IL SIMBOLISMO NASCOSTO DI AVATAR


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a cura di Pino Morelli e Adriano Forgione, 15 Gennaio

A dieci anni dalla prima uscita nelle sale cinematografiche italiane del colosso fantascientifico realizzato da James Cameron, oltre alle ultime anticipazioni per gli amanti del genere, vi proponiamo un lungo excursus simbolico ed esoterico del film... 

Parte di questo articolo è stato realizzato prendendo spunto da materiale informativo originale, su autorizzazione della Twentieth Century Fox Film Corporation

ACQUISTA ORAIl colosso fantascientifico realizzato dal Re Mida del Cinema, James Cameron, nella lista dei maggiori incassi di sempre, due dei primi tre posti sono occupati ancora da suoi film, ha compiuto il traguardo importante: nelle nostre sale usciva proprio il 15 gennaio del 2010. Considerati i continui progressi tecnologici applicati per il settore, riuscire ad ammirare “Avatar” a dieci anni dalla sua premiere cinematografica (negli States apparve nel Dicembre 2009) è quasi un record, considerato l’inevitabile invecchiamento tecnologico a cui film del genere sono sovente costretti a subire. Dal punto di vista narrativo, è ormai diventato un classico per tutte le età. Tecnicamente parlando, la computer grafica è ancora accattivante. Il messaggio poi, è quanto di più esopolitico ed ecologista si possa desiderare, in un clima sociale ed ambientale davvero critico come quello attuale. C’è poi la snervante attesa dei 4 sequel rinviati continuamente, che culmineranno nel 2027: il primo, come noto, arriverà nelle sale il 19 dicembre 2021.

“Avatar 2” si svolgerà sempre sul pianeta Pandora, ma soprattutto nelle sue profondità oceaniche. Materia a cui il “titanico” regista ci ha abituati (toccando anche esplorazioni documentaristiche di altissimo livello) sin dai tempi di: “The Abyss” (1990); “Expetidion Bismark” (2002); “Ghost of the abyss” (2003); “Aliens of the Deep” (2005) e: “Sanctum 3D”, del 2011. Grazie alla “Collector’s Edition” in bluray, uscita già qualche settimana prima del natale 2010, abbiamo assaporato nuovamente le avventure di Jake Sully e della dolce Neytiri dalla pelle blu, sorprendendoci ancora di una esperienza sì visuale, ma anche “spirituale”, a tratti intimista. La versione estesa americana e un’ulteriore edizione con 16 in più inediti al cinema (nonché 45 minuti di girato extra) aggiungono delle connotazioni esemplari all’edizione home video, quando assistiamo al preludio che porterà il protagonista a decidere di impersonare un avatar del pacifico popolo Na’vi. Consigliata la visione del documentario: “Filmando Avatar” di quasi 100 minuti, in cui scopriamo il vaso di Pandora e tutti i suoi segreti. 

RICHIEDI ARRETRATO n.16

La nostra redazione dedicò un articolo a parte di ben 6 pagine pubblicato nel febbraio 2010 (scritto a quattro mani con Adriano Forgione, a dar manforte al messaggio esoterico e simbolico dell’operazione) “extra rubrica media” proprio perché considerato non solo un film, bensì un evento: «Un capolavoro cinematografico trascendentale analizzato nelle sue pieghe più profonde dove gli alieni siamo noi, capaci di fare guerra ad un popolo divino. Una metafora a più livelli che è in grado di risvegliare nello spettatore il vero senso di appartenenza ad un bene superiore», scrivemmo all’epoca. XTimes fu protagonista di una proiezione speciale Domenica 17 Gennaio 2010, presso "The Space Cinema" a Montesilvano (Pe) dove presentammo la rivista al pubblico, con una introduzione al lavoro sin qui svolto dal regista James Cameron". In occasione di questa gradita ricorrenza, siamo lieti di ripresentarvi l’articolo integrale apparso sul n.16 di XTimes, in esclusiva su questo portale! (P.M.)

