IMPRONTA UMANA TROVATA IN CILE RISCRIVE LA STORIA


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AFP News, 3 Maggio

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Un team di scienziati, coordinati dall'Istituto di Scienze della Terra dell’Università Austral (UACH), in Cile, afferma di aver scoperto un’impronta umana che risale a oltre 15.000 anni fa, la più antica mai rinvenuta nelle Americhe. Il ritrovamento sfida la linea temporale accademicamente riconosciuta e la mappa della migrazione umana in Sud America fino ad oggi delineata. “La maggior parte delle prove disponibili indicava che gli umani non avevano raggiunto la regione della Patagonia, nella punta meridionale del Sud America, fino a 12.000 anni fa”, spiega Karen Moreno, uno dei coautori della ricerca.


Gli scienziati ritengono che la traccia fossile sia l’impronta del piede nudo di un adulto umano. La ricerca è stata pubblicata la scorsa settimana sulla rivista scientifica “PLOS-ONE”. L’impronta è stata trovata nel 2010 a Pilauco, un sito paleo-archeologico nella parte meridionale del paese, che si trova 820 chilometri a sud di Santiago ai margini della città di Osorno. I ricercatori hanno scoperto la ricchezza paleontologica dell’area grazie ad alcuni lavori di scavo edile, che hanno dissotterrato tesori nascosti sotto la superficie nel 1987. Da allora è iniziata una nuova ondata di ricerche che ha portato alla scoperta di resti di animali di grandi dimensioni, mastodonti e paleo-lama (una specie più grande di lama ora estinta). Ci sono voluti anni agli scienziati per confermare l’età del fossile attraverso la datazione al carbonio.

FOTO: PLOS ONE, struttura sedimentaria originale attribuita all’impronta trovata nel sito di Pilauco. Il nodulo di sedimenti è apparentemente incorporato nel tracciato. Scala bar 5 cm. Modello tridimensionale in vista dorsale con inclinazione virtuale di 45° verso sud, per facilitare l’osservazione delle linee di profilo disegnate sulla superficie del modello 3D. Le linee 1-2 tracciano il passaggio tra il tallone, l’arco longitudinale mediale e alluce. Il nodulo di sedimento è alto 2,1 cm dalla base dell'impronta.

Mario Pino, geologo e collega di Moreno, lo ha individuato a fine 2010. Il team ha utilizzato tecniche di datazione al radiocarbonio analizzando le schegge di legno, i semi e le ossa sedimentate intorno all’impronta. Hanno anche trovato prove di strumenti primitivi di pietra nell’area circostante. L’impronta sembra essere quella di un uomo scalzo che pesa circa 70 chilogrammi e la specie identificata è quella dell’Hominipes modernus, strettamente correlata all’Homo sapiens. “Ci sono altre impronte umane nelle Americhe - ha detto Pino - ma nessuna è stata datata nel lontano passato”. Gli esperimenti sul materiale organico effettuati intorno all’impronta hanno condotto una serie di date possibili, con un’approssimazione cronologica massima che inserisce l’impronta in un lasso temporale di circa 15.600 anni fa. Moreno ha spiegato che il team ha trascorso otto anni “cercando di convincere i colleghi che si trattava di un’impronta umana. Nel tempo le prove sono diventate innegabili e solo oggi abbiamo potuto confermare questa incredibile scoperta che riscrive la storia, senza ombra di dubbio e contro l’opinione consolidata, perché abbiamo controllato e verificato tutto”. Moreno ha anche sottolineato che ci sono state “molte difficoltà a causa dello scetticismo dei colleghi, increduli di fronte alla possibilità che gli umani fossero presenti in quella zona 3000 anni prima rispetto alle precedenti tracce della cultura nomade di Clovis che esisteva nell’area”. 

FOTO: Reuters, Istituto di Scienze della Terra dell'Università Austral del Cile, laboratorio del sito di Pilauco

Il ritrovamento riscrive, dunque, la mappa migratoria umana. Altre impronte umane molto antiche, risalenti a 3,6 milioni di anni fa, erano state trovate a Laetoli, in Tanzania, nel 1978. Tracce che indicherebbero la presenza di tre esseri umani “che hanno camminato sulla cenere vulcanica bagnata”, sottolinea la ricercatrice, ricordando che ci sono voluti milioni di anni perché l’uomo giungesse nelle Americhe, attraversarono lo stretto di Bering dall’odierna Russia fino all’Alaska durante l’ultima glaciazione. Lo conferma la scoperta, lo scorso anno, di una traccia d’impronta umana nella Columbia Britannica, risalente a 13.000 anni fa. Ma quelle impronte erano molto più giovani e molto più vicine allo Stretto di Bering di quelle trovate in Patagonia. Una seconda impronta, trovata in un sito a sud di Osorno potrebbe risalire addirittura a circa 1.000 anni prima, ma sono ancora in corso le indagini scientifiche per confermarlo. “Se abbiamo le prove che gli umani sono stati qui prima di allora, dobbiamo capire come ci sono arrivati, ma la maggior parte delle prove, se esistono, sono probabilmente sotto l’acqua o sono state erose dai ghiacciai”, ha spiegato la ricercatrice sottolineando che 15.000 anni fa il livello del mare era inferiore.