IL SECONDO SOLE CERIMONIALE DI GIZA


3 min letti

Nuovi calcoli confermerebbero che la piramide attribuita al faraone Cheope non solo avrebbe brillato riflettendo la luce del Sole, ma avrebbe prodotto lampi di luce speculari in particolari direzioni e in precisi giorni legati al calendario egizio, visibili da grandi distanze, anche dallo spazio più profondo. Per alcuni il segno divino di Giza, che splendeva come l’Astro nascente…


 a cura della redazione, 19 Aprile

Gli antichi egizi chiamavano la Grande Piramide di Giza “Akhet”, che tradotto significa “Luce gloriosa”. L’imponente monumento più di tremila anni fa era ricoperto di pietre calcaree bianche, finemente levigate, oggi andate perdute a causa di un terremoto nel XIV secolo, che riflettevano la luce del Sole. In quelle rare occasioni era talmente luminosa da essere visibile dalle montagne dell’odierno stato d’Israele. Ma questo rivestimento riflettente potrebbe anche aver inviato la luce solare dalla Grande Piramie ad altri siti importanti? Un nuovo studio, pubblicato dalla Cornell University di New York, di fatto specula proprio sull’ipotesi che tali riverberi coincidessero con precise cerimonie sacre a conferma dell’origine divina della Piramide della Piana egizia. 

©SmithsonianChannel

Donald E. Jennings, un fisico in pensione del Goddard Space Flight Center, ha osservato che il calcare di Tura, utilizzato per gli involucri esterni della piramide, avrebbe potuto essere levigato al punto da consentire una riflessione speculare, simile a quella di una finestra di vetro. I riflessi, ovvero lampi di luce, sarebbero stati visibili da grandi distanze. In un particolare giorno e ora in cui il Sole fosse posizionato correttamente, da un sito distante si sarebbe potuto osservare uno scintillio, come un lampo momentaneo, mentre il riflesso del nostro Astro lucente si spostava sulla faccia della piramide e non si esclude che per un breve lasso di tempo la Grande Piramide avrebbe riflesso la sua luce fino allo spazio profondo, una chiara dimostrazione della connessione tra il faraone e Ra: «All’improvviso, poco prima di mezzogiorno, la piramide avrebbe iniziato a illuminarsi risplendendo come un secondo Sole». L’indagine di Jrennings è documentata in una ricerca pubblicata, il 6 aprile scorso, dal dipartimento di Storia e Filosofia della Fisica dell’ateneo statunitense “Specular Reflection from the Great Pyramid at Giza”.  

 ACQUISTA ORA (cartaceo o in PDF)

Tra i siti che Jennings ha incluso nella sua indagine, troviamo Eliopoli (la “Città del Sole”) e la piramide di Djedefra a sud di Giza. Ricostruendo il percorso del Sole e il modo in cui la sua luce si sarebbe riflessa dalla Grande Piramide verso quei siti, Jrennings è stato in grado di individuare persino le date in cui si sarebbe verificato un simile fenomeno. Il documento calcola anche i tempi e i luoghi in cui il riflesso del Sole sarebbe stato inviato all’orizzonte, oltre a notare che durante il solstizio d’inverno, «il riflesso dalla parete sud della piramide di Cheope sarebbe stato a 39,8˚. In questa disposizione l’Astro avrebbe potuto, in un certo senso, vedere il proprio riflesso». Lo studioso, tuttavia, nota che, sebbene questo particolare allineamento sia il risultato della pendenza di 51,8 gradi del lato della piramide, non è ancora dimostrabile si tratti di un effetto intenzionale.

LO SAPEVI CHE: La velocità della luce coincide stranamente con le coordinate esatte della Grande Piramide di Giza su Google Map. Se la velocità della luce attraverso il vuoto è di 299.792.458 metri al secondo, digitanndo sul motore di ricerca che mappa il nostro pianeta, la coordinata geografica di 29.9792458, 31.134658 ci porta proprio sul colosso dell’Antico Egitto. 

Dal momento che le posizioni del Sole riflesse all’orizzonte sono limitate a precisi archi nel cielo, un arco per ogni lato della piramide, modellando i riflessi speculari dalla piramide di Cheope è stato possibile ricavare le date e gli orari annuali in cui simili fenomeni sarebbero stati visibili in altri importanti siti antichi. Alcuni di questi eventi potrebbero aver coinciso con date significative nel calendario dell’Antico Egitto come equinozi, solstizi e giorni di particolare rilevanza sacerdotale. Tra tutti spicca quello della celebrazione del “Wepet-Renpet”, il giorno della levata eliaca di Sirio, contrassegnato da una serie speculare di siti ubicati lungo l’orizzonte meridionale, e in autunno e in inverno i riflessi sarebbero stati rivolti a Eliopoli. Jennings suggeriasce che in quei giorni il pyramidion di Khafre sarebbe stato visibile nella riflessione speculare sulla sommità troncata della piramide di Khufu. 

Wep-Renpet significa “Quello che apre l’anno”: con l’avvento del calendario civile passò a indicare il primo mese ed il primo giorno del primo mese dell’anno nuovo, sganciando così il concetto di Capodanno dalla effettiva fase di Sirio, la cui levata eliaca venne da allora identificata come “Peret Sepdet” (“il mostrarsi di Sirio”). La costellazione di Orione (riconoscibile dalle tre stelle della fascia centrale) era identificata con Osiride che viaggiava nel cielo notturno sulla sua barca, così come Sirio della costellazione del Cane Minore era Iside, colei che portava il nuovo anno e il rinnovamento della natura grazie all’inondazione del Nilo (tomba di Senmut, XVIII Dinastia).

Nonostante al momento non vi siano testimoninze dirette antiche di un simile fenomeno, perché «non possiamo essere certi che l’involucro in pietra calcarea fosse lucidato a specchio», Jennings è convinto che dato il ruolo centrale del Sole nella loro cultura, «è probabile che gli antichi Egizi ne abbiano utilizzato l’effetto speculare nell’architettura, e che se così non fosse la stupefacente manifestazione sarebbe stata comunque notata e anche venerata». Un’ipotesi che non possiamo escludere e che si unisce ad altrettante teorie non confutate ma neppure rigettabili tout court, che confermano quanto tale affascinante struttura sia una vera meraviglia dell’ingegneria antica e la prova di una civiltà altamente qualificata e avanzata, che è impensabile sia apparsa dal nulla quasi quattromila anni fa.


RIPRODUZIONE RISERVATA ©XPublishing2021

🌐www.xpublishing.it⠀📧 info@xpublishing.it⠀⁠☎️ 0774 403346