UNA FAVOLA SENZA TEMPO

Anno 2154: sono passati trent’anni dalla fondazione della prima colonia mineraria su Pandora, una luna con ambiente simile a quello terrestre, che orbita intorno a un pianeta gassoso gigante, chiamato Polyphemus e situato nel sistema stellare di Alpha Centauri-A. Distante 4,4 anni luce, Alpha Centauri è il sistema a noi più vicino e, quando si scopre che Pandora è ricca di un minerale inesistente nel nostro sistema solare l’Unobtainium. inizia la corsa allo sfruttamento delle risorse sul nuovo pianeta. L’Unobtainium è fondamentale per risolvere la crisi energetica che ha colpito la Terra nel XXII secolo, quindi l’ente responsabile dello sviluppo delle risorse, la Resources Development Administration (RDA), è disposta a spendere centinaia di miliardi di dollari per avviare le attività estrattive in quel mondo lontano. Lo sconfinamento delle attività umane nel territorio degli indigeni Na’vi ha provocato crescenti tensioni tra le due razze, con tutti i presupposti per scatenare un conflitto. I Na’vi vivono da 10.000 anni in un Albero Casa alto più di 300 metri. In realtà si tratta di un clan, gli Omaticaya, che hanno trasformato i diversi livelli della struttura interna dell’albero nel loro villaggio.

In questo contesto si inserisce la storia del protagonista Jake Sully, un ex Marine costretto a vivere su una sedia a rotelle. A causa di un evento accidentale, la morte del fratello gemello, nonostante la disabilità fisica, viene chiamato a far parte del Programma Avatar, che permette di collegare la coscienza umana ad un copro biologico di tipo alieno guidato a distanza, in grado di sopravvivere all’atmosfera letale del pianeta. Questi avatar sono ibridi geneticamente modificati in cui il DNA umano è stato mescolato con quello della popolazione indigena di Pandora: i Na’vi.

Jack è l’unico a poter controllare l’avatar creato sul DNA del gemello deceduto e viene dunque arruolato. Dopo un viaggio di alcuni anni luce, raggiunge l’avamposto degli umani sul pianeta Pandora e posto agli ordini del Colonnello Miles Quaritch, responsabile della sicurezza della colonia umana.Quaritch è a capo dei Secops, i servizi di vigilanza che difendono Hell’s Gate dai feroci predatori di Pandora e dai fieri Na’vi. Si tratta di un esercito di mercenari ben equipaggiati, dotati di velivoli simili ad elicotteri pesantemente armati e di giganteschi “AMP Suit”, esoscheletri da combattimento. La missione di Jack è quella di infiltrarsi nella popolazione locale e imparare come controllarla o sconfiggerla. Jack rinasce nel corpo del suo avatar, può camminare nuovamente, dando inizio alla missione che gli è stata assegnata: infiltrarsi nel mondo dei Na'vi, quest’ultimi diventati un serio ostacolo per le attività estrattive del prezioso minerale. Ma la missione ha un imprevisto. Jack attaccato da un’enome bestia simile a un felino si perde nella foresta del pianeta rischiando la morte durante la notte. Sarà salvato da una bellissima donna Na’vi Omaticaya chimata Neytiri che aveva interpretato un segno dai Woodsprite, esseri medusiformi fluttuanti che i Na’vi considerano purissimi spiriti chiamandoli Atokirina, generati dal sacro “Albero delle Voci”, Utraya Mokri, e quindi rappresentano un elemento fondamentale dell’”anima” della foresta pluviale. Quando si posano su Jake, Neytiri interpreta l’evento come un segnale importante da parte della grande Dea Eywa, l’anima vivente della foresta, e da lì la vicenda prende una piega inaspettata.Viene così portato all’interno del clan Omaticaya conoscendo la gerarchia sociale degli Omaticaya al vertice della quale si trova Eytukan, capo del Clan o “Olo’eyctan”. Eytukan è il padre di Neytiri e la madre, Mo’at, condivide con lui il potere in qualità di sciamana o “Tsahik” del Clan. Tsu’tey, un forte e orgoglioso giovane cacciatore, è il primo nella linea gerarchica per il ruolo di Olo’eyctan ed è stabilito che sposi Neytiri. Il terrestre viene accolto nel clan dei Na’vi imparando ad essere uno di loro in un iter iniziatico che lo porta a dover superare molte prove alla fine delle quali egli diverrà uno del “popolo”. Man mano che il rapporto tra Jake e la riluttante insegnante Neytiri si approfondisce, l’uomo impara a rispettare i Na’vi e il loro ecosistema e, alla fine, si schiera dalla loro parte. Presto il militare dovrà affrontare la prova finale, guidando i Na’vi in una battaglia epica che deciderà il destino di un mondo intero. Il personaggio centrale del film, interpretato dal “vero avatar” dell’attore Sam Worthington, è un uomo qualsiasi in cui chiunque può identificarsi e che, inaspettatamente, diventa un eroe, quando gli eventi lo trascinano sempre più addentro a uno scontro tra civiltà, con le multinazionali della Terra decise a “depauperare” Pandora, da un lato, e gli indigeni Na’vi, dall’altro. Jake è un ex Marine per il quale l’onore e il dovere vengono prima di tutto ma che, alla fine, deve scegliere tra l’onore personale, in difesa di ciò che è giusto, e il dovere che ha nei confronti di coloro che gli hanno affidato la missione.

