L’UOMO PREISTORICO COLLEZIONAVA CRISTALLI


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a cura della redazione, 07 Aprile 2021

Nuove prove archeologiche rafforzano la teoria secondo la quale i primi esseri umani avevano comportamenti complessi, anche simbolici, molto prima di quello che si ritiene sia stato l’inizio dell’evoluzione della nostra specie… 

Una recente scoperta, avvenuta nell’entroterra del Sudafrica, pone nuovi interrogativi sull’evoluzione della civiltà, evidenziando già nei primi ominidi l’uso di tecniche e di atteggiamenti antropologici e culturali inaspettati: a quanto pare oltre 100.000 anni fa si collezionavano oggetti insoliti, molto prima della comparsa degli esseri umani moderni. Pertanto «i modelli che legano l’emergere delle innovazioni comportamentali allo sfruttamento delle risorse costiere da parte della nostra specie potrebbero essere soggetti a una revisione». Ne è convinta Pamela Rae Willoughby, dell’Università di Alberta, in un documento pubblicato su “Nature” mercoledì scorso. 

La fonte geologica della calcite è situata a 2,5 chilometri di distanza dalla roccia rifugio del ritrovamento ©Nature

Il lavoro della Willoughby è un’appendice della più ampia e dettagliata pubblicazione apparsa sulla stessa peer-reviewed a firma di un gruppo di ricercatori, che il 31 marzo scorso ha reso noto al pubblico il ritrovamento da parte degli archeologi di una raccolta intenzionale di oggetti: 22 cristalli di calcite e 42 frammenti di guscio d’uovo di struzzo, rinvenuti durante gli scavi in un rifugio roccioso, lungo il deposito stratificato del bacino meridionale del Kalahari. «I cristalli - spiegano gli studiosi - non sono lavorati ed erano troppo morbidi per essere usati come strumenti di pietra, ma erano facili da trasportare avendo una dimensione che varia tra gli 8 e i 32 millimetri di lunghezza. Ergo, non sembra fossero utensili quanto piuttosto oggetti di uso simbolico». Un’ipotesi che non ne esclude, tra l’altro, una funzione cultuale né la conoscenza di eventuali proprietà terapeutiche: «I cristalli sono stati collegati a credenze spirituali e rituali in diversi periodi e in tutto il mondo, inclusa l’Età della pietra», scrivono Jayne Wilkins dello Human Evolution Research Institute, dell’Università di Cape Town, e il suo team.

Cristalli di calcite di 105.000 anni rinvenuti nel deposito della collina di Ga-Mohana ©Jayne Wilkins

Si pensa, invece, che i 42 frammenti di guscio d'uovo di struzzo, stranamente bruciati, siano stati utilizzati come coppelle o contenitori, forse di acqua. «La datazione dei depositi tufacei indica la presenza di acqua dolce e corrente, durante intervalli di tempo il più antico dei quali è datato tra i 110 e i 100 mila anni fa ed è coevo al deposito archeologico», spiegano. «I nostri risultati suggeriscono che le innovazioni comportamentali tra gli esseri umani dell’Africa meridionale continentale potrebbero essersi sviluppate in un ambiente umido della savana, oltre 600 chilometri nell’entroterra nel tardo Pleistocene», aggiungono. 

Foto ©Science Alert

Gli archeologi israeliani non sembrano essere sorpresi dalla scoperta sudafricana. Per quanto i cristalli del Kalahari siani unici per la loro età negli annali dell’archeologia sudafricana, rappresenterebbero solo la conferma di quanto già supposto dai ricercatori sulla scorta di prove, provenienti da Israele, che mostrano come gli omininidi abbiano avuto comporertamenti avanzati legati al simbolismo e all’estetica degli oggetti molto prima di allora e non solo sulla costa. 

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Secondo Ran Barkai, professore associato del Dipartimento di Archeologia e Civiltà Antiche del Vicino Oriente dell’Università di Tel Aviv, intervistato dal quotidiano israeliano “Haaretz”, «l’ipotesi di una collezionare di cristalli non è poi così insolita. Gli umani arcaici collezionavano ogni genere di cose e non credo fosse una caratteristica esclusiva dell’Homo sapiens, né tanto meno ritengo sia un “dogma” che l’innovazione si sia sviluppata lungo le coste». 

