LA CROCIFISSIONE E LE ARCONTESSE


dal' autore di Sogni d'immortalità. Gnosticismo e alchimia

Ezio Albrile, 25 Luglio

approfondimenti su Fenix

Scoperta dallo studioso italiano di gnosi Ezio Albrile, in un salterio miniato conservato alla Biblioteca municipale di Besançon, il cosiddetto “Salterio di Bonmont” (Ms. 54), al foglio 15v troviamo un’inquietante rappresentazione della crocifissione, dove ai legionari romani si è sostituito un manipolo di donne inferocite. Un Gesù sofferente è circondato da sei dame - tre per lato - in abiti sgargianti, di cui quattro intente a martoriarne il corpo; due in alto che si librano a mo’ di angeli e una in basso, brandendo dei mazzuoli inchiodano mani e piedi alla croce, la quarta in vesti verdi e mantello marrone, indiademata, prende il posto del centurione Longino, e con la lancia trafigge il costato del Salvatore. Dalla ferita zampilla un fiotto di sangue che un’altra dama, sempre indiademata e vestita di blu, raccoglie in un calice. I fanatici delle storie evangeliche possono pensare che si tratti della Maddalena e che il calice figuri il Sacro Graal, ma si tratta di illazioni. Una sesta donna sta in piedi in basso a destra, il volto apparentemente velato, nella mano destra regge una sorta di vessillo e nella sinistra forse due contenitori; abbigliata in grigio, di sotto la tunica fuoriesce la testa insanguinata di una capra, forse allusiva al “capro sacrificale” ebraico oppure alla costellazione del Capricorno, asterismo che segna la nascita (fittizia) di Gesù Sol invictus. La scenetta ripropone al femminile il motivo evangelico della morte di Gesù, con alcune specificità. Tranne la dama intenta a raccogliere nel calice il sangue cristico, le altre figure femminili appaiono totalmente ostili, versioni negative degli Angeli che le tradizioni apocrife vogliono presenti alla crocifissione, cioè i “Principati e Potestà” di cui si parla in Efesini 6,12. È noto che l’angelologia medievale si basa essenzialmente sulla Gerarchia celeste dello Pseudo-Dionigi Areopagita. Il primo a utilizzare l’opera in Occidente fu Gregorio Magno, il quale ne venne a conoscenza durante il soggiorno a Costantinopoli. Solo molto più tardi la versione latina di Scoto Eriugena la rese fruibile a una più larga cerchia di lettori. Seguendo i moduli dell’ultimo neoplatonismo, lo Pseudo-Dionigi elaborò una gerarchia angelica configurata in tre triadi: Serafini, Cherubini e Troni, cui facevano seguito Dominazioni, Virtù e Potestà, e infine Principati, Arcangeli e Angeli. La “gerarchia” è l’ordine degli angeli determinata dal grado di assimilazione a Dio = Sole o “deificazione”, l’ultimo livello, quello degli Angeli propriamente detti, porta una serie di colori (bianco, rosso, giallo, verde) entro i quali si differenziano i vari cieli. Va da sé che il codice cromatico utilizzato dalle nostre malefiche dame rientra nei canoni angelologici, ma volto al demoniaco. Nei Padri della Chiesa, gli angeli abitano il cielo delle stelle, cioè la regione superiore dell’etere (aithēr), detto anche pempton stoicheion, “quinto elemento” o pemptē ousia, la “quintessenza divina del cielo”, la stellaris essentiae. Là ascenderanno anche i corpi resuscitati dei santi, che perciò saranno assimilati agli angeli . Il “puro etere”, essenza stellare, è ritenuto un soffio infuocato, simile allo pneuma vivificatore dell’anima, quindi il corpo degli angeli è igneo, di qui la rappresentazione degli angeli nel colore rosso del fuoco. Indicando anche con ciò la loro vicinanza al Sole, astro che incarna l’agire divino nel mondo. Il colore muta in ragione della vicinanza con la sfera sublunare, regno degli Angeli malefici, nei miti gnostici chiamati “Arconti”, i Vigilanti decaduti dell’apocalittica giudaica. Cinque “Arcontesse” sono in particolare intente a vessare il corpo del Cristo. È bene precisare come la pentade sia un simbolo comune nella mentalità gnostica. Così il “Secondo Libro di Ieu” menziona più volte il “mistero dei cinque alberi del tesoro luminoso” al quale si accede tramite il sigillo e la pronuncia del “grande nome”. La croce è ovviamente l’albero cosmico al quale è appeso il Cristo. In ogni caso al pittore della nostra miniatura non credo interessassero molto queste elucubrazioni filosofiche, se non figurare la scena della crocifissione con una nuova e inedita compagine demoniaca femminile.