INDIVIDUATO SITO CERIMONIALE D’ÉLITE A TIAHUANACO


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a cura della redazione

In un tempio della città preispanica di Tiahuanaco, nell’Altiplano boliviano, non lontano dalle misteriose rovine di Puma Punku, gli archeologi hanno scoperto un luogo cerimoniale privato, «possibile sepoltura regale»

Scavando dopo 60 anni tra le rovine della capitale dell’impero dei Tiahanaco, gli archeologi hanno scoperto una nuova zona cerimioniale privata. Al suo intreno sono state rinvenute più di una dozzina di anfore, che si stima siano datate tra il 300 e 600 d.C.. «È la prima volta, dopo 60 anni, che oggetti risalenti a più di 300 anni dopo Cristo vengono ritrovati all’interno del tempio. Questo ritrovamento potrebbe riscrivere la storia», spiega il ministro della Cultura e del Turismo boliviano, Wilma Alanoca. «Molte piramidi, templi monumentali e altri centri regionali presentavano terrazze spalancate in cui il popolo avrebbe potuto partecipare a cerimonie su larga scala. Strutture più piccole all’interno di edifici più grandi, come questa, suggeriscono che venivano eseguiti rituali specializzati anche in ambienti chiusi, probabilmente per e da un’élite del clero emergente», aggiunge. I nuovi manufatti sono stati identificati lo scorso settembre (Pagina Siete), all’interno del tempio più ampio di Kalasasaya, nella parete interna delle piattaforme preispaniche a 50 metri dal Monolite di Ponce. Nel 2017 alcune fotografie avevano evidenziato una stratificazione delle rovine, inducendo gli studiosi a ipotizzare una progressiva modifica della struttura. «L’obiettivo dei nuovi scavi era quello di trovare prove di una piattaforma nel tempio che era stata spostata e questa scoperta è stata fortuita», ha riconosciuto López Calleja, ricercatore del Centro di Ricerca Archeologica, Antropologica e Conservazione di Tiahuanaco (CIAAAT). Il monumento litico di Kalasasaya, all’interno del quale è stata realizzata la nuova scoperta, ha una dimensione di circa 120 per 130 metri ed è allineato alle direzioni cardinali. Come gli altri tumuli a piattaforma all’interno di Tiahuanaco, ha una corte centrale affondata. Gli archeologi che hanno partecipato al recupero dei manufatti, iniziato il 2 settembre scorso, affermano che gli oggetti rinvenuti potrebbero far parte di un’offerta sepolcrale per un importante membro dell’élite, forse un sovrano. La posizione e la disposizione delle offerte suggeriscono che si tratta di un luogo speciale: «Probabilmente, se continuiamo a scendere troveremo la sepoltura di un individuo importante», ha ribadito Calleja. «All'interno di una delle anfore abbiamo trovato carbone, segno evidente di un processo rituale - ha affermato Julio Condori, direttore del CIAAAT - oltre a resti di pesci e ossa di taruca, una specie di cervo originaria delle Ande». Per Condori le anfore, che mostrano anche iconografie di pesci e uccelli, risalgono al tempo di Tiwanaku III: «Molte piramidi e templi monumentali dei Tiahuanaco presentano terrazze spalancate in cui il popolo avrebbe potuto partecipare a cerimonie su larga scala. Strutture più piccole come questa suggeriscono che venivano eseguiti rituali specializzati anche in ambienti chiusi, probabilmente per e da un’élite del clero emergente», spiega. Il gruppo di lavoro, costituito da quattro archeologi e più di 50 ricercatori, a continuato a lavorare in queste settimane per fornire un rapporto finale sui loro risultati, che vi comunicheremo appena saranno resi pubblici.

Le ultime scoperte

Prove di antichi rituali dello stesso popolo sono state rinvenute sul fondo del lago Titicaca lo scorso aprile (PNAS). Si tratterebbe di resti di offerte cerimoniali a una divinità sconosciuta vicino all’Isola del Sole, al confine con il Perù. Oltre a ornamenti in pietra e oro, qui sono stati trovati anche bruciatori di incenso di forma felina e resti di lama sacrificati. Per i ricercatori dell’Università di Oxford e della Penn State University, che hanno effettuato la scoperta, i manufatti risalgono tra il 500 e il 1.100 d.C., circa 500 anni prima che gli Inca arrivassero sul Lago Titicaca. Jose Capriles, assistente professore di antropologia a Penn State, ha dichiarato: «Le persone spesso associano l’Isola del Sole agli Inca, perché era un luogo di pellegrinaggio importante per loro e perché hanno lasciato numerosi edifici cerimoniali e offerte su e intorno ad essa». I bruciatori d’incenso, fanno supporre che i Tiwanaku siano stati i primi a officiare riti religiosi nella zona, e ci sono addirittura dei segni che possono aiutare a capire come si svolgevano tali rituali. Per gli studiosi, la presenza di ancore vicino al luogo della scopertta indicherebbe che gli officianti depositavano le loro offerte durante rituali che si tenevano su una barca. «Data la ricchezza delle offerte e la posizione strategica dell’isola, è molto probabile che la popolazione volesse richiamare potenti forze in loro favore», spiega Christophe Delaere, ricvercatore dell’Università di Oxford.

La Porta del Sole

Nelle Ande centro-meridionali, le origini dello stato di Tiahanaco sono legate all’ampliamento di un complesso religioso caratterizzato da stili artistici e architettonici distintivi. L’iconografia comprendeva una divinità a raggi frontali che reggeva bastoni, spesso con denti e zanne affilati e scortata da una serie di assistenti con teste o appendici zoomorfe, nonché teste di trofei.