INDIVIDUATI PIÙ DI CENTO NUOVI GEOGLIFI DI NAZCA


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a cura della redazione

notizia appresa su The Asahi Shimbun, 16 Novembre

nella foto: geoglifo umanoide, a destra, un’immagine più chiara di ciò che raffigura (Università di Yamagata)

Gli scienziati hanno scoperto nuove misteriose figure giganti incise sul terreno desertico a sud del Perù. Alcune risalgono a 2.100 anni fa e sono così grandi che possono essere identificate solo dall’alto…

Un gruppo di ricerca, guidato da Masato Sakai, antropologo e archeologo dell’Università di Yamagata, ha affermato di aver scoperto 143 nuovi geoglifi, concentrati sul lato ovest dell’altopiano di Nazca. Lo studio è stato pubblicato lo scorso 15 novembre, dopo quasi tre anni di ricerche. Nel suo lavoro il team ha identificato due tipi principali di geoglifi. Le sculture più antiche (dal 100 a.C. al 100 d.C.), chiamate “geoglifi di Tipo B”, tendono ad avere una lunghezza tra i 5 e i 50 metri, mentre le effigi leggermente successive (dal 100 d.C. al 300 d.C.), “geoglifi di Tipo A”, si estendono per lunghezze superiori, con il più grande che raggiunge oltre i 100 metri. «Tutte queste figure sono state create rimuovendo le pietre nere che ricoprono il terreno, mettendo così in rislato la sabbia bianca sottostante», spiega Sakai. Precedenti ipotesi hanno suggerito che la società di Nazca avrebbe modellato i geoglifi, alcuni lunghi centinaia di metri, a scopi astronomici. Le nuove scoperte hanno indotto i ricercatori a considerare la possibilità che i “geoglifi di Tipo A”, spesso a forma di animali, indicassero luoghi rituali. Lo confermerebbero diversi vasi di ceramica rinvenuti sul posto. Al contrario, i “geglifi di Tipo B”, più piccoli, sarebbero situati lungo percorsi e potrebbero aver avuto la funzione di indicatori per orientare i pellegrini verso lo spazio rituale dove riunirsi. La dimensione ridotta dei geoglifi di Tipo B ha reso più difficile la loro identificazione, a causa di linee spesso deboli e poco visibili nell’enorme distesa desertica della regione. 

A tal fine, in una recente collaborazione sperimentale con ricercatori dell’IBM, iniziata nel 2018, il team ha utilizzato un’intelligenza artificiale di deep learning sviluppata dalla società, in esecuzione su un sistema di analisi geospaziale chiamato IBM PAIRS Geoscope. La rete di apprendimento, IBM Watson Machine Learning Accelerator (WMLA), ha setacciato un enorme volume di immagini catturate dai droni e dai satelliti, per individuare eventuali segni nascosti da mettere in relazione con le linee. Il sistema ha trovato una corrispondenza: il profilo sbiadito di una piccola figura umanoide di Tipo B, su due piedi.

Mentre il significato simbolico di questo strano e antico personaggio non è ancora chiaro, i ricercatori rilevano che «il geoglifo si trova vicino a un percorso e quindi potrebbe essere stato uno dei marcatori ipotizzati». Nella sua interezza, l’altopiano di Nazca si estende per 20 chilometri da Est a Ovest e 15 km da Nord a Sud. Sulla base delle indagini effettuate il team ipotizza possano esistere altri geoglifi. L’analisi dell’intelligenza artificiale delle riprese aeree ha indicato, infatti, che ci sono più di 500 altri siti candidati.

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