IL SIGNIFICATO PROFONDO

È proprio sul concetto di Giustizia Divina che si muove il film. Jake Sully è un Messia, un uomo venuto dal cielo (Avatar nell’induismo è l’inviato di Dio), appartenente ad una razza di “angeli decaduti” (gli esseri umani) che nascendo ad una nuova esistenza, un nuovo stato, comprende e trascende la natura predatrice cui non si sente di appartenere, per assurgere al ruolo di Salvatore di un popolo predato, metafora di un popolo divino. I Na’vi (cui l’assonanza con l’ebraico “Nabi”, vale a dire “Profeti” non è casuale) sono davvero “Il Popolo della divinità, vivono in simbiosi con essa e sono in grado di percepire ed entrare in contatto con ogni forma animale e vegetale. Questo perché la loro divinità è ovunque e loro sono in grado di percepirla, come viene detto anche nel “Dio è dentro di noi” dello gnosticismo o nel Vangelo di Tommaso: «Io sono la luce che si diffonde su tutti. Io sono il Tutto. Il Tutto esce da me e il Tutto ritorna in me. Tagliate del legno: lì Io sono. Sollevate una pietra, lì mi troverete»

Il modo in cui questa divinità comunica è una sorta di rete neurale, che interconnette la vita di tutta la flora e fauna. Simile al sistema nervoso umano, questa rete permette a tutte le forme di vita su Pandora di funzionare come un unico sistema armonioso. Il concetto di reticolo matrice che anima tutto ciò che è vivente è oggi una delle acquisizioni della moderna Fisica Quantistica che considera questo reticolo quale sistema di interconnessione tra il Macrocosmo e il Microcosmo, in linea con le più antiche scuole di conoscenza, sciamanesimo compreso. Lo sciamano in tutte le culture è considerato colui che viagga lungo tale reticolo, sino alla fonte delle informazioni, per ritornare arricchito di quanto serve affinché egli svolga il suo compito. Il centro della rete divina di Pandora è un antico salice, enorme e nodoso, che rappresenta l’epicentro dei Na’vi, un’estensione della loro linfa vitale, un luogo di rigenerazione e conoscenza. Questo “Albero delle Anime” si trova al centro del più potente campo magnetico di Pandora, il “Vortice dei Flussi”. È interessante notare come il popolo Na’vi scelga gli alberi come dimora e in questo caso il richiamo ai due Alberi del Paradiso, l’Albero della Vita e quello della Conoscenza è sottinteso. Jack Sully otterrà la sua conoscenza, imparerà ad essere un Na’vi, uno del popolo divino, durante il suo apprendistato nell’Albero Casa (l’Albero della Conoscenza) ma nascerà davvero a quel nuovo stato nel finale sotto l’Albero delle Anime (l’Albero della Vita). Una sequenza che rispetta anche la gerarchia dei due alberi divini nel Paradiso terrestre. Avatar per essere un film a carattere messianico ha in se un potente messaggio di morte e resurrezione espresso in mille modi differenti. «Non so più chi sono. Quella è la vita vera(tra i Na’vi, n.d.a.) e questo è il sogno(la vita umana n.d.a.). È tutto alla rovescia» rende bene il travaglio trasformativo e la rivelazione interiore che colpisce Jack Sully e chiunque scopra la menzogna illusoria di questo mondo. Bisogna sognare per essere un Avatar, ed è importante che i Na’vi ci identifichino come gente del sogno. Perché chi non sogna non arriverà mai alle mete agognate, principalmente quelle spirituali, perché gli archetipi divini hanno bisogno del sogno per poter agire in noi.

