505, sbarcarono sulle coste australiane portando con sé le monete. “I portoghesi erano a Timor nel 1514 e nel 1515, è normale supporre che abbiano proseguito e in tre giorni di viaggio siano sati spinti ad est dai monsoni”, dice Hermes. Per il numismatico Peter Lane sarebbe un tassello importante per comprendere la storia dell’Australia e le antiche rotte commerciali. 

Per verificarlo, il capo del reparto radiologico di Darwin, Jack Feeney, si è reso disponibile ad analizzare la moneta sottoponendola a Tomografia Computerizzata (TC). “Esistono scanner micro-TC per rilevare la superficie in modo preciso. Non potendone utilizzare uno abbiamo optato per un’analisi poco ortodossa”, spiega. Purtroppo, forse perché è stato utilizzato uno strumento non specifico, dopo aver sistemato con cura l'antica moneta su un cuscino e averla fatta scorrere attraverso lo scanner, sullo schermo appariva solo un disco nero. La scansione è stata, però, in grado di sfondare lo srado verdastro dell’ossidazione e di rivelare il marchio VOC (Vereenigde Geoctroyeerde Oostindische Compagnie), della Compagnia Commerciale Olandese delle Indie Orientali, attiva in Asia tra il 1602 e il 1800, oltre a una data ben leggibile: 1790. Si tratterebbe dunque, di una moneta coniata a Utrecht e non in Asia? Sarebbe, comunque, la prima scoperta confermata di una moneta di produzione europea nel Northern Territory. Secondo Lane “potrebbe essere stata portata da un marinaio che l’ha scambiata con altra valuta VOC”. Owen crede che sia finita nelle Isole della Compagnia Inglese attraverso i Macassans indonesiani, che visitavano regolarmente la zona e avevano contatti con gli olandesi. 

Eppure, confrontando la moneta di rame con un’autentica moneta di Kilwa, acquistata su eBay alcuni anni prima, la somiglianza risulta sorprendente. Le due monete hanno persino lo stesso modello di corrosione lungo un bordo. Non resta che analizzarne la mineralogia, ma ci vorrà qualche mese ancora per conoscerne i risultati. Nel frattempo, c’è un altro mistero da risolvere: Dion e Jess Mc hanno trovato a febbraio una seconda moneta a Buffalo Creek, a 6 chilometri da Darwin, in una zona battuta solitamente dall’alta marea. 

Anche in questo caso si tratta di una piccola moneta di rame, che riporta quella che sembra essere una scritta in arabo e che sembra essere stata placcata o dipinta con l’oro. Il che induce a pensare si tratti di una moneta iraniana di 500 anni fa. “In 20 anni di rilevamento dei metalli, è probabilmente la cosa migliore che abbia mai trovato, per il potenziale valore storico e l’intrigo”, afferma Dion. A quanto pare la moneta avrebbe persino un piccolo foro su un lato, che lascia supporre possa essere stata riutilizzata come gingillo della cintura di una danzatrice del ventre. “Non so chi potrebbe aver fatto la danza del ventre a Buffalo Creek, ma a me piace questa teoria”, dice Owen. Come siano finite in Australia queste monete è un enigma ancora tutto da risolvere, che potrebbe cambiare ciò che sappiamo sulla storia del commercio globale.