L’ECOLOCALIZZAZIONE ELABORATA DALL’UDITO CREA MAPPE VISIVE NELLA MENTE UMANA


The Royal Society, 2 Ottobre

La corteccia visiva primaria è quella in cui il cervello umano normalmente interpreta i segnali degli occhi, ma ciò non significa che possa solo elaborare dati visivi. In alcuni casi, specialmente quando la visione è privata, questo sistema flessibile potrebbe anche usare gli stessi principi organizzativi per interpretare il suono. Testando persone esperte di ecolocalizzazione, capaci di elaborare l’eco emanato da un suono prodotto per mezzo dello schiocco della lingua contro denti e palato, i ricercatori hanno mostrato uno schema di attività cerebrale notevolmente simile a quello delle persone vedenti quando guardano la luce. È la prima prova che l'attività nella corteccia visiva primaria può essere ordinata in modo flessibile in base a come viene utilizzato un senso, non necessariamente dal tipo di senso interpretato. Lo studio suggerisce chiaramente che quando questa regione primaria viene sotto-stimolata, il suo sistema può essere adottato dal suono per mappare le posizioni spaziali. Negli ultimi anni, gli scienziati hanno iniziato a capire che le aree corticali superiori, come la corteccia prefrontale, sono meglio comprese in termini di compiti che svolgono e non tanto in funzione dei sensi specifici che li elaborano. «Sebbene sia indiscutibile che le aree sensoriali primarie elaborino preferibilmente l'input da una modalità rispetto ad altre - scrivono Liam Norman e Lohr Sailor, del Dipartimento di Psicologia dell'Università di Durham, nel Regno Unito - mantengono tuttavia la capacità di svolgere almeno alcuni dei compiti caratteristici quando le informazioni pertinenti sono fornite attraverso un'altra modalità sensoriale pertinente». Un tassello fondamentale nella nostra interpretazione dell'organizzazione funzionale del cervello umano. Questo incrocio di input sensoriali, infatti, mostra che i nostri sensi condividono continuamente informazioni. Finora, tuttavia, la maggior parte delle prove legate a una struttura celebrale basata sui compiti era limitata alle aree sensoriali di ordine superiore, non ai luoghi in cui viene elaborato l'input sensoriale. Il primo studio di neuroimaging sull'ecolocalizzazione umana, del 2011, mostrava che la corteccia visiva uditiva e primaria sono impegnate quando stimolate dal suono. Allora si scoprì che solo l'elaborazione di alcuni suoni attivava la corteccia visiva. Oggi, finalmente, utilizzando la capacità immaginativa cerebrale di esperti ecolocatori in azione, la nuova ricerca ha testato che la «corteccia, se correttamente stimolata, può mappare la disposizione spaziale dei suoni allo stesso modo dell'input visivo». I risultati mostrano che le mappe di stimolo del suono negli ecolocatori ciechi sono direttamente paragonabili a quelle per la visione nelle persone vedenti. E più l'ecolocatore è abile, più simile diventa la loro mappa “visiva". È stato inoltre dimostrato che queste stesse mappe non appaiono nelle persone non vedenti che non usano l’ecolocalizzazione. Ciò suggerisce che l'attività cerebrale non è semplicemente il risultato di regioni corticali superiori che producono immagini mentali. «Se i risultati fossero collegati a una combinazione di cambiamenti neuroplastici, dovuti alla cecità e alle immagini, allora ci aspetteremmo che almeno i suoni di origine siano mappati in tutti i partecipanti - scrivono gli autori - invece non è così». L’esperimento è stato condotto su un campione di 15 persone: mentre giacevano in uno scanner di risonanza magnetica funzionale, cinque persone cieche, cinque ecolocatori ciechi e cinque vedenti ascoltavano le registrazioni di un suono che rimbalzava su un oggetto in diversi punti della stanza, cercando di indovinare da dove provenisse. La dimensione del campione è certamente piccola, ma dobbiamo tenere presente che l'abilità è piuttosto di nicchia. Gli autori pensano, infatti, che sia del tutto possibile che la corteccia “visiva" primaria negli esperti ecolocatori sia funzionalmente necessaria per la percezione dello spazio attraverso il suono: «Un'analoga mappa neurale dello spazio non esiste nella corteccia uditiva primaria, e quindi la mappa dello spazio nella corteccia 'visiva' primaria potrebbe essere il sito corticale più adatto su cui mappare la posizione spaziale come trasmessa attraverso il suono», concludono.