La frase iniziale comunicata a Sully “Vorremmo parlarti di una nuova vita su un nuovo mondo” e ancora «Una vita finisce e un’altra inizia» sono il preludio a quanto accadrà e rappresentano un messaggio che coinvolge l’intera storia della tradizione spirituale di ogni epoca e luogo, sempre focalizzata sulla morte dello stato materiale per la vita di quello spirituale. «Sono nato per questo» dice Jack Sully quando impara a volare e ancora «Tra i Na’vi si nasce due volte. La seconda quando uno si guadagna il posto tra il popolo». Dove il popolo è il “popolo di Dio” quello dei risvegliati alla Luce, gli eletti, i risorti.

Il continuo alternarsi di Jack tra il mondo umano e quello Na’vi, le prove iniziatiche ripetute, il suo abbandono da parte dei Na’vi che lo credono un traditore e dunque ne fanno un reietto, un morto nello spirito (proprio quando questo avviene anche sul piano umano), la sua ricomparsa a dorso della potente bestia volante Toruk, una sorta di dragone preistorico, sino al finale abbandono di un corpo imperfetto e invalido per incarnarsi (anche simbolicamente) in un essere superiore, sono metafore di questa Verità universale.
È proprio nella scena dell’arrivo a dorso del drago volante Toruk che Jack Sully muore definitivamente allo stato umano per divenire il Messia dei Na’vi, Toruk Makto, il nome con cui il popolo chiamava i primi 5 portatori di Pace. Ricordo che il nome Jack Sully ha in sé il nome Jasu, richiamo al salvatore cristiano, ma possiamo rilevarvi anche l’analoga figura del serpente piumato Quetzalcoatl (il messia o avatar mesoamericano), proprio nelle vesti di Toruk Makto, colui che cavalca il drago multicolore, simbolo del dominio del corpo spirituale, il Corpo di Luce. C’è anche un richiamo al dualismo Mosè-Aronne nel film. Nella chiamata del popolo Na’vi alla battaglia, Jack nei panni di Toruk Makto chiede a Tsu’tey di parlare al popolo attraverso la sua bocca. Ciò richiama il passo biblico di Esodo 4:16 in cui il Signore nel momento della chiamata del popolo eletto dice a Mosè di parlare per mezzo di Aronne: «Egli parlerà per te al popolo; così ti servirà da bocca e tu sarai per lui come Dio». 

Cameron ha studiato ogni cosa per fare di Pandora un mondo spirituale. Spirali dovunque, a simboleggiare la perfezione divina e l’evoluzione spirituale, la bioluminescenza, la capacità del divino di manifestare una forma ultraterrena di luce, frutto certamente di visioni sciamaniche da parte del regista che ha voluto riproporre ciò che l’occhio umano può vedere solo in stato espanso di coscienza, quando viene attivata la pineale-terzo occhio. Gli stessi Na’vi, la cui altezza di quattro metri richiama i biblici giganti, hanno una pelle blu, proprio come i Neteru, gli dei d’Egitto o Krishna, l’avatar indù. Il nome Neteru è richiamato dal nome della protagonista femminile dei Na’vi, “Neytiri”, simile persino al nome della dea egizia Neit, la quale assiste insieme ad Iside, pregando, alla resurrezione di Osiride in forma di Horus, il salvatore nel pantheon egizio. È proprio quello che accade nella scena finale del film, dove Neytiri (Neit) e Tsahik (Iside) pregano affinché Jack (Osiride) torni alla vita nella sua forma finale, quella di Taruk Makto, il cavaliere del drago (Horus). «Nga-ti kame-ie”, “Io ti vedo”, è il saluto dei Vigilanti, coloro che possono vedere realmente nel profondo del cuore delle cose e non è casuale che Osiride il risorto significasse “colui dai molti occhi” e che nel suo nome in geroglifico vi fosse un occhio. Trattasi del Terzo Occhio, che offre la visione superiore, quella di un mondo spirituale che in questa nuova opera di Cameron si manifesta in piena potenza e fascino, attraverso eterni archetipi in grado di far vibrare le corde dei cuori sognanti, di coloro i quali sono stanchi delle brutture del mondo e che hanno compreso in quale inganno ci hanno relegato. Il messaggio è “Liberatevi, Ribellatevi, Trasformatevi e Risorgete. Voi appartenete ad un altro mondo, siete scintille imprigionate in un’illusione che vampirizza la vostra libertà”. Toruk Makto è lo stato finale della trasmutazione di un essere umano, è il bruco che diviene farfalla, è la nostra anima che partorisce un nuovo essere di puro spirito, grande Re di Pace e di Giustizia. «Sono un guerriero che sognava di portare la Pace» dichiara Jack Sully ancora inconsapevole che lo sarebbe stato davvero. Prima avrebbe dovuto affrontare la Guerra Santa, la battaglia contro i demoni, rappresentati dai Secops e dal loro comandante il colonnello “papà drago” Quaritch, velato riferimento agli Arconti gnostici.