Foto ©Jayne Wilkins

A supporto di Barkai, Israel Hershkovitz, professore del Dipartimento di Anatomia e Antropologia presso la stessa Università, sottolinea che «tutti i siti più antichi attribuibili all’Homo sapiens in Israele, mostrano l’esistenza di un comportamento complesso, anche se distanti dal litorale». Esempi che includono: un osso di aquila inciso trovato a NesherRamle, che risale a circa 120.000 anni fa; le minuscole perline trovate a Skhul di 100.000 anni fa; la sepoltura in ocra identificata a Qafzeh, più o meno nello stesso periodo; le conchiglie perforate trovate nel nord di Israele, che possono essere state indossate come orecchini o ciondoli, risalenti a ben 160.000 anni fa. 

LO SAPEVI CHE... oltre al collezionismo ci sono prove crescenti che centinaia di migliaia di anni fa i nostri antenati preistorici hanno imparato a riciclare gli oggetti che usavano nella loro vita quotidiana. Dalle grotte in Spagna e Nord Africa a siti in Italia e Israele, come la grotta Tanur, che si trova nell'area del Carmelo vicino a Tel Aviv, gli archeologi hanno trovato strumenti riciclati da anniGli studiosi concordano sul fatto che il riciclaggio sistematico potrebbe essere iniziato circa mezzo milione di anni fa. Nella grotta di Qesem, un sito vicino a Tel Aviv risalente tra 420mila e 200mila anni fa, Gopher e Barkai hanno scoperto schegge di selce che erano state rimodellate in piccole lame per tagliare la carne, una forma primitiva di posate. Gli scienziati hanno vari modi per determinare se uno strumento è stato riciclato. Possono trovare prove dirette del ritocco e del riutilizzo, oppure possono guardare la patina dell'oggetto - uno scolorimento progressivo che si verifica una volta che la pietra è esposta agli elementi. Le differenze nella patina indicano che un nuovo strato di materiale è stato esposto centinaia o migliaia di anni dopo la prima incarnazione dello strumento.

Già nel 2018, gli archeologi israeliani avevano riferito della scoperta di oggetti apparentemente inutili nella grotta di Qesem, risalenti a 300.000 anni fa (Journal of Lithics Studiees). Allora furono rinvenute ben 17 pietre, portate lì non dall’Homo sapiens, (sebbene altre ricerche abbiano indicato che anatomicamente i Sapiens moderni stavano iniziando ad emergere, come testimonia il teschio trovato a Jebel Irhoud, in Marocco dello stesso periodo). 

Foto ©Pavel Shrago

Alcune delle pietre di Qesem sono rotonde e bianche, simili a uova di uccelli. Altre sono rosso scarlatto, come un pezzo di carne vivente. Altre ancora sono lucide e multicolori, attraversate da vene minerali traslucide. L'unica cosa che hanno in comune questi graziosi ciottoli trovati nel sito preistorico nel cuore di Israele è che non hanno alcuna utilità apparente. Gli archeologi pensano che siano state raccolte dagli ominidi della preistoria per il loro valore estetico, suggerendo che «la linea Homo ha sviluppato complessità comportamentali, raccogliendo cianfrusaglie accattivanti ma inutili, prima di quanto ipotizzato. Gli ominidi avrebbero preso strumenti di pietra realizzati millenni prima, alcuni dei quali erano meravigliosamente patinati, lucidati con rivestimenti minerali, e li avrebbero rielaborati in nuovi utensili mantenendone la bellezza», spiega Ella Assaf, docente presso il Dipartimento di Archeologia e Culture del Vicino Oriente Antico dell'Università di Tel Aviv. Sebbene sia raro trovare un numero così elevato di oggetti raccolti nello stesso sito preistorico, i ciottoli di Qesem non sono probabilmente il caso più antico di ominidi che mostrano sensibilità estetica. 

©Andrew Heavens (Reuters)

Già negli anni ‘60, la famosa paleoantropologa Mary Leakey identificò pietre non modificate che furono raccolte uno o due milioni di anni fa nei siti di Olduvai Gorge, in Tanzania. I ricercatori ipotizzano che un ritrovamento ancora più antico, il ciottolo Makapansgat del Sud Africa, potrebbe essere stato raccolto tre milioni di anni fa perché somigliava a un volto, rappresentando il primo esempio di pensiero simbolico ed estetico. Vale la pena aggiungere che il ciottolo Makapansgat era costituito da diasperite ed è stato trovato accanto ad alcuni resti di Australopithecus, a decine di chilometri da dove avrebbe potuto originarsi naturalmente.

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