LA BIBBIA DEL DIAVOLO


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Il "Codex Gigas", noto anche come “La bibbia del diavolo", è il più grande e probabilmente uno dei più bizzarri manoscritti medievali del mondo. Leggende oscure circondano le sue origini e il ritratto a tutta pagina di quello che è considerato il diavolo accresce la sua aria di mistero. Ma di cosa si tratta veramente? È così grande che ci sono volute più di 160 pelli di animali per farlo ed è così pesante che sono necessarie due persone per sollevarlo. Misura 91 centimetri di altezza, 50,5 centimetri di larghezza, con uno spessore di quasi 23 centimetri, e pesa 75 chili. L'uniformità della scrittura, suggerisce il lavoro di un amanuense, presumibilmente un monaco del XIII secolo che viveva in Boemia, che la leggenda vuole fosse stato murato vivo per aver violato i suoi voti. Per riscattarsi da morte certa, fece un patto con il diavolo: se avesse scritto in una sola notte un libro pieno di conoscenze gli sarebbe stata concessa la libertà. Non è noto quando sia iniziata questa leggenda, ma si sospetta sia stata una propaganda religiosa. Originariamente, le pagine, di pergamena, erano 320. Dieci, però, sono state rimosse. Si ritiene fossero la “Regola” di San Benedetto, una guida per vivere la vita monastica nel VI secolo. ll “Codex Gigas” contiene una traduzione latina, completa, della Bibbia, per un totale di cinque testi principali: l'Antico Testamento; “Le Antichità Giudaiche” di Giuseppe Flavio (I secolo d.C); la “Encyclopedia Etymologiae” di Isidoro di Siviglia (VI secolo d.C.); una raccolta di opere di medicina di Ippocrate, Teofilo e altri; il Nuovo Testamento, e “Le Cronache di Boemia” di Cosma di Praga (1050 d.C.). Sono inclusi anche alcuni manoscritti, con le più famose formule di esorcismo, incluse formule magiche, e un calendario con una lista di santi e di personaggi influenti della Boemia. Molti dei disegni che lo decorano, illustrazioni e miniature, sono impressionanti, ma i più famosi sono le pagine complete del diavolo e della Città Celeste, che si fronteggiano. 

Il Diavolo è raffigurato come una grande figura mostruosa che occupa l'intero Inferno. È disegnato con grandi artigli, le braccia distese, corna a punta, piccoli occhi, la testa “verde” e due lunghe lingue di fuoco. Si mostra accucciato tra due grandi torri e indossa un lembo di ermellino, materiale genericamente utilizzato dai reali. Anche se i ritratti del Diavolo erano un evento comune nell'arte medievale, la sua rappresentazione nel “Codex Gigas” si distingue per presentarlo tutto da solo su una pagina di grandi dimensioni. Di fronte al diavolo c'è una rappresentazione a tutta pagina della città celeste, distribuita su più livelli e con due grandi torri rosse come sfondo. Nel testo, c'è una nota in cui si afferma che il manoscritto era custodito dai monaci di Podlažice nel monastero di Sedlec nel 1295. Rodolfo II lo portò a Praga nel 1594. Dopo l'assedio che pose fine della Guerra dei Trent'anni nel 1648, il manoscritto finì in mani svedesi. Nel 1877 il Codex Gigas divenne parte della collezione della Biblioteca Nazionale di Svezia a Stoccolma.