IL LINGUAGGIO NA’VI

Il linguaggio dei Na’vi è frutto di una ricerca attenta: Cameron ha fornito a specialisti del settore i tipi di suoni che aveva in mente per gli abitanti di Pandora. Ne è nata una struttura linguistica di base, fin ad arrivare a proprietà strutturali della lingua e regole di pronuncia. Questo complesso lavoro ha prodotto un vocabolario di più di mille parole, oltre a una struttura linguistica e una grammatica specifiche, che gli attori hanno imparato con grande abilità e velocemente.



CAMERON: IL “RE DEL MONDO”

Il nuovo linguaggio, reso possibile da James Cameron, impeccabile Re Mida del Cinema, ha prodotto un capolavoro assoluto, patrimonio già indiscusso dell’intera umanità. Non possiamo trovare termini diversi, perché Avatar aldilà delle sue cifre, ha un’anima tutta sua, resa possibile solo grazie ad uno sforzo corale ed una sensibilità unica, degna dei migliori maestri del genere. Sfidiamo tuttavia chiunque a ricordarci quale pellicola del mondo sci-fi abbia mai commosso il pubblico sino alle lacrime, offrendoci una trama in cui amore, amicizia, ecologia, esoterismo e spiritualità, siano plasmati assieme, al punto da creare imbarazzanti osmosi, pur se non prive di contraddizioni dettate da una Hollywood capace di imporre oltre ai soliti cliché (i buoni contro i cattivi, attraverso guerre e elucubrazioni belliche di vario tipo) la necessità di sfidare i confini del possibile.

Sublimati dalla magia della tridimensionalità, Avatar è riuscito a stendere in un letto di petali, una favola senza tempo, ricca di allegoriche reminescenze. L’idea concettuale di Cameron verso Avatarfu concepita ben quindici anni fa, quando i mezzi per realizzare la sua visione non esistevano ancora, mentre i tempi di realizzazione risalgono ormai a quattro anni orsono. Aldilà di questo imbarazzante (e casuale?) paradosso, l’opera del cineasta canadese brilla di luce propria, lasciando al vincitore di Oscar®, già avvezzo a racconti extraterrestri (vedi “The Abyss, “Aliens” e ben due lungometraggi di “Terminator”) il compito di dirigere un kolossal impeccabile e trascendentale, in cui armonicamente sappiamo riconoscerne eleganti espedienti, indirizzati ad armonizzare supposte convulsioni post-apocalittiche di una generazione terrestre all’ultimo stadio – la conquista dello spazio e di pianeti sacrificabili – attraverso un’arrogante tributo alla stupidità umana condensata in tutte le sue possibili esternazioni. L’eccezione si concentra in un manipolo di pecore nere, riconoscenti nei confronti di una razza extraterrestre in simbiosi perfetta, nonostante le apparenti abitudini primitive (in realtà ataviche).

IL LOGOS NEL CINEMA

Usciti dalla sala e passata la soglia dell’ebbrezza visiva, abbiamo tutti avuto la stessa sensazione, qualcosa di primitivo, di superiore ci richiama verso quel mondo, abbiamo tutti sentito una sensazione d’unione, sino alle lacrime, con la vita e le ragioni dei Na’vi. È l’archetipo spirituale così pulsante in questo film, che è riuscito davvero a mettere in forma qualcosa che avevamo solo letto nei libri sacri o nelle grandi saghe della mitologia antica. La presenza di una divinità Madre nella quale un popolo si riconosce in pieno rispetto e adorazione. Quel messaggio è in noi, nel nostro DNA, dall’inizio dei tempi, quando la degenerazione è penetrata nel creato. Non si tratta di un sogno ma di una realtà posta su un piano superiore che sta richiamando i suoi. È il Logos che parla attraverso la mente dei creativi, quindi anche attraverso il cinema, annunciando qualcosa che prima o poi dovrà avvenire.

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